- Il significato della Giornata del 26 giugno e perché è importante
- Perché i giovani sono particolarmente vulnerabili
- Segnali di allarme: come riconoscere l'uso di sostanze
- Prevenzione: il ruolo della famiglia e della scuola
- Supporto psicologico: cosa fare se sospetti che tuo figlio usi sostanze
- Domande frequenti sulla Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe
- Riconoscere il disagio in tempo può cambiare il futuro di un ragazzo.
Ogni anno, il 26 giugno, il mondo si ferma per riflettere su una delle sfide più complesse della nostra epoca: l'abuso di sostanze stupefacenti. La Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe e il traffico illecito, istituita dalle Nazioni Unite nel 1987, non è solo un momento di sensibilizzazione, ma un'opportunità per guardare oltre i numeri delle statistiche e riconoscere i volti, le storie e le vulnerabilità che si nascondono dietro la dipendenza.
Nel suo lavoro con adolescenti e giovani adulti la Dott.ssa De Gaspari osserva quotidianamente come l'uso di sostanze sia raramente una scelta isolata, ma spesso la risposta disfunzionale a un disagio più profondo: solitudine, ansia, trauma, vuoto esistenziale, pressione sociale. La droga diventa un tentativo, per quanto autodistruttivo, di gestire emozioni insostenibili o di riempire spazi interiori che sembrano impossibili da colmare altrimenti.
Negli ultimi anni, inoltre, si è abbassata l'età del primo contatto con alcune sostanze e si è diffusa una maggiore normalizzazione dell'uso tra i giovani, soprattutto attraverso i social network e alcuni contesti di gruppo. Questo rende ancora più importante il ruolo preventivo degli adulti di riferimento.
Il significato della Giornata del 26 giugno e perché è importante
La Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe nasce con un duplice obiettivo: rafforzare l'azione e la cooperazione per raggiungere una società libera dall'abuso di droghe, e aumentare la consapevolezza globale sul problema delle droghe illecite e sui rischi per la salute e la sicurezza.
Questa giornata ci ricorda che la dipendenza da sostanze non è solo un problema individuale o familiare, ma una questione di salute pubblica che richiede risposte coordinate a livello sanitario, educativo, sociale e politico. I dati parlano chiaro: milioni di persone nel mondo fanno uso di sostanze stupefacenti, e le conseguenze ricadono non solo sui diretti interessati ma sull'intera comunità in termini di costi sanitari, disagio sociale e vite spezzate.
Dal punto di vista psicologico, questa giornata è un'occasione per spostare la narrazione dalla criminalizzazione alla comprensione, dallo stigma al supporto. Chi usa sostanze non è semplicemente qualcuno che ha fatto scelte sbagliate, ma spesso una persona che sta cercando di sopravvivere a un dolore che non riesce ad affrontare diversamente.
Parlare di prevenzione significa anche promuovere salute mentale, educazione emotiva e reti relazionali sane. Intervenire precocemente sul disagio psicologico riduce il rischio che le sostanze vengano utilizzate come forma di fuga o automedicazione.

Perché i giovani sono particolarmente vulnerabili
L'adolescenza e la giovane età adulta rappresentano i periodi di maggiore vulnerabilità rispetto all'iniziazione all'uso di sostanze. Questa vulnerabilità ha radici sia neurologiche che psicosociali.
Sviluppo cerebrale incompleto
Il cervello adolescente è ancora in fase di maturazione, in particolare la corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi, della valutazione dei rischi e della pianificazione a lungo termine. Questo rende i giovani più propensi a comportamenti impulsivi e meno capaci di anticipare le conseguenze negative delle proprie azioni. Il sistema di ricompensa cerebrale, al contrario, è già pienamente sviluppato e iperattivo, rendendo le esperienze piacevoli particolarmente intense e ricercate.
Pressione dei pari e bisogno di appartenenza
L'adolescenza è il periodo in cui il gruppo dei pari assume un'importanza centrale nell'identità del ragazzo. Il bisogno di essere accettati, di non sentirsi esclusi, di apparire coraggiosi o trasgressivi può spingere all'uso di sostanze anche ragazzi che razionalmente ne conoscono i rischi. Il rifiuto di una proposta di uso può essere percepito come un rifiuto del gruppo stesso, creando un conflitto interno difficile da gestire.
Ricerca di identità e sperimentazione
Gli adolescenti sono naturalmente orientati alla sperimentazione come parte del processo di costruzione della propria identità. Testare limiti, provare esperienze nuove, sfidare l'autorità sono comportamenti evolutivamente normali. Il problema sorge quando questa sperimentazione incontra sostanze che creano dipendenza fisica e psicologica, trasformando un comportamento esplorativo in una trappola.
