- Perché la violenza ci attrae: non riusciamo a distogliere lo sguardo
- Cosa succede nel cervello: dopamina, adrenalina e il brivido sicuro
- Perché Squid Game funziona: la psicologia di una serie violenta
- Guardare violenza ci rende violenti? Cosa dice la scienza
- Squid Game e i VIP: cosa dice di noi l'attrazione per la violenza
- Domande frequenti su Squid Game, violenza e attrazione psicologica
- Le emozioni forti che proviamo davanti alla violenza nella fiction possono dirci qualcosa su di noi?
Squid Game è diventata in breve tempo una delle serie più viste nella storia di Netflix perché la violenza ci attrae.
La bambola gigante si gira. "Un, due, tre stella." Chi si muove, muore. Sai esattamente cosa sta per succedere. Lo sai perché l'hai già visto, o perché te l'hanno raccontato, o perché ormai quel vestito rosa e quella maschera con il triangolo, il cerchio e il quadrato, fanno parte dell'immaginario collettivo globale.
Squid Game è, senza ombra di dubbio, una delle più violente mai prodotte per il grande pubblico dove centinaia di personaggi muoiono in modi brutali sotto i nostri occhi e milioni di persone in tutto il mondo hanno guardato ogni singolo episodio... chiedendone ancora.
Non riesci a distogliere lo sguardo? Anzi: ammettiamolo, vuoi vedere. Ma perché la crudeltà ci incolla così tanto allo schermo? Cosa ci attrae davvero della violenza quando è filtrata da un display? E, soprattutto, cosa dice della nostra natura il fatto che proviamo quasi piacere nel guardarla?
La dott.ssa Pace esplorerà i meccanismi nascosti del nostro cervello per capire perché, di fronte all'orrore di Squid Game, dire di no è quasi impossibile.
I meccanismi della mente influenzano ogni aspetto della nostra vita, dalle nostre scelte quotidiane ai grandi fenomeni culturali come Squid Game. Iscriviti alla nostra newsletter per non perderti i prossimi articoli del blog e ricevere contenuti esclusivi direttamente nella tua casella di posta.
Perché la violenza ci attrae: non riusciamo a distogliere lo sguardo

C'è un momento, nella prima puntata di Squid Game, in cui capisci che le regole sono cambiate. Il primo giocatore viene eliminato. Poi un altro. Poi decine. È un momento brutale e scioccante che, a rigor di logica, dovrebbe essere difficile da guardare. Eppure non spegni; anzi, ti avvicini allo schermo.
Prima di tutto, rassicurati: non sei un sadico. Non ti piace la sofferenza altrui in quanto tale, ma qualcosa ti tiene incollato alla sedia. Quel "qualcosa" è la curiosità morbosa, un tratto umano universale e non patologico.
A livello di evoluzione, siamo programmati per prestare estrema attenzione al pericolo. Per i nostri antenati, osservare una minaccia o un evento violento da una distanza di sicurezza era fondamentale per imparare a sopravvivere. A questo si aggiunge il fascino del proibito: ciò che è estremo o pericoloso esercita un'attrazione magnetica proprio perché rompe le regole del quotidiano. La curiosità morbosa è dunque una funzione adattiva, molto diversa dal piacere per il dolore altrui. È il nostro cervello che cerca di capire l'inconsueto per proteggerci, ma c'è un motivo ancora più profondo per cui questa attenzione si trasforma in una sorta di piacere.
Sotto la superficie violenta, Squid Game è una feroce critica al capitalismo e alla disuguaglianza sociale. I protagonisti sono schiacciati dai debiti e da un sistema che li rende "invisibili" e disperati. Questo riflette un sentimento molto contemporaneo di inadeguatezza e frustrazione, dove il dolore emotivo non fa vivere la vita a pieno. La serie ci mostra come il contesto sociale possa influenzare profondamente il nostro valore percepito e la nostra salute mentale.
Cosa succede nel cervello: dopamina, adrenalina e il brivido sicuro

Ok, quindi siamo programmati per prestare attenzione al pericolo. Ma questo spiega solo perché guardiamo – non perché ci piace. Perché, siamo onesti: non è solo che “non riusciamo a distogliere lo sguardo”. È che, in qualche modo, ci piace. Il cuore batte più forte, i muscoli si tendono, il respiro si fa corto. È una scarica elettrica che attraversa il sistema nervoso, trasformando la paura in eccitazione. E quando la tensione di risolve, proviamo qualcosa che assomiglia molto al piacere. Cosa stà succedendo al nostro cervello?
