Ci sono cose che non si riescono a dire. Restano sospese nell'aria di una casa, passano da una madre a una figlia senza mai prendere la forma di una parola. In Ascolta i fiori dimenticati — miniserie Prime Video del 2023, tratta dal romanzo di Holly Ringland e illuminata dalla presenza di Sigourney Weaver — quelle cose indicibili trovano una voce nei fiori. Ogni fiore, nella tenuta di June Hart, custodisce un significato; e quel linguaggio silenzioso diventa il modo in cui generazioni di donne provano a dire ciò per cui non hanno parole.

La storia è quella di Alice, sopravvissuta da bambina a un incendio in cui perde i genitori e accolta nel vivaio della nonna in mezzo al paesaggio sterminato dell'Australia. La serie però non si ferma al racconto della sofferenza di Alice: va più a fondo, scavando nella storia della famiglia, portando in primo piano la storia di una ferita che non appartiene solo a lei, di una violenza che si ripete nel tempo sia nella sua famiglia che in quella di altre donne. La tenuta dove vive la nonna è infatti un rifugio per molte donne con storie profondamente diverse, ma che hanno in comune il dolore della violenza, la necessità di un posto sicuro e il desiderio di ricominciare una vita dalle proprie ceneri, e, a volte, non solo dalle loro.

La dott.ssa Beltrame ci porterà alla scoperta di questa serie TV facendoci capire che non si tratta soltanto di un dramma familiare, ma diventa il ritratto di qualcosa che la psicologia conosce bene: il trauma che non si esaurisce in chi lo vive, ma attraversa le generazioni. Si chiama trauma transgenerazionale, ed è il filo rosso — anzi, rosso fuoco — che lega ogni petalo di questa storia.

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Quando il dolore si tramanda: il trauma transgenerazionale

L'intuizione più profonda della serie è che il trauma di Alice non comincia con lei. Viene da prima: dalla madre, e da chi c'era prima della madre. È esattamente ciò che gli psicologi chiamano trasmissione intergenerazionale del trauma: il dolore di una generazione che si deposita nella successiva, spesso senza che nessuno lo racconti apertamente.

Il trauma si trasmette attraverso due strade, dicono le ricerche.

Una è comportamentale e relazionale: i silenzi, le narrazioni spezzate, le paure trasmesse senza parole, i modi di amare e di temere appresi guardando chi ci ha cresciuti. Un genitore segnato da un trauma non elaborato lo comunica nei gesti, nelle assenze, nelle reazioni sproporzionate.

L'altra strada, sorprendente, è biologica: gli studi più recenti di epigenetica mostrano che esperienze traumatiche estreme possono lasciare tracce nell'espressione dei geni, con una maggiore vulnerabilità ai disturbi stress-correlati nei discendenti.

In Ascolta i fiori dimenticati i segreti di June sono nati per proteggere Alice. Ma è proprio il non detto a perpetuare la ferita: ciò che non viene nominato non può essere elaborato, e così si ripete. Il silenzio è deleterio non solo per Alice che percepisce il dolore in sè e nella propria famiglia ma non riesce a vederlo e a dargli un nome, ma anche per June, che non potendone parlare non lo rielabora e non può superarlo, portandosi dentro un peso così grande da condizionare le sue reazioni e di conseguenza i suoi rapporti.

È una dinamica che incontro spesso: famiglie in cui un dolore antico viene custodito nel silenzio, credendo di risparmiarlo ai più giovani, e invece consegnandolo loro intatto e amplificato. Lavorare su questi nodi è uno dei compiti della psicoterapia, molto utile è quella familiare, che aiuta a portare alla luce ciò che è rimasto sepolto e a interrompere la catena.

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Dalla ferita individuale al trauma collettivo

C'è un secondo livello, ancora più ampio, che la serie tocca con delicatezza. Le donne che trovano rifugio nella tenuta non condividono solo un destino personale: condividono un'esperienza collettiva, quella della violenza di genere. E tra loro ci sono donne aborigene, eredi di un trauma storico che va oltre le singole biografie.

Quando il trauma riguarda un intero gruppo

La psicologia distingue il trauma individuale da quello collettivo: quest'ultimo colpisce interi gruppi accomunati da un'esperienza di oppressione o violenza, e si tramanda nel tempo. Non è un caso che proprio sulle popolazioni aborigene australiane gli studiosi abbiano documentato come la violenza subita generazioni fa — sradicamento, abusi, perdita di identità culturale — abbia prodotto, lungo l'arco di più generazioni, un aumento di sofferenza, dipendenze e violenza intra-familiare. La serie, ambientata in quella terra, porta su di sé anche questa eco.

Eppure il messaggio della storia non è di condanna e di vittimismo. I fiori che rinascono dopo il fuoco dicono un'altra cosa: che da una ferita può nascere qualcosa. È un'idea vicina alla filosofia del kintsugi, l'arte giapponese di valorizzare le ferite emotive riparando le fratture con l'oro invece di nasconderle. Il trauma non si cancella, ma si può integrare nella propria storia, trasformandolo da condanna a parte di sé. È questo, in fondo, il senso della resilienza che la serie celebra.

