Alice, la protagonista del romanzo di Lewis Carroll pubblicato nel 1865, si infila in una tana di coniglio senza pensare a come ne uscirà, perde il filo dei propri pensieri a metà frase, e vive il tempo con una libertà che manda in crisi tutti quelli che incontra. 

Come ci racconta la dott.ssa Beltrame, Carroll non aveva alcuna diagnosi in mente, a quel tempo la ADHD non era conosciuta, ma l’autore poteva osservare come funziona una mente curiosa, veloce, che fatica a stare dentro un unico binario — un'esperienza che la letteratura ha sempre saputo raccontare meglio di quanto le classificazioni cliniche, arrivate dopo, siano riuscite a definire con altrettanta vivacità.

Lewis Carroll, pseudonimo del matematico e logico Charles Lutwidge Dodgson, costruisce Wonderland come uno spazio dove la logica adulta smette di funzionare, e dove la mente di una bambina curiosa diventa l'unica bussola possibile.

Chi è Alice, e perché è un personaggio prima della sua epoca

Alice non è la classica eroina ottocentesca compassata: si annoia facilmente, agisce prima di valutare le conseguenze, si lascia guidare da quello che cattura la sua attenzione in quel momento — un coniglio con il panciotto e l'orologio, un tavolo pieno di bottigliette con etichette misteriose, una porta troppo piccola per passarci.

La cronologia aiuta a restare onesti. Quando Carroll scrisse Alice, il concetto clinico che oggi chiamiamo ADHD non esisteva ancora in nessuna forma. Il riferimento più vicino nel tempo, Der Struwwelpeter ("Pierino Porcospino") dello psichiatra tedesco Heinrich Hoffmann, con il suo personaggio di Filippo il dondolone, risale al 1845 — venti anni prima di Alice — ed è comunque un libro per bambini, non un testo clinico. La prima descrizione scientifica di un quadro simile arriverà solo nel 1902, quasi quarant'anni dopo, quando il pediatra britannico George Still terrà le sue lezioni sulla "carenza del controllo morale" nei bambini davanti al Royal College of Physicians di Londra.

Perché il parallelo resta comunque utile

Anche se Carroll non stava descrivendo un disturbo, la sua Alice cattura con precisione un'esperienza soggettiva che oggi la psicologia conosce bene: la sensazione di avere una mente che corre più veloce del contesto in cui si trova, e che fatica ad adattarsi a regole pensate per un ritmo diverso dal proprio. È per questo che personaggi come Alice, nati molto prima della diagnosi, vengono ancora oggi letti — con cautela — come specchi utili: non per etichettare un'opera del passato, ma per dare parole a un'esperienza che i lettori di oggi riconoscono.

Questo tipo di lettura non è nuovo né esclusivo dell'ADHD: la critica letteraria applica da sempre categorie contemporanee a opere del passato, dalla psicoanalisi applicata ai miti classici alle letture femministe di romanzi ottocenteschi. Il rischio, in tutti questi casi, è scambiare uno strumento di lettura per un fatto storico. Il vantaggio, se la distinzione resta chiara, è che permette a un'opera scritta più di centocinquant'anni fa di continuare a parlare a chi la legge oggi, con un vocabolario che ai tempi di Carroll semplicemente non esisteva.

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I tratti di Alice letti con una chiave di lettura di oggi

L'impulsività: la tana del coniglio

Alice non valuta i rischi prima di infilarsi nella tana: la curiosità arriva, e l'azione la segue quasi senza spazio in mezzo. È un tratto che, nell'esperienza di molte persone con ADHD, viene descritto in modo simile: non un'incapacità di ragionare, ma un intervallo più corto tra l'impulso e l'azione, che può portare a scelte rapide, a volte brillanti, a volte difficili da spiegare a posteriori.

La distraibilità: pensieri che cambiano rotta

Nel corso del romanzo, Alice interrompe spesso i propri ragionamenti a metà, distratta da un dettaglio nuovo prima ancora di aver concluso quello precedente. Non è disattenzione nel senso comune del termine — Alice nota moltissimo, forse anche troppo — quanto una difficoltà a restare su un solo binario quando ce ne sono altri altrettanto interessanti intorno. È un'immagine che rende bene una delle caratteristiche meno comprese dell'ADHD: non è mancanza di attenzione, è un'attenzione che si sposta con più facilità di quanto il contesto richieda, non nota un solo dettaglio su cui si sofferma, ma nota più dettagli, cosa che le fa distogliere l’attenzione da quelli precedentemente osservati.

Il contrasto più efficace, nel libro, è quello con il Bianconiglio, ossessionato dall'ora e costantemente in ritardo per un appuntamento che non spiega mai fino in fondo. Alice, invece, perde la cognizione del tempo quasi per intero: al Cappellaio Matto l'orologio segna sempre le cinque, fermo, mentre lei rincorre eventi che sembrano non seguire alcuna sequenza prevedibile. È un'immagine che i clinici che si occupano di ADHD in età adulta riconoscono bene: la difficoltà a percepire il tempo che passa, e a organizzarlo in modo lineare, è uno degli aspetti più citati e meno visibili dall'esterno.

L'intensità emotiva: un pianto che diventa un mare

Uno dei momenti più citati del romanzo è quello in cui Alice piange lacrime così abbondanti da formare letteralmente un piccolo mare, in cui poco dopo lei stessa rischia di annegare. È un'iperbole narrativa, certo, ma anche un'immagine efficace di un aspetto dell'ADHD di cui si parla meno dei criteri diagnostici ufficiali: la disregolazione emotiva, cioè un'intensità delle emozioni che arriva più in fretta e in modo più profondo di quanto il contesto sembri giustificare, e che richiede più energia per essere gestita rispetto a quanto serva ad altri.