Dopamina e adrenalina: la chimica del brivido
Quando Gi-hun corre verso il traguardo mentre la bambola si sta per girare, il tuo corpo reagisce come se fossi tu a correre su quella sabbia. Il cuore accelera e i muscoli si contraggono: è l'effetto dell'adrenalina, la classica risposta "fight or flight" (attacca o fuggi) che prepara il corpo all'azione immediata di fronte a una minaccia.
Ma c'è un altro protagonista invisibile che domina la scena: la dopamina. Spesso associata erroneamente solo al piacere già ottenuto, la dopamina è in realtà il neurotrasmettitore dell'anticipazione. Si attiva prima che la scena si risolva, alimentando la tensione e spingendoci a restare incollati allo schermo per scoprire l'esito.
È un vero e proprio gioco d'azzardo biochimico: quando finalmente la tensione si scioglie e Gi-hun si salva, il sistema di ricompensa del cervello rilascia un’ondata di endorfine. Questo picco trasforma istantaneamente la paura in un immenso senso di sollievo e piacere, creando un ciclo che ci spinge a desiderare subito l'episodio successivo.
Il brivido sicuro: guardare la violenza senza rischio
Ma aspetta. Se il cervello reagisce con segnali di stress così reali — adrenalina, cortisolo e battito accelerato — perché non ne usciamo traumatizzati? Perché guardare Squid Game non ci lascia con un disturbo post-traumatico? La risposta sta in una parola: finzione.
Il nostro cervello è una macchina incredibilmente complessa: mentre il sistema limbico scatena l'allerta, la corteccia prefrontale ci ricorda che siamo comodamente seduti sul divano. Sa che, nonostante la brutalità delle immagini, nessuno sta davvero morendo davanti a noi. Questo cambia completamente la nostra elaborazione emotiva, permettendoci di sperimentare il cosiddetto brivido sicuro (safe thrills).
Proviamo emozioni intense e primordiali senza correre alcun rischio reale per la nostra incolumità. È la stessa distanza psicologica che ci permette di divertirci sulle montagne russe o di sobbalzare guardando un film horror o un thriller. In Squid Game, vediamo la morte faccia a faccia, ma la nostra consapevolezza di essere al sicuro trasforma il terrore in intrattenimento puro, permettendoci di esplorare i nostri limiti emotivi senza pagarne il prezzo.
Perché Squid Game funziona: la psicologia di una serie violenta

Esistono migliaia di film e serie violente nel catalogo Netflix e oltre. Perché, allora, proprio Squid Game ha conquistato il mondo in modo così capillare? Perché questa serie — e non un'altra — è diventata un fenomeno globale, discusso, imitato e parodiato in ogni angolo del pianeta? La risposta non risiede semplicemente nella quantità di sangue versato, ma nel geniale come la violenza viene presentata allo spettatore.
Squid Game ha compiuto un’operazione psicologica magistrale: ha preso l’orrore più crudo e lo ha vestito con l’estetica dell’innocenza. Questo contrasto stridente agisce come un magnete per il nostro cervello, creando un effetto ipnotico che ci impedisce di distogliere lo sguardo.
Ecco gli elementi chiave che spiegano la psicologia dietro questo successo:
- I giochi dell'infanzia: La serie trasforma attività innocenti come "Un, due, tre stella" o il gioco delle biglie in scenari di esecuzione spietata. Questo contrasto tra l'innocenza dei ricordi d'infanzia e la brutalità della morte distrugge la zona di comfort dello spettatore, rendendo l'esperienza molto più disturbante di un classico scontro a fuoco.
- L'estetica colorata: Invece delle atmosfere cupe e grigie tipiche dei thriller, qui dominano il rosa acceso, il verde pastello e il blu elettrico. Questa bellezza visiva crea un corto circuito: i nostri occhi sono attratti dalla vivacità cromatica, mentre la nostra morale è respinta dalle azioni compiute.
- Il contrasto sonoro: L’uso di musiche classiche o brani romantici e sognanti come "Fly Me to the Moon" durante le scene più cruente genera una dissonanza emotiva. La musica invia al cervello segnali di relax o armonia proprio mentre le immagini mostrano il caos, lasciandoci in uno stato di tensione costante.