Disagio emotivo e mancanza di strumenti di coping
Molti giovani che iniziano a usare sostanze stanno attraversando momenti di sofferenza psicologica: ansia, depressione, traumi, conflitti familiari, bullismo, insicurezze identitarie. In assenza di strumenti emotivi adeguati per gestire questi stati, la sostanza diventa un'automedicazione, un modo rapido per spegnere il dolore o per sentirsi diversi da come ci si sente normalmente.
Social media e percezione alterata del rischio
Alcuni contenuti online possono trasmettere un'immagine distorta e banalizzata dell'uso di droghe, associandolo a divertimento, successo sociale o trasgressione “senza conseguenze”. Gli adolescenti, soprattutto se fragili o in cerca di approvazione, possono essere influenzati da questi modelli e percepire l'uso come qualcosa di normale o innocuo.
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Segnali di allarme: come riconoscere l'uso di sostanze
Riconoscere precocemente l'uso di sostanze può salvare vite. Tuttavia, è importante non cadere nella trappola del sospetto ingiustificato che danneggia la relazione di fiducia. I segnali da osservare includono cambiamenti comportamentali, fisici, scolastici e relazionali che persistono nel tempo e si accumulano.
Cambiamenti comportamentali
- Isolamento sociale progressivo, ritiro dalle attività che prima piacevano
- Cambiamenti drastici nel gruppo di amici, soprattutto se il nuovo gruppo è associato a comportamenti a rischio
- Aumento della segretezza, menzogne frequenti su dove si è stati o cosa si è fatto
- Richieste inusuali di denaro o scomparsa di oggetti di valore da casa
- Oscillazioni dell'umore marcate e inspiegabili, irritabilità, aggressività
Segnali fisici
- Occhi arrossati, pupille dilatate o ristrette in modo anomalo
- Cambiamenti nell'aspetto fisico: trascuratezza nell'igiene personale, perdita o aumento improvviso di peso
- Alterazioni del sonno: insonnia persistente o sonnolenza eccessiva
- Problemi di coordinazione, tremori, eloquio confuso
- Odori inusuali su vestiti, in camera o in macchina
Rendimento scolastico e lavorativo
- Calo improvviso dei voti o delle prestazioni lavorative
- Assenze frequenti, ritardi, scarsa motivazione
- Problemi di concentrazione e memoria
Cambiamenti emotivi da non sottovalutare
- Senso di apatia o mancanza di interesse verso il futuro
- Aumento dell'ansia o degli attacchi di rabbia
- Bassa autostima e autosvalutazione frequente
- Frasi ricorrenti di disperazione, vuoto o inutilità
È fondamentale ricordare che questi segnali, presi singolarmente, possono avere altre spiegazioni. Ecco perché diventa fondamentale riconoscere i segnali della dipendenza da sostanze, per poter poi fare una valutazione globale considerando il contesto complessivo della vita del malato.

Prevenzione: il ruolo della famiglia e della scuola
La prevenzione più efficace non si basa sulla paura o sulla proibizione, ma sulla costruzione di fattori protettivi che rendono il giovane meno vulnerabile.
Comunicazione aperta e non giudicante
Create uno spazio in cui vostro figlio si senta sicuro di parlare di qualsiasi cosa, incluso l'uso di sostanze, senza temere giudizi distruttivi o punizioni eccessive. Non significa approvare comportamenti a rischio, ma stabilire un canale di dialogo che rimanga aperto anche quando emergono problemi. Se il ragazzo sa che può parlare con voi, avrà un'ancora a cui aggrapparsi nei momenti difficili.
Educazione sui rischi basata su fatti, non su allarmismi
I giovani hanno accesso a una quantità enorme di informazioni, spesso contraddittorie o fuorvianti. Fornite informazioni accurate sui reali effetti delle sostanze, senza esagerazioni che verrebbero percepite come non credibili, ma senza minimizzare i rischi reali. Parlate di come le droghe alterano il cervello, creano dipendenza, possono rovinare opportunità future.
Sviluppo di competenze emotive e sociali
Aiutate i ragazzi a sviluppare strategie sane per gestire stress, ansia, tristezza, rabbia. Insegnate loro a riconoscere e nominare le emozioni, a cercare aiuto quando si sentono sopraffatti, a trovare attività che li facciano stare bene senza ricorrere a sostanze. Sport, arte, musica, volontariato possono essere potenti fattori protettivi.
Monitoraggio attento ma rispettoso
Conoscete gli amici di vostro figlio, le loro famiglie, i luoghi che frequenta. Stabilite regole chiare su orari, uscite, comportamenti accettabili. Questo non significa controllo oppressivo, ma presenza interessata e attenta. I ragazzi hanno bisogno di libertà ma anche di contenimento.
Modello genitoriale coerente
I comportamenti parlano più delle parole. Se i genitori abusano di alcol, farmaci o altre sostanze, il messaggio implicito che passa è che le sostanze sono una soluzione accettabile per gestire la vita. La coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa è fondamentale.
