- Il narratore inaffidabile: quando mentiamo a noi stessi
- L'ultima sigaretta: la difesa che non vuole cedere
- Augusta e Ada: il desiderio e la difesa nella scelta del partner
- Il dottor S. e la resistenza in terapia
- Come può aiutarti lo psicologo
- Domande frequenti
- Senti di ripetere sempre gli stessi schemi senza capire perché?
C'è un romanzo nella letteratura italiana che ha anticipato di decenni ciò che la psicologia clinica avrebbe poi codificato in manuali e protocolli terapeutici: la coscienza di Zeno di Italo Svevo, pubblicato a Trieste nel 1923. Questa opera letteraria resta uno dei ritratti più lucidi e ironici dell'autoinganno umano — quel meccanismo sottile con cui la mente protegge sé stessa dalla verità, costruendo versioni della realtà su misura per il proprio comfort.
Il protagonista Zeno Cosini non è un personaggio "malato" nel senso tradizionale. La malattia di Zeno si mostra nel suo modo di attuare dei meccanismi di difesa: è un modo di esistere che parla della profonda fragilità dell’essere umano. Zeno preferisce raccontarsi una storia confortante piuttosto che fare i conti con ciò che sente davvero e questo non ci parla solo delle fatiche del protagonista, ma anche di noi, perché tutti a volte decidiamo di chiudere gli occhi e immaginare la realtà anche solo leggermente diversa da quella che realmente è per tutelare la nostra idea degli altri e di noi stessi.
In Italia e nel mondo, il romanzo continua a essere studiato come uno dei testi più attuali sulla psicologia dell'autoinganno — e leggere Zeno è come guardarsi allo specchio e sorridere, un po' a disagio, di ciò che si riconosce.
Il narratore inaffidabile: quando mentiamo a noi stessi
Zeno scrive le proprie memorie su indicazione del dottor S., il suo psicoanalista, come parte di un percorso terapeutico. Ma fin dalle prime pagine il lettore si accorge che qualcosa non torna: Zeno seleziona, omette, riorganizza i ricordi, li presenta sotto una luce che lo mette sempre in una posizione giustificabile. Non mente deliberatamente — fa qualcosa di più raffinato: si auto inganna.
Nel mio lavoro clinico incontro costantemente questo meccanismo. In psicologia lo chiamiamo razionalizzazione: la tendenza a costruire spiegazioni logiche e accettabili per comportamenti che in realtà sono guidati da motivazioni inconsce. Zeno razionalizza ogni sua scelta — dalla decisione di sposare Augusta invece di Ada, alla sua eterna lotta con il fumo — trasformando ogni fallimento in una narrazione coerente in cui lui è, in fondo, una vittima delle circostanze.
Anna Freud, nel suo lavoro sui meccanismi di difesa del 1936, ha descritto la razionalizzazione come uno dei modi più sofisticati con cui l'Io protegge sé stesso dall'angoscia. Svevo, tredici anni prima del lavoro della sopra citata, già aveva riconosciuto le dinamiche di auto inganno e le aveva raccontate con una precisione disarmante. Sicuramente non è un caso che il romanzo sia ambientato a Trieste, crocevia culturale dove psicoanalisi e letteratura si incontravano con naturalezza.
Ti riconosci nei meccanismi di Zeno? Un primo colloquio gratuito può aiutarti a esplorare, insieme a un professionista, i tuoi schemi inconsapevoli.
L'ultima sigaretta: la difesa che non vuole cedere
Il capitolo sull'ultima sigaretta è il passaggio più celebre del romanzo — e il più psicologicamente ricco. Zeno decide di smettere di fumare innumerevoli volte. Ogni volta è "l'ultima". Ogni volta fallisce. Ma il punto non è il fallimento: è il bisogno di continuare a promettersi che smetterà.
Nella pratica clinica incontro quotidianamente questa dinamica, che chiamiamo ambivalenza al cambiamento. Il paziente desidera genuinamente cambiare, ma il sintomo svolge una funzione protettiva: è una strategia di coping, un modo per gestire l'ansia, per avere un oggetto su cui proiettare il proprio conflitto interiore, la persona dice di voler cambiare ma ha costruito intorno al proprio sintomo un intero sistema di equilibrio.
Togliere il sintomo senza lavorare su ciò che lo sostiene equivale a togliere un puntello senza verificare che la struttura regga, per questo per lavorare sul sintomo spesso il paziente deve andare a scavare nel passato e cercare da dove scaturisce questo disagio. Il sintomo risulta essere, nella metafora di una costruzione, un puntello dove un muro sta cedendo. La terapia lavora sul muro permettendo al paziente di poter togliere quel puntello senza che tutta la casa crolli.

Augusta e Ada: il desiderio e la difesa nella scelta del partner
Uno degli aspetti più brillanti del romanzo è la scena in cui Zeno, innamorato di Ada Malfenti, finisce per sposare la sorella Augusta — e poi si convince di essere felice. Questo processo richiama ciò che Leon Festinger avrebbe teorizzato nel 1957 come riduzione della dissonanza cognitiva: quando la realtà contraddice i nostri desideri, non sempre cambiamo la realtà — molto più spesso cambiamo la narrazione.