- I personaggi: Ci identifichiamo profondamente con i protagonisti perché sono persone disperate, reali e vulnerabili. Li amiamo e la loro perdita ci devasta, trasformando la violenza da mero spettacolo visivo a dolore emotivo concreto.
- La critica sociale: Sotto la superficie degli schizzi di sangue batte il cuore di una feroce satira sul capitalismo e sulla disuguaglianza moderna. La critica sociale rende la serie rilevante a livello globale: non c’è un unico "cattivo" da odiare, perché il vero mostro è il sistema stesso che mette le persone l’una contro l’altra.
Il successo della serie risiede proprio in questa combinazione perfetta: non è solo violenza, è uno specchio colorato e deformante che ci costringe a guardare la parte più spietata della nostra società rimanendo, paradossalmente, incantati dalla sua messa in scena.
Guardare violenza ci rende violenti? Cosa dice la scienza
Ecco la domanda che aleggia in ogni discussione sui media violenti — e che forse ti sei fatto anche tu dopo aver finito Squid Game: "Ma tutto questo mi fa male? Guardare questa violenza mi sta cambiando?". È una domanda legittima che molti spettatori si pongono con una punta di preoccupazione, temendo che l'esposizione a immagini così crude possa in qualche modo intaccare la propria bussola morale. La risposta scientifica, tuttavia, è: complesso. Ma probabilmente non nel modo in cui pensi.
Esistono principalmente due teorie opposte che, da decenni, cercano di mappare l'impatto dell'orrore cinematografico sulla nostra psiche:
- La catarsi: un'idea che risale addirittura ad Aristotele. Secondo questa visione, lo spettatore "espelle" le proprie pulsioni negative attraverso l'osservazione della tragedia o della violenza sullo schermo. In questo senso, guardare Squid Game agirebbe come una valvola di sfogo sicura, permettendoci di liberare stress e tensioni accumulate senza alcuna ripercussione nel mondo reale.
- La desensibilizzazione: l'ipotesi contraria, che suggerisce come l'esposizione ripetuta e massiccia a immagini brutali possa, nel tempo, ridurre la nostra naturale sensibilità emotiva. Il rischio ipotizzato è che il nostro sistema di allarme empatico smetta di reagire, portandoci a vedere il dolore altrui come qualcosa di "normale" o meno scioccante.
Cosa dice davvero la ricerca? Decenni di studi hanno prodotto risultati estremamente variegati e spesso contrastanti. La verità è che l'effetto dei media dipende da un'infinità di variabili: la sensibilità innata della persona, il contesto educativo, la stabilità emotiva e, non ultima, la consapevolezza critica con cui si guarda il prodotto.
Tuttavia, c'è una distinzione fondamentale che la scienza sottolinea con forza: guardare non equivale a fare. Per la stragrande maggioranza delle persone, la finzione televisiva non ha il potere magico (o malefico) di trasformare spettatori gentili in individui aggressivi. Il nostro cervello mantiene quasi sempre ben saldo il confine tra il gioco spietato della serie e le nostre interazioni quotidiane. La scienza ci rassicura: godersi il brivido di una storia estrema non ci rende persone peggiori, ma conferma semplicemente la nostra capacità di gestire emozioni forti in un ambiente protetto.

Squid Game e i VIP: cosa dice di noi l'attrazione per la violenza
C'è un momento in Squid Game che spesso passa in secondo piano rispetto all'adrenalina dei giochi, ma che forse è il più disturbante di tutti. Non si tratta di una morte cruenta, ma di una rivelazione: la comparsa dei VIP. Questi ricchi annoiati, nascosti dietro maschere dorate in una stanza lussuosa, osservano le persone morire per puro divertimento, scommettendo sulle loro vite come se fossero cavalli in una corsa.
Mentre li guardi ridere e commentare le sventure dei protagonisti, è inevitabile che affiori un pensiero scomodo: “Ma io... non sto facendo la stessa cosa?”.
Questo parallelo è una trappola psicologica geniale tesa dalla serie per interrogarci sul nostro ruolo di spettatori. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale che ci mette al riparo dalla crudeltà dei VIP: loro osservano e godono di sofferenze reali, mentre noi siamo seduti sul divano pienamente consapevoli che ciò che accade sullo schermo è finzione. Questa barriera cognitiva è ciò che ci permette di esplorare l'orrore rimanendo persone empatiche nella vita reale.
