- Alta sensibilità (PAS/HSP)
- I 10 segnali poco evidenti per capire sei una persona altamente sensibile e cosa fare subito
- Kit rapido per gestire l’alta sensibilità senza stravolgersi
- Quando chiedere supporto psicologico
- Domande frequenti sull’alta sensibilità
- Quando l’alta sensibilità diventa faticosa, come puoi proteggerti senza cambiare chi sei?
Le Persone Altamente Sensibili (PAS/HSP) rappresentano una fascia di individui con una più accentuata sensibilità agli stimoli e una profondità di elaborazione più intensa delle informazioni.
Se ti dicono spesso che sei ‘troppo sensibile’ potresti non essere troppo ma si potrebbe trattare di un sovraccarico e capire la differenza può cambiare tutto anche grazie ai 10 segnali individuati dalla dott.ssa Galluzzi e alle sue indicazioni su cosa fare per proteggere la propria energia e un kit pratico per come comportarsi sin da subito.
L’obiettivo è di riuscire a capire cosa ti succede in caso di sovrastimolazione e imparare a ridurre il costo energetico lavorando sui confini e sul recupero senza cambiare la propria persona.
Se riconosci segnali di sovrastimolazione o fatica a gestire emozioni intense, esplora un percorso per regolare confini e energia: scopri la psicoterapia individuale.
Alta sensibilità (PAS/HSP)
Quando nessuno vede il tuo carico mentale, finisci per pensare che stai esagerando. In realtà potresti star processando più stimoli di quanto sembri.
Che cos’è e cosa non è la PAS
Essere una persona con alta sensibilità (PAS/HSP) significa percepire gli stimoli con maggiore intensità e riflettere sugli eventi in profondità. È un tratto che porta a notare dettagli, sfumature emotive e ambientali che agli altri possono sfuggire.
L’alta sensibilità non è:
- fragilità: una persona altamente sensibile può affrontare le sfide con forza e resilienza
- dramma o emotività eccessiva: le reazioni più intense derivano dall’elaborazione profonda non dall’esagerazione
- una diagnosi clinica: PAS/HSP non corrisponde a un disturbo psicologico
Il punto critico non è il tratto in sé ma la sovrastimolazione non gestita. Ad esempio, dopo una giornata di impegni “normali” dopo il rumore, le conversazioni e le voci potresti sentirti svuotato/a e necessitare di silenzio e recupero. L’alta sensibilità rende evidente il costo energetico ma non è la causa del problema.

Come capire se ti riguarda: 3 criteri + test come bussola
Per capire se sei una persona altamente sensibile puoi osservare alcuni segnali:
- Continuità nel tempo: le reazioni intense o il bisogno di recupero si manifestano da mesi o anni non solo in periodi isolati.
- Più contesti: il pattern si presenta in diversi ambiti della vita come lavoro, casa, relazioni, ambienti sociali.
- Impatto su energia e recupero: stress, sovrastimolazione o stimoli quotidiani influiscono sul tuo livello di energia e sul bisogno di silenzio per ricaricarti.
Due fattori che amplificano tutto sono lo stress e il sonno che funzionano come una “manopola del volume” infatti, più sei stanco o stressato e più le reazioni diventano intense.
Prova per 7 giorni ad annotare ogni stimolo che ti colpisce, la tua reazione e quanto tempo ti serve per recuperare in modo da poter monitorare questi segnali.
Ricorda che i test HSP e i questionari possono essere utili come bussola orientativa ma non servono per etichettarti: l’obiettivo è capire se si tratta di un pattern stabile e non di un momento di stress o ansia temporaneo.
Con questi criteri i segnali diventano più leggibili e meno ‘misteriosi’. Ora vediamo i 10 dettagli poco evidenti che spesso gli altri non notano ma che dentro di te possono fare una differenza enorme.
I 10 segnali poco evidenti per capire sei una persona altamente sensibile e cosa fare subito
Non sono grandi crisi: sono micro-sovraccarichi che si accumulano finché ti ritrovi in riserva. Qui li mettiamo in fila e per ognuno ti lascio un’azione concreta.
Segnale 1: sovrastimolazione sensoriale da rumori, luci e odori
Ti senti sovrastimolato/a in supermercati, open space o mezzi pubblici con rumori forti, luci fredde o odori pervasivi? Senti che la testa si riempie e cresce l’irritabilità?
Questo succede perché la tua sensibilità sensoriale amplifica gli stimoli aumentando, così, il costo energetico.
Cosa fare:
- Fai una pausa di 2–3 minuti: allontanati dai rumori, abbassa le luci, respira profondamente.
- Riduci un input alla volta: metti il telefono in modalità silenziosa, indossa cuffie o regola l’illuminazione.
Segnale 2: recupero lento dopo socialità e bisogno di solitudine rigenerante
Anche eventi piacevoli ti stancano e pensi “mi piace, ma mi costa”?
La solitudine diventa un bisogno necessario per ricaricarti non un rifiuto degli altri perché il sovraccarico sociale consuma energia più velocemente.
Cosa fare:
- Programma un buffer di 15–30 minuti prima e dopo gli eventi sociali per decomprimere.
