- Il significato del consenso nelle relazioni intime
- Consenso, rispetto e sicurezza emotiva come basi delle relazioni sane
- Riconoscere e gestire le dinamiche che minano il consenso
- Integrare consenso e rispetto nella quotidianità della relazione
- Ogni relazione può cambiare
- FAQ su consenso, rispetto e relazioni intime sane
- Fai fatica a capire cosa ti fa stare davvero bene nella relazione?
Ti è mai capitato di dire “sì” mentre dentro di te sentivi un “non lo voglio davvero”? Oppure di non riuscire a comunicare un disagio per paura di ferire o deludere l’altra persona? È proprio in queste sfumature che vivono il consenso e il rispetto nelle relazioni intime, due elementi fondamentali per costruire connessioni autentiche e sostenibili.
Insieme alla dott.ssa Garbin esploreremo il significato profondo e pratico del consenso e il ruolo del rispetto e della sicurezza emotiva che permettono anche di riconoscere le dinamiche che possono minare la libertà nel consenso. Il tutto sarà poi calato nella quotidianità delle comunicazioni con tutti i limiti che possono sorgere.
L’obiettivo non è insegnare regole rigide, ma offrirti uno spazio di riflessione per costruire o rinforzare relazioni intime sane.
Fai fatica a esprimere i tuoi bisogni o a sentirti rispettato nella relazione?
Parla con uno psicologo che ti aiuti a trovare la tua voce, a stabilire confini sani e a costruire relazioni più autentiche e sicure.
Il significato del consenso nelle relazioni intime
Quando parliamo di consenso, spesso immaginiamo un gesto rapido o una risposta monodimensionale. In realtà, si tratta di un processo continuo, che cambia nel tempo e che ha molto a che fare con la libertà emotiva, la sicurezza e la capacità di ascoltarsi.
Secondo il modello di Shumlich e Fisher (2019) sul consenso in ambito sessuale vi sono 3 fattori che influenzano l'espressione del consenso: la conoscenza, la motivazione e le abilità. Conoscere cosa significa consenso è il primo fattore che spinge le persone ad esprimersi per un “sì” o per un “no”; questo implica anche sapere quali siano le conseguenze anche quali siano i desideri personali reali. Le motivazioni possono essere divise in personali (quindi legate alle emozioni provate, alle credenze individuali e alla valutazione soggettiva) e sociali (come viene percepito socialmente un rifiuto e la conoscenza delle conseguenze all'interno del contesto sociale in cui si vive). Infine i primi due fattori porteranno ad una libera espressione del consenso se la persona ha le abilità necessarie per dare o rifiutare il consenso.
Una definizione condivisa di consenso nelle relazioni
Il consenso può essere descritto come una scelta libera, volontaria, consapevole e reversibile. Non nasce dalla paura, dal senso di colpa o dalla pressione, anche quando questa pressione non è esplicita.
Quando lavoro su questi temi, mi accorgo spesso che molte persone desiderano relazioni più chiare, sicure e rispettose, ma allo stesso tempo trovano difficile nominare ciò che sentono o definire i propri confini. Non è un limite personale: è qualcosa che riguarda tantissime persone, spesso perché non abbiamo ricevuto strumenti o modelli chiari su come farlo.
In una relazione vi è sempre un certo grado di tensione che può manifestarsi positivamente come potenziale apertura al futuro e alle trasformazioni che il rapporto può generare nei partner o negativamente come timore che il sentimento provato possa renderci più vulnerabili e quindi “alla mercè” dell'altro. Quando in una relazione si sviluppano dinamiche negative orientate prevalentemente all'affermazione di se stessi attraverso l'altro ma anche alla negazione dell'altro se non come specchio di se stessi, il consenso diventa un'arma di manipolazione dell'altro perdendo quell'autenticità e volontarietà che deve sempre caratterizzarlo.
Non a caso in queste relazioni la comunicazione è fortemente compromessa rendendo difficoltoso trovare uno spazio in cui sentirci davvero liberi di esprimerci.

Il ruolo della comunicazione autentica
Il consenso non è telepatia: ha bisogno di essere sostenuto da una comunicazione chiara, gentile e sincera. Un contesto in cui possiamo dire come stiamo, cosa ci piace, cosa ci mette a disagio, senza temere giudizi o reazioni sproporzionate.
Quando la comunicazione manca o non è costruttiva il consenso non può essere esplicitamente espresso e dall'altra parte chiaramente percepito dando luogo a fraintendimenti e quindi a comportamenti ambigui e irrispettosi: il 49% dei partecipanti a un'indagine svolta in Finlandia nel 2024 sulle conseguenze della conformità sessuale sulla persona e sulle sue relazioni, ha riportato che la sessualità vissuta in mancanza di una comunicazione efficace tra partner, aveva avuto più conseguenze negative soprattutto su autostima e rispetto per se stessi, che effetti positivi.
