Dal greco plôutos (ricchezza) e phobos (paura), la plutofobia indica un timore irrazionale e incontrollato legato all’idea della ricchezza. Non riguarda solo il denaro o l’agiatezza in sé, ma può estendersi anche alle persone benestanti. Come accade per qualsiasi altra fobia, questo tipo di paura può arrivare a influenzare pesantemente la vita quotidiana. Ma andiamo con ordine.

Il significato psicologico del denaro come punto di partenza

Dal punto di vista psicologico il denaro rappresenta sicurezza, potere, libertà, controllo, autonomia, status e riconoscimento sociale.

Nel prossimo paragrafo la dott.ssa Rinaldi ci spiegherà come la simbologia è legata al denaro e la costruzione della percezione della ricchezza nel corso della propria vita.

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Il denaro come simbolo di sicurezza, libertà o minaccia

Il denaro non è solo una risorsa economica, ma anche un simbolo psicologico. I significati più comuni del denaro sono: sicurezza, libertà, autonomia, ma anche conflitto, paura, vulnerabilità.

Pensiamo a quante volte le persone giudichino qualcuno in base al loro conto in banca o a come, proprio per il denaro, ci siano i più profondi conflitti a livello familiare ma anche globale.

La costruzione della percezione della ricchezza nel corso della vita

La percezione della ricchezza si forma molto prima di quanto immaginiamo. Fin dall’infanzia, infatti, iniziamo a registrare segnali, commenti, emozioni e atteggiamenti che poi diventeranno la nostra lente con cui guardiamo il denaro e chi lo possiede.

Dalle dinamiche tra i banchi di scuola, ai commenti dei compagni di classe, il confronto tra chi “ha di più” e chi “ha di meno”, può rinforzare o indebolire quello che abbiamo già interiorizzato.

Fino alle prime paghette, il primo stipendio, le delusioni finanziarie, le conquiste economiche. Ognuno di questi momenti contribuisce alla costruzione di una “narrativa economica interiorizzata”.

Comprendere la plutofobia e la paura della ricchezza

La plutofobia è quindi una combinazione di emozioni, timori e reazioni legate alla ricchezza. Può manifestarsi in modo sottile: disagio, ambivalenza, conflitti interiori, non solo “paura intensa”. Da qui in poi entriamo nel cuore del tema.

Significato psicologico della paura del denaro

Chi teme il denaro non teme la ricchezza in sé, ma ciò che la ricchezza comporta: più si ha e più ce ne si deve occupare, più si possiede e più si ha paura di perdere, più si ha e più si nutre paura di essere amati solo per ciò che si ha.

Normalizzare è fondamentale: il disagio legato al denaro indica la presenza di un nodo emotivo che merita attenzione, per poter liberare il denaro dalle convinzioni limitanti che si sono sviluppate e vivere con esso un rapporto più equilibrato.

Manifestazioni emotive e comportamentali della plutofobia

La plutofobia si manifesta attraverso il disagio quando si parla di soldi, il timore di guadagnare troppo, la sensazione di non meritare opportunità economiche, l’evitamento di decisioni finanziarie, l’autosabotaggio quotidiano. Insomma, tutto ciò che riguarda il denaro viene vissuto con imbarazzo, fastidio, evitamento.

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Le radici profonde della paura della ricchezza

La paura della ricchezza è spesso il risultato di esperienze, storie, contesti e messaggi interiorizzati.

In questa parte dell’articolo esploreremo i temi riguardanti famiglia, cultura, esperienza personale, identità come possibili fattori che influenzano il rapporto con il denaro, per comprendere al meglio l’origine di questa fobia.

Credenze familiari e narrative interiorizzate sul denaro

Pensiamo alle frasi che abbiamo ascoltato da bambini riguardo al denaro: “chi è ricco è avaro”, oppure “chi ha tanto, diventa infelice perché deve preoccuparsi di più faccende”, o ancora “i litigi tra le persone li causa prevalentemente il denaro”. Simili sentenze diventano parte dell’idea che si ha del denaro e di chi lo possiede.