- Comunica chiaramente i tuoi tempi agli altri dicendo frasi del tipo “Ora mi ricarico e poi ci sono”.
Segnale 3: assorbimento dell’atmosfera emotiva e contagio emotivo
Quando entri in una stanza percepisci la tensione, la tristezza o l’agitazione altrui? Questo assorbimento emotivo non significa doverle risolvere o farsene carico. La tua alta sensibilità ti rende ricettivo/a al contagio emotivo intorno a te.
Cosa fare:
- Fai un passo mentale di distacco: ripeti “Questa emozione può non essere mia”.
- Esegui un grounding rapido: osserva 5 cose che vedi, tocca 4 oggetti, ascolta 3 suoni intorno a te.

Segnale 4: sensibilità a tono, sottintesi e micro-segnali relazionali
Noti micro-variazioni nel tono, pause, sguardi o messaggi freddi?
Questa sensibilità ai micro-segnali relazionali è una risorsa sociale se gestita bene perché permette di catturare dettagli sottintesi che sfuggono agli altri.
Cosa fare:
- Chiedi gentilmente conferma: “Ho percepito un cambio di tono, va tutto bene?”
- Fai un passo indietro mentale: non trarre conclusioni a caldo ma lascia tempo all’interpretazione.
Segnale 5: post-processing emotivo dopo eventi piccoli
Dopo conversazioni o piccoli eventi ti può capitare di ripensare continuamente a ciò che è successo perché la tua profondità di elaborazione rende più intenso il post-processing.
Cosa fare:
- Scrivi in 5 righe cosa è successo, cosa hai sentito e cosa ti serve per scaricare l’energia mentale
- Chiudi la giornata con una frase di stop: “Per oggi basta così, ci torno domani se serve”
Segnale 6: iper-analisi e pensiero profondo che consuma energia
La tua mente collega dettagli e anticipa implicazioni creando iper-analisi. È utile per precisione e creatività ma aumenta il consumo energetico. Questo accade perché essere maggiormente sensibili agli stimoli amplifica l’attenzione ai dettagli e la profondità di pensiero.
Cosa fare:
- Imposta un timer di 10 minuti per riflettere su un problema e poi prendi una micro-decisione
- Usa la regola “abbastanza buono”: chiudi il pensiero senza cercare la perfezione
Segnale 7: decisioni lente per bisogno di tempo e completezza
Prendere decisioni può richiedere più tempo perché valutare tutte le opzioni e le conseguenze è naturale per chi ha un’alta sensibilità. Non è pigrizia ma attenzione ai dettagli e necessità di calma.
Cosa fare:
- Scegli 2 criteri principali e imposta un limite di tempo per decidere
- Prendi decisioni in momenti di calma evitando sovrastimolazione
Segnale 8: disagio per caos e imprevedibilità ambientale
Disordine, caos, notifiche e cambi improvvisi ti possono rubare energia. Per chi ha un’alta sensibilità un ambiente regolatore ordinato e prevedibile aiuta a ridurre sovrastimolazione e favorisce il recupero di energia.
Cosa fare
- Semplifica una sola area alla volta (scrivania, telefono, app)
- Applica una mini-routine di 3 passaggi: inizio, metà e fine giornata
Segnale 9: people-pleasing e fatica a dire no
Spesso senti che se deludi o ferisci questo porta a un iper-adattamento costante. L’effetto? Stanchezza, risentimento e perdita di spazio personale ma non si tratta di colpa ma di un apprendimento relazionale comune.
Cosa fare:
- Usa una frase tampone: “Ci penso e ti faccio sapere”
- Prova il no parziale: “Posso X, non posso Y”, rispettando i tuoi confini emotivi senza sensi di colpa
Segnale 10: iper-responsabilità e perfezionismo funzionale a rischio esaurimento
Ti ritrovi a pensare: “Se non ci penso io...” assumendo troppo carico e sentendoti iper responsabilizzato/a? La differenza sta tra standard alti e auto-sfruttamento sovraccaricandoti cosi tanto da rischiare il burnout.
Cosa fare:
- Definisci prima di iniziare cosa significa “finito” usando criteri chiari di sufficienza
- Inserisci il recupero in agenda come obbligo, non solo come premio, per ridurre lo stress
Se ti sei riconosciuto/a in più segnali è normale sentire un mix di sollievo e inquietudine. La parte utile è questa: non serve cambiare ma serve un sistema leggero che protegga stimoli, confini e recupero.
Kit rapido per gestire l’alta sensibilità senza stravolgersi
Molti consigli motivazionali falliscono perché puntano sulla forza di volontà ma qui invece lavoriamo su leve concrete: stimoli, confini, e recupero.
Igiene sensoriale e buffer sociali
Alcuni piccoli accorgimenti aiutano a ridurre la sovrastimolazione senza stravolgere la giornata:
- Silenzia notifiche non necessarie
- Prediligi il mono-tasking
- Controlla rumore e luce
- Organizza orari prevedibili con pause regolari
Inserisci buffer sociali di 15–30 minuti prima e dopo incontri o eventi può prevenire il sovraccarico. Ad esempio, una giornata tipo potrebbe prevedere di concentrarsi sul lavoro, fare una breve pausa silenziosa, incontrarsi velocemente con un amico e infine decomprimere a casa.