Esprimersi su come una situazione ci fa stare o sui desideri che si provano in un determinato momento può aiutare a ridurre ambiguità e incomprensioni, permettendo a entrambi i partner di orientarsi nel modo più rispettoso possibile.
È un’abilità che si può allenare gradualmente, con piccoli passi.
La dimensione emotiva del “sì” e del “no”
Molte volte non riusciamo a dire “no” non perché non abbiamo un limite, ma perché l’emozione del dire “no” è troppo intensa: paura del rifiuto, timore di deludere, paura del conflitto, vergogna.
Una ricerca finlandese del 2024 ha rilevato che la pressione sociale o personale da parte del partner gioca un ruolo importante nell'espressione del consenso: il 24% di coloro che hanno riportato di aver provato emozioni negative quando hanno espresso un consenso non voluto, hanno anche parlato di pressioni ricevute dal partner per non offenderlo o di più generali pressioni sociali legate alla richiesta, da parte di una società in costante evoluzione, di una maggiore flessibilità nel definire confini: è stata sottolineata una difficoltà nell'adeguarsi a questa elasticità poiché risultava difficile capire fin dove spostare i confini personali per rispettare le emozioni ma anche per assecondare le richieste esterne.
Ascoltare quel disagio interno, anche solo riconoscerlo senza cambiare subito nulla, può essere il primo passo verso relazioni più autentiche.
L’impatto delle esperienze passate sul modo di vivere il consenso
Il nostro modo di stare nelle relazioni non nasce nel vuoto: è influenzato da educazione, modelli familiari, esperienze passate. Esperienze relazionali negative possono influire sul modo in cui si reagisce in un nuovo rapporto: chi ha vissuto un trauma può non essere più abituato a fissare dei confini nelle relazioni con gli altri e anche un gesto innocente può scatenare attacchi di ansia o panico. Inoltre alcune persone hanno interiorizzato che è meglio non “disturbare”, altre che bisogna acconsentire per non essere lasciate, altre ancora hanno imparato a ignorare i propri segnali corporei.
Comprendere questi schemi non significa essere determinati dal passato, ma diventare più consapevoli di cosa ci succede oggi.
Consenso, rispetto e sicurezza emotiva come basi delle relazioni sane
“Quando in una relazione ci si può dire ‘no’ senza paura, lì c’è davvero spazio per un ‘sì’ autentico.”
Consenso e rispetto non sono concetti astratti: si traducono in atmosfere, gesti quotidiani, modi di ascoltare e di essere presenti. Quando questi elementi si intrecciano, nasce la sicurezza emotiva, quella sensazione di poter respirare profondamente con qualcuno, sentirsi riconosciuti e non giudicati. L'autoefficacia come capacità di chiedere il consenso è una caratteristica che è stata rilevata, in un'indagine del 2024 effettuata dall'Università di Bloomington (Indiana), nella maggior parte dei 411 partecipanti: laddove era presente questa caratteristica vi era una tendenza in crescita all'assertività nelle relazioni e un incremento delle capacità di risoluzione dei conflitti
Vediamo insieme quali aspetti caratterizzano delle relazioni sane.
L’ascolto empatico come fondamento del rispetto reciproco
L’ascolto empatico è un ascolto curioso, gentile, non giudicante. Non è solo udire le parole dell’altro, ma accogliere i suoi vissuti come legittimi: l'ascolto empatico è attivo e concentrato. Se vogliamo davvero comprendere l'altro possiamo validare i suoi vissuti cioè riconoscere le emozioni che prova e cercare di creare uno spazio sicuro.
Quando ci sentiamo ascoltati davvero i nostri limiti sembrano più chiari e riusciamo a fissare dei confini, riconosciamo i nostri bisogni e li accettiamo e il legame si fa più solido e stabile.
La valorizzazione dei confini personali
Ogni persona ha confini diversi: fisici, emotivi, temporali. Non c’è un “giusto” universale. I confini personali servono a dirci cosa ci fa stare bene e cosa no: conoscere i propri bisogni può portarci a riconoscere l'esigenza di un maggior lasso di tempo prima di avere un contatto fisico, per esempio, o chiedere uno spazio in cui restare soli durante la giornata.
Anche se questo può generare delle reazioni negative nel partner, non è tua responsabilità gestire la sua insoddisfazione né controllare le sue reazioni. Anche i sensi di colpa possono alterare la percezione dei confini propri e altrui tuttavia diventare consapevoli di ciò che si vuole non è egoismo o insensibilità quanto piuttosto un modo per preservare le energie da reinvestire nella relazione.