Condizionamenti culturali e sociali sulla ricchezza

Altre frasi che possiamo aver ascoltato sono: “chi possiede poco, è più umile”, “se si lavora e guadagna tanto, ci si allontana dalla famiglia e si rimane soli”, “bisogna accontentarsi, sacrificarsi, non pretendere troppo”, “chi troppo vuole, nulla stringe”. Tutte queste parole vanno a condizionare l’individuo in età adulta, nelle sue scelte lavorative e di vita.

Senso di colpa, merito personale e valore individuale

Molte persone associano l’idea di “avere di più” al “meritare di più”. E qui nasce un inganno sottile: se non ti senti una persona abbastanza valida, competente, “giusta”, ogni passo avanti può attivare un senso di colpa che frena, blocca o fa tornare indietro.

Il senso di colpa, in questi casi, riguarda la paura di tradire la propria famiglia: se si cresce in un ambiente dove “fare troppo” viene visto come arroganza; se l’idea di “salire di livello” suona come un allontanamento; se si ha appreso che bisogna sempre accontentarsi, essere modesti, non spiccare troppo.

Del senso di colpa ne ha parlato anche la biologa e psicoterapeuta Claudia Rainville nel suo libro “Metamedicina 2.0 - Ogni Sintomo è un Messaggio - La guarigione a portata di mano”: la paura di “superare” il proprio ambiente d’origine, crescere, emanciparsi, cambiare livello sociale può far emergere domande scomode: “Sarò ancora la stessa persona?”, “Gli altri mi vedranno diversamente?”, “Merito davvero quello che ho ottenuto?”, “Sto lasciando indietro chi amo?”.

Identità personale, appartenenza sociale e rapporto con il denaro

Siamo esseri sociali e tra i bisogni fondamentali dell’essere umano, lo psicologo Abraham Maslow ha inserito proprio il bisogno di appartenenza. È il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, che sia la famiglia, una cerchia di amici o una comunità. Per questo è così difficile cambiare rispetto agli insegnamenti che si sono ricevuti o al contesto in cui si è vissuti.

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L’impatto psicologico della plutofobia

La plutofobia, come ogni altra fobia, ha un impatto sulla vita quotidiana di chi ne soffre: in particolare un individuo che soffre di plutofobia può arrivare a sabotare la sua carriera professionale per il timore di doversi assumere delle responsabilità, di dover subire delle pressioni sociali o di essere vittima di una rapina o di un rapimento.

Autosabotaggio finanziario e rinuncia alle opportunità

Gli individui che hanno questo disturbo temono talmente tanto di diventare ricchi che arrivano a sabotare la propria carriera professionale: ad esempio potrebbero rimandare una candidatura oppure rifiutare un aumento o un cambio di lavoro più remunerativo.

The Health Board descrive la plutofobia come paura intensa del denaro o della ricchezza, con sintomi ansiosi e suggerimenti per gestirla tramite tecniche di rilassamento.

Effetti su autostima, sicurezza emotiva e identità

Chi soffre di plutofobia potrebbe aver interiorizzato di non valere abbastanza e soffrire di bassa autostima: il denaro può diventare il metro attraverso cui si valuta il proprio valore personale, andando ad incidere sulla percezione di sé.

Influenza della paura della ricchezza sulle relazioni e sulle scelte professionali

La paura della ricchezza influisce enormemente sulle relazioni interpersonali: i soldi sono uno strumento che usiamo ogni giorno, che è all’interno della vita di ognuno, pensiamo a quanto possa essere difficile affrontare la quotidianità nella coppia o in famiglia, o anche nel proprio ambiente di lavoro. Tale problematicità potrebbe essere anche riconducibile ad un profilo neurodivergente caratterizzato, tra le varie peculiarità, anche dalla difficoltà nelle regole implicite della socialità e del lavoro.