Se questa descrizione ti sembra più familiare di quanto vorresti, un percorso con un approccio cognitivo-comportamentale può aiutarti a costruire strategie su misura per organizzare tempo e attenzione, senza dover "correggere" chi sei.

Cosa può dirci Alice, senza etichettarla con una diagnosi

Il valore di leggersi in un personaggio

Il motivo per cui questi parallelismi restano utili, pur senza alcuna pretesa diagnostica, è che permettono a chi si riconosce in Alice di sentirsi meno solo, e a chi le sta vicino di intuire qualcosa di prezioso: la mente di Alice non è "rotta", è semplicemente diversa nel modo in cui esplora il mondo. È lo stesso principio che guida oggi la lettura di molte storie, passate e presenti, attraverso lo sguardo delle neurodivergenze: non per riscrivere il passato, ma per trovare parole più precise a esperienze che, prima d'ora, restavano senza nome.

Cosa fare se questi tratti pesano nella tua vita quotidiana

Riconoscersi in un personaggio è un primo passo, non un percorso completo. Se l'impulsività, la distraibilità o un rapporto complicato con il tempo interferiscono in modo continuativo con lavoro, studio o relazioni — non solo occasionalmente, come capita a chiunque — vale la pena parlarne con un professionista formato sull'ADHD, capace di valutare la situazione senza ridurla a una lista di sintomi presi da un romanzo o da un test online.

Vale la pena ricordare anche che questi tratti si presentano in modo diverso a seconda dell'età. Nei bambini spesso emergono come irrequietezza fisica evidente, difficoltà a restare seduti, interruzioni frequenti; negli adulti, e specialmente nelle donne, tendono a manifestarsi in forme più interiorizzate — una mente che corre continuamente, una fatica cronica nell'organizzare le priorità, un senso di inadeguatezza accumulato in anni di strategie di compensazione silenziose. Per questo motivo l'ADHD adulto viene riconosciuto così tardi in molte persone: non perché i tratti scompaiano crescendo, ma perché cambiano forma.

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Come lo psicologo ti aiuta a gestire i tratti tipici dell'ADHD

La psicoterapia cognitivo-comportamentale per l'ADHD in età adulta

Un percorso cognitivo-comportamentale adattato all'ADHD lavora su strategie concrete per la gestione del tempo, la pianificazione e il controllo degli impulsi, insieme a un lavoro sul senso di inadeguatezza che spesso si accumula dopo anni di difficoltà non riconosciute.

Il coaching sulle funzioni esecutive

Alcuni professionisti affiancano alla psicoterapia un lavoro più operativo sulle funzioni esecutive, come l'organizzazione, la memoria di lavoro e la gestione delle priorità, con strumenti pratici pensati su misura per il modo di funzionare della persona, non per correggerlo.

Le tecniche basate sulla mindfulness

Le pratiche di mindfulness adattate all'ADHD aiutano ad allenare la capacità di notare quando l'attenzione si è spostata, e di riportarla con gentilezza sul compito in corso, senza il giudizio severo che spesso accompagna queste difficoltà.

Il parent training, per i più piccoli

Quando i tratti compaiono nei bambini, un percorso di parent training accompagna i genitori a rispondere ai comportamenti tipici dell'ADHD in modo coerente ed efficace, riducendo la conflittualità quotidiana in famiglia.

Trova il tuo Psicologo di Base se vuoi approfondire questi tratti con un professionista, per te stesso/a o per tuo figlio/a.

Domande frequenti su Alice nel Paese delle Meraviglie e l'ADHD

Alice nel Paese delle Meraviglie parla davvero di ADHD?

No. Alice nel Paese delle Meraviglie non parla clinicamente di ADHD, perché il romanzo fu pubblicato nel 1865, prima che il disturbo venisse descritto in ambito scientifico. Il collegamento con l'ADHD è una lettura interpretativa di alcuni tratti di Alice, come impulsività, distraibilità e particolare percezione del tempo.

Da quando esiste una descrizione clinica dell'ADHD?

Una delle prime descrizioni scientifiche generalmente riconosciute di comportamenti oggi associati all'ADHD risale al 1902, con le lezioni del pediatra britannico George Still. Il precedente Der Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann, pubblicato nel 1845, viene talvolta citato come rappresentazione precoce di comportamenti simili, ma non era un testo medico.

Perché leggere un personaggio storico con una chiave psicologica moderna se non è corretto diagnosticarlo?

Una lettura psicologica moderna può aiutare i lettori a riconoscere e comprendere esperienze che all'epoca non avevano ancora un nome. Questo approccio non attribuisce una diagnosi al personaggio né un'intenzione clinica all'autore, ma utilizza l'opera come strumento di riflessione.

Quali tratti di Alice vengono associati all'ADHD in questa lettura?

I principali tratti associati all'ADHD sono l'impulsività, la facilità con cui l'attenzione si sposta da uno stimolo all'altro, il particolare rapporto con il tempo e, più in generale nell'articolo, l'intensità delle reazioni emotive.

Quando vale la pena consultare un professionista per questi tratti?

È consigliabile consultare un professionista quando impulsività, distraibilità o difficoltà nella gestione del tempo interferiscono in modo continuativo con il lavoro, lo studio, le relazioni o altre attività della vita quotidiana, e non si presentano soltanto occasionalmente.