Rispettare i confini non allontana: rende la relazione più sincera e rispettosa.
La responsabilità emotiva nella relazione
La responsabilità emotiva non significa farsi carico delle emozioni dell’altro, ma prendersi cura del modo in cui comunichiamo e di ciò che esprimiamo.
In una relazione è soprattutto importante comprendere che la felicità non dipende esclusivamente dall'altro: quando questo accade si rischia di restare imbrigliati in una relazione di dipendenza affettiva. Ognuno è responsabile della propria soddisfazione nel rapporto.
Anche parlare in prima persona è una buona strategia per esprimere in modo diretto e chiaro ciò che proviamo senza assumere un atteggiamento accusatorio che potrebbe incrinare la comunicazione con il partner.
Questi aspetti, associati all'ascolto empatico, costituiscono due pilastri importanti per coltivare una relazione sana.

I segnali di un clima relazionale sicuro
Un clima sicuro può manifestarsi attraverso:
- la possibilità di dire “non me la sento” senza paura: è sintomo che l'altro riesce a creare un clima di sicurezza e apertura
- il rispetto dei ritmi e delle emozioni di ciascuno
- l’assenza di derisione dei limiti
- la disponibilità a fermarsi, chiedere, chiarire: essere responsabili della relazione è anche saper fare il punto del rapporto
- la sensazione di poter portare se stessi senza essere puniti o svalutati
Sono piccoli indicatori che parlano di benessere e salute relazionale.
Le differenze individuali nei bisogni emotivi
Non tutti desiderano la stessa quantità di vicinanza, contatto, tempo insieme. Alcune persone hanno bisogno di più rassicurazione, altre di più autonomia. La chiave non è uniformarsi, ma dialogare per trovare un equilibrio. Spesso si cresce con la convinzione che vivere una relazione sia solo sacrificare i propri interessi e desideri: non vi è credenza più sbagliata: nelle relazioni le differenze arricchiscono.
Riconoscere e gestire le dinamiche che minano il consenso
“A volte la pressione non si manifesta con frasi esplicite, ma con silenzi, sguardi o battute che ci fanno sentire in dovere di acconsentire.”
Riconoscere queste dinamiche non significa accusare qualcuno, ma dare valore alle proprie sensazioni. Se qualcosa ti mette a disagio, quella sensazione merita ascolto.
La negoziazione reciproca – e non l’adattamento unilaterale – è ciò che permette alla relazione di essere flessibile e vitale.
Forme sottili di pressione emotiva
Alcune dinamiche possono farci sentire obbligati, anche senza intenzione consapevole: fare battute svalutanti (“sei troppo sensibile”, “non esagerare con questa emozione”...), far sentire in colpa l'altro o usare la comunicazione non verbale per punire il partner, sono delle strategie che anche se inconsciamente messe in atto, generano un clima di svalutazione del partner. Questo crea delle pressioni spesso difficili da riconoscere dall'esterno che però minano la salute della relazione.
Riconoscere l'effetto che questi atteggiamenti ha sull'altro permette di rendersi conto di quando si attuano anche senza volontà di manipolare e quindi di poter rimediare favorendo il ritorno a una comunicazione aperta e trasparente.
Le difficoltà nell’esprimere limiti personali
Dire “non voglio” può essere difficile per molte ragioni: paura del conflitto, timore di essere rifiutati, abitudine a compiacere. Questi meccanismi sono spesso radicati e inconsci.
Imparare a riconoscere il proprio limite è un percorso. Inizia dall’ascoltare i segnali corporei: tensioni che si sono sviluppate, disturbi che possono coinvolgere l'apparato respiratorio (per esempio frequenti apnee o attacchi di panico) o quello gastrointestinale. Successivamente cerca di condividerli, anche in modo imperfetto. Partire dal sé permette di non assumere un atteggiamento accusatorio ma trasmettere comunque il bisogno di fissare dei limiti o spostare quelli esistenti
Percorsi di riparazione e crescita relazionale
Nessuna relazione è perfetta; tutte attraversano momenti di confusione o incomprensione. È in questi momenti che può essere utile una forma di comunicazione assertiva ed empatica.
Inoltre saper anche chiedere scusa quando necessario dimostra una apertura al dialogo e al confronto che travalica l'orgoglio personale e supera le rigidità che possono minare un rapporto.
Infine ricorda che i confini non sono statici e rigidi nel tempo ma possono essere ridefiniti soprattutto dopo un periodo difficile e di cambiamenti, sempre restando nell'ottica di preservare se stessi per poter contribuire alla crescita della coppia.
Se questi suggerimenti ti risultano di difficile applicazione, non esitare a chiedere un supporto esterno, di uno psicologo o di un mediatore familiare il quale sarà quel terzo imparziale necessario al fine di superare confusione e incertezza.