Le dinamiche interiori che mantengono la paura della ricchezza

La paura della ricchezza può anche essere un meccanismo inconscio di privazione, un sentirsi indegni di abbondanza, di benessere, di quantità. È possibile che si nutra senso di colpa nei confronti di qualcuno o qualcosa che non si riesce ad identificare e, per questo, ci si priva di ciò che dà abbondanza, ricchezza. Ed un modo per de-colpevolizzarsi sta proprio nel mettere in atto meccanismi auto-privativi.

Ambivalenza tra desiderio di prosperità e timore del cambiamento

Dietro la plutofobia spesso si cela anche il desiderio di sicurezza economica ed accanto il timore delle responsabilità che l’essere abbienti comporterebbe.

Specialmente per chi ha sempre avuto un determinato tenore di vita, la ricchezza può causare la paura del nuovo equilibrio che si verrebbe a creare.

Meccanismi di difesa e strategie di evitamento legate al denaro

La paura della ricchezza può attivare meccanismi di difesa e strategie di evitamento che hanno lo scopo di ridurre l’ansia, ma che alla lunga mantengono il problema.

1. Razionalizzazione 

Frasi come “a me il denaro non interessa”, “i soldi non fanno la felicità” possono essere modi per allontanarsi da un’ansia più profonda: quella legata al senso di colpa nel desiderare il denaro o alla paura di non esserne degni.

2. Evitamento delle decisioni economiche 

Rimandare scelte pratiche, non guardare il conto, non pianificare spese o ignorare i debiti può essere un modo per non affrontare l’insicurezza, il senso di fallimento o l’autocritica che queste decisioni attivano.

3. Minimizzazione

Si tende a sminuire l’importanza della stabilità economica (“in qualche modo andrà”), per non affrontare il senso di inadeguatezza o la responsabilità legata alla gestione del denaro.

Rappresentazioni interiori della ricchezza come minaccia alla stabilità

È molto utile conoscere l’origine emotiva di un’affezione per poter guarire, ovvero per poter liberare l’emozione e il sentimento che ne sono la causa.

La paura della ricchezza può essere legata anche dal timore di suscitare invidia e gelosia degli altri, così si preferisce avere meno.

Meglio non avere troppo, per non attirare attenzioni negative”: anche questo pensiero spesso nasce da esperienze infantili in cui l’essere visti o ammirati portava conseguenze spiacevoli. Così, si preferisce inconsciamente “non brillare”.

C’è chi teme che il denaro possa “cambiare le persone”, renderle egoiste o superficiali.

Ed anche la religione, in particolare alcune letture della tradizione cristiana, ha spesso associato il denaro all’avidità o alla colpa. “È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli” (Mt 19,24). Questo può aver generato un’associazione inconscia tra ricchezza e immoralità.

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Verso un rapporto più equilibrato con la ricchezza

Per potersi liberare di una fobia prima di tutto bisogna prenderne coscienza, non si può intervenire su ciò che non è cosciente. Poi bisogna passare per l’accettazione, ovvero riconoscere di avere una fobia che sta limitando la propria quotidianità e che si ha bisogno di aiuto. La terza fase è l’azione: un’azione liberante come parlarne con qualcuno di fiducia, chiedere supporto, lasciarsi aiutare.

Riconoscere e trasformare le credenze limitanti sulla ricchezza

Non appena prendiamo coscienza della causa di un disturbo, il processo di guarigione è già iniziato.

È importante, a questo proposito, accorgersi delle convinzioni apprese: quelle automatiche, spontanee, istintive che, senza rendersi conto, condizionano la quotidianità, per poterle sostituire con una narrazione sul denaro più funzionale, più equilibrata, meno estrema.

In merito a questo, il medico e scrittore Gabor Maté sostiene che quando si ha una reazione forte, improvvisa ed anche spropositata rispetto ad uno stimolo che si presenta, è perché c’è una parte dentro di noi che ha subito un trauma e che deve guarire.

Coltivare consapevolezza emotiva nelle decisioni economiche

Ogni volta che spendiamo, risparmiamo o evitiamo una decisione economica, stiamo esprimendo anche un'emozione. Alcuni esempi: 

  • la paura può portarci ad accumulare senza mai goderne. 
  • il senso di colpa può impedirci di chiedere un giusto compenso. 
  • la rabbia o la frustrazione possono portarci a spendere in modo impulsivo. 
  • il bisogno di approvazione può spingerci a spese per “piacere” agli altri.