L'importanza della rete educativa
Famiglia, scuola, allenatori, educatori e professionisti dovrebbero lavorare in rete per cogliere precocemente i segnali di disagio. Un ragazzo che si sente visto, ascoltato e sostenuto sviluppa maggiori risorse per affrontare le difficoltà senza ricorrere alle sostanze.
Vuoi rafforzare il legame con tuo figlio adolescente?
La terapia familiare può aiutare a costruire dialogo e fiducia.
Supporto psicologico: cosa fare se sospetti che tuo figlio usi sostanze
Scoprire o sospettare che il proprio figlio faccia uso di sostanze genera una tempesta emotiva: paura, rabbia, senso di colpa, vergogna. È normale. Ma è fondamentale non lasciare che queste emozioni guidino le vostre azioni.
Non reagire d'impulso: Prima di affrontare il ragazzo, prendete tempo per elaborare le vostre emozioni. Parlare in preda alla rabbia o al panico può chiudere definitivamente il canale comunicativo.
Scegliere il momento giusto: Affrontate la conversazione quando siete entrambi calmi e avete tempo per parlare senza interruzioni. Non durante una lite o quando il ragazzo è sotto effetto di sostanze.
Esprimere preoccupazione, non accusa: Invece di accusare, esprimete le vostre preoccupazioni in prima persona: Sono preoccupato per te perché ho notato questi cambiamenti piuttosto che Sei un drogato.
Ascoltare senza giudicare: Date al ragazzo la possibilità di esprimersi. Cercate di capire cosa lo ha spinto all'uso: noia, pressione dei pari, dolore emotivo, curiosità. La comprensione non significa approvazione, ma è il primo passo per aiutare davvero.
Cercare aiuto professionale:
Non provate a gestire tutto da soli. Coinvolgete professionisti: psicologi, psicoterapeuti specializzati in adolescenza e dipendenze, servizi territoriali per le dipendenze, medici. L'intervento precoce aumenta significativamente le possibilità di recupero.
È importante ricordare che l'uso di sostanze spesso si accompagna ad altre forme di disagio adolescenziale, come ad esempio il cutting in adolescenza, i comportamenti autolesivi, o l'abuso di sostanze, che sono messaggi di sofferenza che meritano ascolto e cura professionale.
Non potete forzare un adolescente a cambiare se non è pronto, ma potete creare le condizioni che rendono più probabile che cerchi aiuto: mantenete aperto il dialogo, stabilite confini chiari sulle conseguenze dell'uso, cercate supporto per voi stessi, coinvolgete figure di riferimento che il ragazzo rispetta.
Anche quando il ragazzo minimizza o nega il problema, è importante che gli adulti continuino a mantenere una presenza stabile, coerente e disponibile. Sentirsi accolti senza essere giustificati aiuta gli adolescenti a sviluppare maggiore consapevolezza del proprio comportamento.
A volte i genitori devono iniziare la terapia anche senza il figlio, per imparare a gestire la situazione.
Domande frequenti sulla Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe
Perché esiste la Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe?
La Giornata Internazionale contro l'abuso di droghe esiste per sensibilizzare sui rischi legati all'uso di sostanze, promuovere la prevenzione e rafforzare la cooperazione contro il traffico illecito. È stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1987.
A che età i ragazzi sono più a rischio di iniziare a usare droghe?
I ragazzi sono più a rischio tra i 12 e i 25 anni. L'adolescenza è una fase vulnerabile perché il cervello è ancora in sviluppo e la pressione del gruppo può aumentare la probabilità di sperimentare sostanze.
Come posso parlare di droghe con mio figlio senza spaventarlo?
Per parlare di droghe con tuo figlio è utile usare un tono calmo, informativo e non giudicante. Fornisci informazioni realistiche, ascolta le sue opinioni e mantieni aperto il dialogo nel tempo.
Se mio figlio ha provato cannabis, significa che diventerà dipendente?
No, provare cannabis non significa automaticamente sviluppare una dipendenza. Tuttavia, l'uso in adolescenza può aumentare i rischi per lo sviluppo cerebrale e può indicare un disagio da monitorare.
La dipendenza è una malattia o una scelta?
La dipendenza è riconosciuta come una malattia cronica del cervello. Anche se l'inizio dell'uso può dipendere da scelte personali, la dipendenza altera i circuiti cerebrali legati al controllo e rende difficile smettere senza aiuto.
Riconoscere il disagio in tempo può cambiare il futuro di un ragazzo.
Con il sostegno di uno psicologo è possibile comprendere il problema e trovare nuove strategie per affrontarlo. Scopri i professionisti disponibili online e in presenza.



