  Il trauma si può elaborare

Esistono percorsi specifici e validati per affrontare le esperienze traumatiche e uno dei più efficaci è l'EMDR

Come si spezza la catena del trauma

La domanda che la serie lascia aperta è la più importante: si può interrompere questa eredità di dolore? La risposta, sia nella storia sia nella psicologia clinica è la stessa: sì. Ma serve attraversare alcuni passaggi, anche dolorosi.

Il primo passo è rompere il silenzio. Finché il trauma resta innominato, continua ad agire nell'ombra. Trasformare il vissuto in parole — con sé stessi, con la famiglia, con un professionista — è ciò che permette di guardarlo invece di subirlo. Questo significa dare alla sofferenza una nuova forma, elaborare per dare al trauma un senso e riappropriarci del significato profondo del vissuto nostro e dei nostri antenati. Parlando di ciò che è nascosto nel nostro passato riusciamo non solo a metterlo a fuoco, ma anche, con il tempo, a dargli un significato e a legarlo a dei meccanismi interni che abbiamo assimilato. In questo modo riusciamo a superare un vissuto che porta anche a dei comportamenti disfunzionali nella vita di tutti i giorni.

Riconoscere cosa è nostro e cosa abbiamo ereditato

Un lavoro prezioso è distinguere il proprio vissuto da ciò che si è ricevuto in eredità. Molte persone portano paure, sensi di colpa o modi di stare nelle relazioni che, a guardarli bene, non nascono dalla loro vita ma da quella di chi le ha precedute. Riconoscerlo è liberatorio: permette di smettere di sentirsi sbagliati e di iniziare a scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare.

Infine, c'è il tema delicatissimo di cosa fare del dolore ricevuto. Può essere estremamente liberatorio cercare di andare oltre e dimenticare, ma è qualcosa di talmente radicato in noi da essere estremamente difficile da accettare. Il trauma intergenerazionale può anche causare molta rabbia e frustrazione e ognuno deve trovare le proprie strategie e i propri tempi per farci i conti.

Per alcune persone, però, a un certo punto del percorso, può aprirsi anche la possibilità della cura del perdono  non come obbligo morale, ma come atto di liberazione da un peso. È il fiore che cresce sulla cenere: non nega l'incendio, ma sceglie comunque di sbocciare.

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La violenza di genere si può bloccare

Ascolta i fiori dimenticati è più di una storia di violenza e resilienza femminile: è il ritratto di come il trauma attraversi le generazioni, attraverso i silenzi, le dinamiche familiari e perfino, dicono le ricerche, l'espressione dei nostri geni. La violenza di genere che racconta ha radici individuali, familiari e collettive. Ma la serie ci ricorda anche che la catena si può spezzare dando un nome a ciò che è stato taciuto, distinguendo ciò che è nostro da ciò che abbiamo ereditato, e scegliendo — come i fiori dopo il fuoco — di trasformare la ferita invece di tramandarla.

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Domande frequenti sul trauma transgenerazionale e su Ascolta i fiori dimenticati

Che cos'è il trauma transgenerazionale?

Il trauma transgenerazionale è la trasmissione degli effetti di un trauma da una generazione all'altra. Può avvenire attraverso dinamiche familiari, silenzi, modelli relazionali e, secondo alcune ricerche sull'epigenetica, anche tramite modificazioni biologiche che aumentano la vulnerabilità allo stress.

Qual è la differenza tra trauma intergenerazionale e trauma transgenerazionale?

Il trauma intergenerazionale riguarda il passaggio del trauma ai figli e ai nipoti, mentre il trauma transgenerazionale si estende anche alle generazioni successive che non hanno vissuto direttamente l'evento traumatico. Nella pratica clinica i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi.

Di cosa parla Ascolta i fiori dimenticati?

Ascolta i fiori dimenticati racconta la storia di Alice Hart, ma affronta soprattutto i temi della violenza di genere, dei segreti familiari e del trauma che si trasmette tra le donne della stessa famiglia nel corso delle generazioni.

Si può interrompere la trasmissione del trauma?

Sì. Riconoscere il trauma, parlarne e intraprendere un percorso psicologico permette di interrompere la trasmissione del dolore tra le generazioni. Approcci come la psicoterapia familiare e l'EMDR possono essere particolarmente efficaci.

Perché i fiori hanno un ruolo così importante nella serie?

Nella serie i fiori rappresentano un linguaggio simbolico che permette di esprimere emozioni e traumi difficili da raccontare. Diventano il simbolo della possibilità di dare un significato al dolore e iniziare un percorso di elaborazione.

È possibile liberarsi da un trauma che arriva dal passato familiare?

Con il supporto di uno psicologo puoi elaborare il dolore ereditato e costruire nuovi equilibri, online o dal vivo.