Essere consapevoli non significa agire in base all’emozione, ma riconoscere ciò che si muove dentro di noi e chiedersi “cosa sto provando quando prendo questa decisione?”, “da dove viene questa sensazione?”, “a chi o a cosa appartiene questo schema emotivo?”.

Integrare benessere psicologico e valore personale nella relazione con il denaro

La relazione con il denaro spesso è il riflesso del nostro senso di valore personale: se è fragile o condizionato dall’esterno, anche il nostro rapporto con il denaro tende a diventare disfunzionale. Ma è importante ricordare che il valore di una persona non si misura in base al guadagno o allo status economico.

Inoltre, è bene soffermarci, in conclusione, sul fatto che il denaro è neutro, siamo noi ad attribuirgli un significato: il denaro, in sé, è uno strumento. Non è né buono né cattivo.

Un rapporto sano con il denaro nasce da un equilibrio interno: più siamo in contatto con il nostro valore, più il denaro smette di essere un problema o un fine e diventa un mezzo al servizio del nostro benessere e dei nostri valori.

Senti che la paura della ricchezza ti sta bloccando nel lavoro o nella vita?

Non lasciare che schemi inconsci decidano per te. Un percorso di psicoterapia per curare la depressione può aiutarti a liberarti dal senso di colpa, a riconoscere il tuo valore e a costruire un futuro all’insegna del benessere

Domande frequenti sulla plutofobia

Che cos’è la plutofobia?

La plutofobia è la paura irrazionale della ricchezza o del denaro. Non riguarda solo il possesso economico, ma anche il timore delle conseguenze emotive, relazionali e identitarie legate all’avere di più.

Quali sono i sintomi più comuni della plutofobia?

I sintomi più frequenti includono disagio nel parlare di soldi, evitamento delle decisioni finanziarie, paura di guadagnare troppo, senso di colpa legato al successo economico e comportamenti di autosabotaggio.

Da dove nasce la paura della ricchezza?

La paura della ricchezza nasce spesso da credenze familiari, condizionamenti culturali o religiosi ed esperienze emotive legate al denaro. Può essere associata anche al timore di perdere l’appartenenza al proprio contesto di origine.

La plutofobia è legata alla bassa autostima?

Sì, in molti casi la plutofobia è collegata a una bassa autostima. Il valore personale viene inconsciamente associato al merito economico, rendendo difficile accettare il successo o l’abbondanza.

Come influisce la plutofobia sulla carriera lavorativa?

La plutofobia può portare a rifiutare promozioni, aumenti o opportunità più remunerative. La persona tende a evitare responsabilità o cambiamenti per la paura delle conseguenze emotive legate alla ricchezza.

È possibile superare la plutofobia da soli?

La consapevolezza delle proprie convinzioni sul denaro è un primo passo importante. Tuttavia, poiché la plutofobia coinvolge schemi emotivi profondi, il supporto psicologico può essere determinante per un cambiamento duraturo.

Quali sono le strategie di evitamento più comuni nella plutofobia?

Le strategie più comuni sono la razionalizzazione, l’evitamento delle decisioni economiche, la minimizzazione dell’importanza del denaro e la procrastinazione nella gestione finanziaria.

In che modo la plutofobia influisce sulle relazioni?

La paura della ricchezza può creare tensioni nelle relazioni di coppia, familiari o lavorative, soprattutto quando emergono differenze economiche o decisioni finanziarie condivise.

Quando è utile chiedere aiuto a uno psicologo?

È utile chiedere aiuto quando la paura del denaro limita le scelte di vita, provoca ansia persistente o porta a ripetuti comportamenti di autosabotaggio sul piano lavorativo ed emotivo.

Quando il denaro diventa fonte di ansia, come si può trovare un equilibrio?

Un supporto psicologico mirato può aiutarti a trasformare il tuo rapporto con il denaro