Dobbiamo quindi accettare di essere profondamente umani, non mostri. L'attrazione per il brivido e la curiosità verso i limiti estremi della sopravvivenza sono tratti naturali, radicati nella nostra biologia, che non ci definiscono come individui aggressivi. Possiamo lasciarci rapire dalla tensione di Squid Game e continuare a essere persone gentili, altruiste e sensibili nella nostra quotidianità.
In definitiva, ciò che guardiamo non dice tutto di noi, ma ci invita a riflettere con consapevolezza. Squid Game ci attrae perché parla della nostra specie — delle nostre paure sociali, dei nostri istinti e della nostra complessa umanità — lasciandoci con una rassicurante certezza: la nostra capacità di distinguere la realtà dalla messa in scena è ciò che ci mantiene, a differenza dei VIP, profondamente umani.
La nostra mente è un universo affascinante e complesso. Comprendere perché certe storie ci attraggono è solo il primo passo per conoscerci meglio. Se questo tema ti ha incuriosito e vuoi approfondire la tua comprensione di te stesso, se hai domande o desideri esplorare i meccanismi della tua psiche, contatta uno Psicologo di Base
Domande frequenti su Squid Game, violenza e attrazione psicologica
È normale sentirsi attratti dalla violenza in una serie come Squid Game?
Sì, entro certi limiti è normale. Non significa essere sadici: spesso si tratta di curiosità morbosa, cioè dell’interesse umano per ciò che appare pericoloso, estremo o disturbante. Il cervello tende a prestare attenzione alle minacce perché questo, in origine, aveva una funzione di sopravvivenza.
Cosa succede nel cervello quando guardiamo scene violente?
Durante la visione di scene violente si attivano meccanismi di allerta ed eccitazione. Possono entrare in gioco adrenalina, dopamina ed endorfine: la prima aumenta la tensione, la seconda sostiene l’anticipazione, le terze favoriscono il sollievo dopo il picco emotivo. È questo mix che rende la visione intensa e coinvolgente.
Perché proviamo piacere davanti a qualcosa che nella realtà ci spaventerebbe?
Perché nella finzione viviamo un “brivido sicuro”. Il cervello percepisce la tensione emotiva, ma sa che non siamo davvero in pericolo. Questa distanza tra finzione e realtà permette di sperimentare paura, suspense e shock in una cornice protetta, senza le conseguenze di una minaccia reale.
Guardare Squid Game può rendere più violenti o insensibili?
Non automaticamente. Per la maggior parte delle persone, guardare violenza nella finzione non significa diventare violenti nella realtà. La ricerca mostra che il rapporto tra visione e comportamento è complesso e dipende da età, contesto, sensibilità individuale e capacità di distinguere tra rappresentazione e realtà.
Perché Squid Game colpisce così tanto anche sul piano psicologico?
Perché non mostra solo violenza, ma lega la tensione a paure molto concrete: fallimento, debiti, esclusione sociale, competizione e sopravvivenza. La serie funziona perché unisce shock visivo, coinvolgimento emotivo e critica sociale, facendo sentire lo spettatore dentro un incubo che appare lontano ma anche plausibile.
Il tema di soldi e debiti rende Squid Game ancora più disturbante?
Sì. La disperazione economica rende i personaggi più comprensibili e la violenza più inquietante. Quando il bisogno materiale diventa estremo, anche il giudizio morale può offuscarsi. È questo che rende la serie disturbante: non parla solo di crudeltà, ma di quanto la pressione sociale ed economica possa deformare le scelte.
I bambini possono guardare Squid Game?
No, non è una visione adatta ai bambini. I più piccoli non hanno ancora gli stessi strumenti emotivi e cognitivi degli adulti per filtrare la violenza come finzione. Per questo contenuti così intensi possono generare paura autentica, confusione, incubi e disagio emotivo.
Cosa significa se mi piacciono serie violente come Squid Game?
Non significa che sei una persona violenta. Più spesso indica che sei sensibile a storie capaci di attivare emozioni forti, tensione e riflessione. Serie come Squid Game attraggono perché mettono in scena paure profonde, conflitti morali e dinamiche sociali estreme in un contesto narrativo che resta separato dalla realtà.



























