![Dismorfia corporea sui social: quando i filtri diventano lo specchio che mente](https://www.psicologodibase.com/images/econa-article-images/794/full/1200/articolo-9-settembre-copertina.jpeg) Psicologo di Base®: Primo colloquio gratuito e i successivi 3 a 40€ ciascuno
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#  Dismorfia corporea sui social: quando i filtri diventano lo specchio che mente

 ![](https://www.psicologodibase.com/images/autori/giada-galluzzi.png)  [ Dott.ssa Giada Galluzzi ](https://www.psicologodibase.com/autori/dott-ssa-giada-galluzzi.html)    09-Set-26

1. [ Cos'è la "dismorfia da social" e cosa ha di diverso dal disturbo classico?](#cosegrave-la-dismorfia-da-social-e-cosa-ha-di-diverso-dal-disturbo-classico)

2. [ Perché filtri, selfie e algoritmi aggravano la percezione distorta di sé?](#percheacute-filtri-selfie-e-algoritmi-aggravano-la-percezione-distorta-di-seacute)

3. [ Cosa fare, e quando è il momento di chiedere aiuto?](#cosa-fare-e-quando-egrave-il-momento-di-chiedere-aiuto)

4. [ Domande frequenti sulla dismorfia corporea e i social](#domande-frequenti-sulla-dismorfia-corporea-e-i-social)

Negli ultimi anni in dermatologia e chirurgia plastica è comparso un fenomeno con un nome preciso: la "dismorfia da Snapchat" (Rajanala et al., 2018) che descrive le persone che chiedono un intervento estetico non per assomigliare a un attore o a una modella ma per assomigliare alla versione di se stesse filtrata su un'app. È un aggiornamento molto concreto di un problema che la psicologia clinica conosce da tempo: il disturbo da dismorfismo corporeo ovvero la fissazione su un difetto fisico percepito o minimo, spesso invisibile agli altri.

Gli autori della Boston University School of Medicine hanno documentato come, nella sola indagine dell'American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, la percentuale di chirurghi che riceveva richieste di interventi ispirati a selfie filtrati fosse salita dal 42% al 55% in un solo anno [(Rajanala, Maymone e Vashi, 2018)](https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30073294/).

Già Ovidio, nelle Metamorfosi (VIII d.C.), raccontava di Narciso, il giovane che si innamora della propria immagine riflessa in uno specchio d'acqua fino a non riuscire più a staccarsene. Duemila anni dopo, lo specchio è diventato uno schermo e il riflesso non è più nemmeno reale ma è un'immagine ritoccata da un algoritmo pochi istanti prima di essere condivisa.

In un suo precedente articolo la dott.ssa Galluzzi ha già spiegato cos’è il [disturbo da dismorfismo corporeo](https://www.psicologodibase.com/psicologia-e-territorio/159-vivere-male-il-rapporto-con-il-proprio-corpo-cosa-e-il-dismorfismo-corporeo.html), dai criteri diagnostici alle sue diverse forme. Oggi, invece, si concentrerà su una domanda più specifica: cosa succede quando la fonte della distorsione non è (solo) dentro di noi ma è nello schermo che teniamo in mano ogni giorno?

Se ti riconosci in questo tipo di fissazione e senti che ti sta togliendo spazio ed energie, [**un percorso di psicoterapia individuale**](https://www.psicologodibase.com/cura/psicoterapia-individuale.html) è lo spazio giusto per cominciare a parlarne con calma e senza sentirti giudicata.

## Cos'è la "dismorfia da social" e cosa ha di diverso dal disturbo classico?

### Il fenomeno "Snapchat dysmorphia"

Il termine è stato coniato nel 2018 da tre ricercatrici del Dipartimento di Dermatologia della Boston University School of Medicine (Rajanala, Maymone e Vashi, 2018). L'osservazione clinica era semplice: sempre più pazienti si presentavano dai chirurghi plastici non con la foto di un personaggio famoso ma con un proprio selfie modificato da filtri che assottigliano il naso, ingrandiscono gli occhi o uniformano la pelle. Il paragone non era più con un altro essere umano, per quanto idealizzato, ma con una versione di se stessi che non esiste.

### Non una nuova diagnosi, ma un nuovo innesco

"Dismorfia da social" non è una categoria diagnostica a sé: il disturbo da dismorfismo corporeo resta quello descritto nel DSM-5 (American Psychiatric Association, 2014). Cambia però in modo sostanziale l'innesco. Rispetto al confronto tradizionale con modelle e attori, un filtro produce un'immagine che sembra ancora "te", solo migliore e per tale motivo è più difficile riconoscerla come irraggiungibile perché porta il tuo stesso volto. È lo stesso meccanismo che alimenta, più in generale, [il rapporto tra social media e disturbi alimentari](https://www.psicologodibase.com/psicologia-e-territorio/333-social-media-immagine-corporea-disturbi-alimentari.html), un terreno su cui la ricerca degli ultimi anni si è concentrata parecchio.

![articolo 9 settembre 1](https://www.psicologodibase.com/images/articolo_9_settembre_1.png)

## Perché filtri, selfie e algoritmi aggravano la percezione distorta di sé?

### Il confronto non è più con gli altri, ma con una versione ritoccata di te stessa

Uno studio dell'Università di Nijmegen, nei Paesi Bassi, ha misurato direttamente questo effetto: 144 ragazze tra i 14 e i 18 anni sono state esposte, in condizioni sperimentali, a foto Instagram originali oppure alle stesse foto ritoccate. Chi ha visto le versioni ritoccate ha riportato un peggioramento immediato della propria immagine corporea, c’è stato un effetto più marcato tra le ragazze già inclini al confronto sociale e la cosa forse più interessante è che quasi nessuna ha riconosciuto le foto come modificate (Kleemans, Daalmans, Carbaat e Anschütz, 2018).