Nella mia pratica osservo come questa dinamica emerga frequentemente nelle relazioni sentimentali: persone che si raccontano di aver scelto liberamente ciò che in realtà è stato un compromesso, o che idealizzano un legame per non dover affrontare l'insoddisfazione. Non è disonestà — è una forma di protezione psichica che permette di andare avanti senza confrontarsi con la frustrazione. Per chi vive dinamiche simili, un percorso di psicoterapia individuale può fare la differenza nel portare alla luce ciò che resta inespresso.
Il dottor S. e la resistenza in terapia
Il rapporto tra Zeno e il dottor S. è una rappresentazione straordinariamente moderna della resistenza in terapia. Zeno va in analisi, ma boicotta sistematicamente il processo: scrive le memorie a modo suo, omette ciò che lo mette in difficoltà, e alla fine dichiara di essersi guarito da solo — con un tono di bonaria superiorità nei confronti del suo terapeuta.
Freud aveva identificato la resistenza come uno dei fenomeni centrali della psicoanalisi: il paziente oppone una resistenza inconscia perché il cambiamento è profondamente minaccioso. Nella mia esperienza professionale riconosco perfettamente questo paradosso: il paziente che dice "sto benissimo" proprio quando si avvicina al nucleo doloroso che andrebbe esplorato. Le memorie di Zeno non sono un diario clinico: sono un monumento alla resistenza al cambiamento — e, paradossalmente, una forma di auto-rivelazione inconscia. Scrivendo ciò che vuole nascondere, Zeno finisce per mostrare esattamente ciò che il dottor S. cercava.
Senti che qualcosa ti frena dal cambiare, ma non riesci a capire cosa? La psicoterapia individuale è lo spazio in cui esplorare le resistenze con l'aiuto di un professionista.

Come può aiutarti lo psicologo
Riconoscere i propri meccanismi di difesa non significa eliminarli — le difese psichiche sono necessarie alla sopravvivenza psicologica. Il punto è sviluppare una consapevolezza che permetta di distinguere quando una difesa ci protegge utilmente e quando ci impedisce di vivere pienamente. Nel lavoro che svolgo con i miei pazienti, sia in studio che online, seguo proprio questo principio: non demolire le difese, ma renderle flessibili e, nel caso sia possibile, dare al paziente la scelta di andare a sradicarle, soprattutto se il sintomo delle difese diventa molto faticoso nella vita quotidiana.
Un percorso psicologico offre uno spazio protetto in cui osservare i propri schemi senza giudizio. Attraverso il dialogo terapeutico è possibile riconoscere le narrazioni che ci raccontiamo, comprenderne la funzione originaria e costruire un rapporto più onesto con noi stessi. Molti pazienti che si rivolgono al nostro servizio in Italia — sia in presenza che online — scoprono che il primo passo non è "smettere di autoingannarsi", ma cominciare a chiedersi: cosa sto proteggendo?
Per approfondire il rapporto tra pensiero e comportamento può essere utile capire perché rimandiamo e come superare la tendenza a procrastinare, un tema che Zeno conoscerebbe bene, oppure imparare a smettere di pensare troppo
Svevo ci ha lasciato un messaggio che resta attuale: la salute mentale non è l'assenza di contraddizioni, ma la capacità di conviverci con ironia, gentilezza e un pizzico di onestà in più.
Il primo passo verso la consapevolezza è il più difficile e il più importante. Trova il tuo psicologo vicino a te o online, con primo colloquio gratuito.
Domande frequenti
Cos'è l'autoinganno dal punto di vista psicologico?
L'autoinganno è un meccanismo mentale inconscio con cui una persona si convince di qualcosa di falso per proteggersi da un disagio emotivo. In psicologia clinica è considerato una difesa dell'Io: può essere utile nel breve periodo, ma diventa limitante quando è rigido e ricorrente.
Quali sono i principali meccanismi di difesa?
I principali meccanismi di difesa sono razionalizzazione, negazione, proiezione, sublimazione e rimozione. Sono strategie psicologiche comuni che aiutano a gestire emozioni difficili, ma possono creare malessere quando diventano automatiche e poco flessibili.
La coscienza di Zeno è ancora rilevante per la psicologia oggi?
Sì, La coscienza di Zeno è ancora rilevante perché anticipa temi centrali della psicologia moderna, come autoinganno, ambivalenza al cambiamento, resistenza in terapia e costruzione narrativa dell'identità.
Come posso riconoscere se mi sto autoingannando?
Puoi riconoscere l'autoinganno quando ripeti gli stessi errori, giustifichi comportamenti che ti fanno stare male, senti distanza tra ciò che dici e ciò che provi o ricevi feedback molto diversi dalla tua percezione di te stesso.
Cosa significa resistenza in psicoterapia?
La resistenza in psicoterapia è la tendenza inconscia a ostacolare il cambiamento, anche quando si desidera stare meglio. Può manifestarsi con ritardi, dimenticanze, cambi di argomento o difficoltà ad affrontare temi dolorosi.
Lo psicologo può davvero aiutarmi a vedere ciò che non vedo?
Sì, lo psicologo aiuta a osservare schemi, emozioni e comportamenti da una prospettiva diversa. Attraverso uno spazio sicuro e non giudicante, può favorire maggiore consapevolezza e un rapporto più autentico con sé stessi.
Senti di ripetere sempre gli stessi schemi senza capire perché?
Affrontare autoinganni, ansia e resistenze interiori è più semplice con il sostegno di uno psicologo qualificato, in presenza oppure online.

















