Scegliere uno o due accorgimenti da provare subito è già un buon inizio.

Confini gentili e frasi pronte
Dire “no” o prendersi una pausa non è un errore né una colpa. Alcune frasi brevi possono rendere più facile comunicare i tuoi limiti senza sentirsi duri: puoi dire “Oggi non riesco” al partner, “Posso domani o in parte” a un collega, “Ho bisogno di pensarci” a un amico, “Per me funziona così” in riunione o “Mi fermo qui, ne riparliamo dopo” con un familiare. Sono strumenti di assertività gentile per rispettare i tuoi confini emotivi senza sensi di colpa.
Recupero energetico: menù semplice e ripetibile
Stabilizzare energia nel tempo è possibile con un “menù” semplice di recupero. Brevi pause di cinque, dieci minuti possono essere una camminata, qualche minuto di silenzio, una doccia calda, fare stretching o ascoltare musica soft.
Recuperi più lunghi, da 45 a 90 minuti, possono essere dedicati alla natura o alla creatività. La solitudine nutritiva non è isolamento. Scegli due attività e mettile in agenda: bastano pochi minuti al giorno per fare la differenza.
Se con queste piccole mosse la pressione interna scende sei già sulla strada giusta. Se invece la fatica resta alta o aumenta non significa che non stai facendo abbastanza ma può significare che ti serve un supporto più strutturato.
Quando chiedere supporto psicologico
Consumarsi in silenzio è la parte più pericolosa della sensibilità. Chiedere aiuto non ti etichetta ma ti dà strumenti.
Potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo se il recupero non arriva, se l’irritabilità o la chiusura sono costanti, se cala la concentrazione o se ci sono conflitti frequenti e ritiro sociale.
L’obiettivo non è diventare meno sensibile ma imparare a vivere meglio con strategie sostenibili e un sostegno pratico per ridurre il sovraccarico persistente.
Attraverso il supporto psicologico online un professionista può aiutarti a regolare emozioni, stabilire confini, contenere l’autocritica e comprendere la tua storia personale.
Domande frequenti sull’alta sensibilità
Qual è la differenza tra alta sensibilità e ansia?
L’alta sensibilità è un tratto stabile della personalità, presente da sempre, mentre l’ansia è uno stato emotivo che può essere temporaneo o clinico. Una persona altamente sensibile può provare ansia più facilmente se è sovrastimolata, ma le due cose non coincidono e vanno distinte.
L’alta sensibilità coincide con l’introversione?
No. Molte persone altamente sensibili sono introverse, ma non tutte. L’alta sensibilità riguarda la profondità di elaborazione e la sensibilità agli stimoli, mentre l’introversione riguarda il modo in cui si ricarica l’energia, preferendo stimoli sociali più limitati.
Come posso capire se sono una persona altamente sensibile?
Puoi osservare tre elementi: la continuità nel tempo delle tue reazioni, la presenza in più contesti di vita e l’impatto sugli livelli di energia e recupero. Annotare per alcuni giorni stimoli, reazioni e tempi di recupero aiuta a riconoscere un pattern stabile.
Qual è un segnale poco evidente dell’alta sensibilità?
Uno dei segnali meno riconosciuti è il recupero lento dopo la socialità, anche quando è piacevole. Non si tratta di rifiuto degli altri, ma del bisogno di solitudine rigenerante per smaltire il sovraccarico di stimoli e ricaricare energia.
Perché le persone altamente sensibili assorbono le emozioni degli altri?
Le persone altamente sensibili percepiscono con facilità micro-segnali emotivi e atmosferici. Questo le rende più esposte al contagio emotivo, portandole a sentire come proprie tensioni o emozioni che in realtà appartengono all’ambiente o alle persone intorno.
Come gestire la sovrastimolazione sensoriale nella vita quotidiana?
È utile intervenire sugli stimoli: fare pause brevi, ridurre rumori e luci, silenziare notifiche e usare cuffie o ambienti più tranquilli. Anche piccoli accorgimenti ripetuti nel tempo aiutano a ridurre il costo energetico della giornata.
Perché per una persona altamente sensibile è difficile dire no?
Spesso entra in gioco il people-pleasing e un forte senso di responsabilità verso gli altri. Il timore di deludere porta a superare i propri limiti, con il rischio di accumulare stanchezza e risentimento se non si imparano confini più chiari.
Quali strategie pratiche aiutano subito una persona altamente sensibile?
Funzionano strategie semplici e concrete come buffer di recupero prima e dopo la socialità, frasi pronte per prendere tempo, mono-tasking e un piccolo menù di attività rigeneranti come camminare, stare in silenzio o fare stretching.
Quando è utile chiedere supporto psicologico per l’alta sensibilità?
È utile quando la sovrastimolazione è costante, il recupero non arriva, aumentano irritabilità o ritiro sociale e cala la concentrazione. Il supporto psicologico aiuta a regolare emozioni, confini ed energia senza cercare di diventare meno sensibili.








