**→** *Se il rapporto con le foto ritoccate ha già portato a valutare interventi estetici per somigliare a una versione filtrata di te,* [***un percorso con un approccio cognitivo-comportamentale***](https://www.psicologodibase.com/approcci-psicoterapeutici/psicoterapia-cognitivo-comportamentale.html) *è, a oggi, quello con le basi scientifiche più solide per lavorare sulla percezione distorta di sé.*

### Adolescenti ed esposizione ripetuta

Due elementi rendono il problema più insidioso per chi è più giovane. Il primo è l'esposizione perché gli algoritmi dei social tendono a mostrare più spesso i contenuti con cui interagiamo e un'adolescente che si sofferma su immagini incentrate sull'aspetto fisico ne vedrà, nel tempo, sempre di più. Il secondo è la sovrapposizione con altre difficoltà legate all'immagine di sé, dalla [dipendenza da ritocchi estetici](https://www.psicologodibase.com/identita-inclusione-e-tematiche-sociali/472-dipendenza-ritocchi-estetici-perfezionismo-autostima.html) al perfezionismo legato all'autostima, che spesso si intrecciano con la dismorfia da social senza esaurirla.

![articolo 9 settembre 2](https://www.psicologodibase.com/images/articolo_9_settembre_2.png)

## Cosa fare, e quando è il momento di chiedere aiuto?

### Segnali a cui prestare attenzione (senza check-list ossessive)

Non esiste una soglia precisa che separa un'insicurezza comune da un disagio che merita attenzione clinica e diffido dalle liste che promettono di tracciarla in modo netto: rischiano solo di aggiungere un altro elemento su cui rimuginare. Quello che posso dire, con più utilità, è che vale la pena parlarne con un professionista quando la preoccupazione per il proprio aspetto — alimentata o meno da filtri e social — comincia a occupare uno spazio sproporzionato nella giornata, a far evitare situazioni sociali e fotografie o a generare una sofferenza che non passa. Non serve arrivare a una forma grave per meritare ascolto.

Vale anche la pena distinguere tra il giudizio che arriva da fuori e quello che ci costruiamo da soli guardando uno schermo: sono meccanismi diversi, anche se si alimentano a vicenda, come ho provato a spiegare parlando di [come uscire dal peso del giudizio sul corpo](https://www.psicologodibase.com/identita-inclusione-e-tematiche-sociali/447-body-shaming-come-superare-giudizio-corpo-autostima.html).

### Un aiuto professionale, non un filtro migliore

La psicoterapia — quando serve, insieme a una valutazione psichiatrica — resta lo strumento con più basi scientifiche per lavorare sul disturbo da dismorfismo corporeo, incluse le sue forme innescate o aggravate dai social (Phillips, 2009). Nessuna app, nessun "detox" dai filtri fai-da-te sostituisce questo lavoro quando il disagio è già strutturato: può aiutare a ridurre l'esposizione ma non a disfare da sola una percezione di sé che si è irrigidita nel tempo.

Se quello che hai letto ti riguarda da vicino e in particolare se al disagio per il tuo aspetto si accompagnano pensieri che potrebbero portarti a farti del male, non affrontarlo da solo ma [scopri come funziona il progetto Psicologo di Base](https://www.psicologodibase.com/) e contatta subito un professionista.

## Domande frequenti sulla dismorfia corporea e i social

### **Cos'è la "dismorfia da Snapchat"?**

La "dismorfia da Snapchat" descrive il fenomeno per cui una persona desidera modificare il proprio aspetto reale per assomigliare alla versione di sé alterata dai filtri dei social. Il termine è stato introdotto nel 2018 da ricercatrici della Boston University.

### **I filtri social possono causare da soli un disturbo da dismorfismo corporeo?**

No. I filtri social non sono considerati una causa unica del disturbo da dismorfismo corporeo, ma l'esposizione a immagini ritoccate può peggiorare la percezione del proprio corpo, soprattutto nelle persone già inclini al confronto sociale.

### **Quali sono i segnali che vale la pena non ignorare?**

È importante prestare attenzione quando la preoccupazione per il proprio aspetto diventa persistente, occupa molto spazio nella giornata, porta a evitare fotografie o situazioni sociali oppure provoca una sofferenza significativa.

### **Smettere di usare i filtri risolve il problema?**

Non necessariamente. Ridurre l'uso dei filtri può diminuire l'esposizione a immagini alterate, ma quando il disagio è già strutturato non sostituisce un percorso psicologico mirato a lavorare sulla percezione di sé.

### **Quando è il caso di chiedere aiuto a un professionista?**

È consigliabile rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta quando il rapporto con la propria immagine provoca sofferenza persistente o interferisce con la vita quotidiana. Non è necessario aspettare che il problema diventi grave.

![Dott.ssa Giada Galluzzi](https://www.psicologodibase.com/images/blog/giada-galluzzi.png)

Autrice

Dott.ssa Giada Galluzzi

Psicologa iscritta all’albo A della regione Campania con il n. 11387