Ogni coppia ha tempi e modalità proprie.
Integrare consenso e rispetto nella quotidianità della relazione
“Il consenso non è un momento isolato, ma un filo che attraversa la quotidianità della relazione.”
Non serve fare discussioni formali ogni giorno, né vivere con paura di sbagliare. Si tratta di piccoli gesti, frasi, attenzioni che costruiscono un clima in cui entrambi possono sentirsi liberi e sicuri.
La comunicazione continua come pratica di cura
Nel quotidiano, piccoli check-in emotivi possono fare la differenza: anche se il partner potrebbe restare sorpreso dalle domande, prova a proporre periodicamente dei momenti in cui riflettere sull'andamento della relazione con richieste come:
- “Come ti senti con quello che stiamo vivendo ultimamente?”
- “C’è qualcosa che potrei fare per farti sentire più a tuo agio?”
Se corri il rischio di assumere un atteggiamento accusatorio, specifica che si tratta di una “coccola” che vuoi donare alla relazione al fine di migliorarla attraverso la trasparenza e l'onestà reciproca.
Modalità pratiche per comunicare limiti e preferenze
Alcune frasi possono aiutare a esprimere limiti in modo gentile come “In questo momento mi farebbe stare meglio…”
L’uso della prima persona (“io sento…”, “io ho bisogno…”) permette di essere autentici senza risultare accusatori.
Ognuno troverà il proprio stile, ed è questo che rende la comunicazione viva e personale.
L’equilibrio tra autonomia e connessione
Autonomia e connessione non sono opposte: convivono in ogni relazione sana. Aver bisogno di spazi propri non significa allontanarsi; allo stesso tempo incontrarsi nell’intimità non significa perdere sé stessi.
Non ci si deve sentire in colpa se si desidera coltivare un hobby che settimanalmente ci tiene lontani da casa per qualche ora.
È altrettanto importante però cercare di fissare dei momenti che siano dedicati solo alla coppia, non necessariamente interrompendo delle attività: il momento della cena, per esempio, può diventare uno spazio dedicato esclusivamente alla relazione, allontanando anche smartphone e televisione e impegnandosi a ritrovare la connessione
È naturale che i bisogni oscillino nel tempo: ciò che conta è poterlo comunicare in modo chiaro e trasparente senza temere ripercussioni.
Ogni relazione può cambiare
Il consenso e il rispetto nelle relazioni intime non sono obiettivi statici, ma processi che si rinnovano ogni giorno.
La sicurezza emotiva, il rispetto reciproco, i confini personali e la comunicazione continua creano le basi di relazioni intime sane, in cui entrambi i partner possono crescere, evolversi e sentirsi visti.
Ogni relazione può cambiare. E il primo passo inizia sempre da ciò che senti dentro di te.
Ti riconosci in dinamiche ripetitive e vorresti un cambiamento?
Non aspettare che la situazione peggiori. Un percorso di psicoterapia può aiutarti a comprendere e trasformare gli schemi che ti tengono bloccato, ritrovando benessere e libertà relazionale.
FAQ su consenso, rispetto e relazioni intime sane
Cos’è il consenso autentico in una relazione?
Il consenso autentico è un “sì” che nasce da presenza, libertà e chiarezza, non da abitudine o pressione. Non riguarda solo il contatto fisico: include anche disponibilità emotiva e rispetto dei tempi. È valido quando puoi cambiare idea senza conseguenze negative. Segnali utili: ti senti libero/a di fermarti o rallentare e l’altra persona accoglie un “no” senza punire o insistere. Frase utile: “Mi va, ma voglio andare con calma e sentirmi libero/a di fermarmi”.
Perché faccio fatica a dire “no” nel rapporto di coppia?
Spesso non è mancanza di confini, ma paura delle conseguenze: conflitto, delusione, abbandono, giudizio. A volte scatta un automatismo di compiacenza (“se dico no, perdo l’amore”) o un blocco corporeo (tensione, immobilità). Un segnale tipico è provare sollievo quando “finisce” più che piacere nel viverlo, oppure sentirsi in debito e responsabili dell’umore dell’altro. Frase utile: “Ti voglio bene, ma in questo momento non me la sento”.
Come posso migliorare la comunicazione con il mio partner?
Migliorarla significa renderla più “leggibile”: dire cosa provi, cosa vuoi e cosa non vuoi, senza accuse. Funziona quando unisci chiarezza, gentilezza e tempi giusti (non nel mezzo di una discussione). Scegli un momento neutro e parla per obiettivi (“voglio capirci”, non “voglio avere ragione”). Micro-pratiche: una domanda a settimana (“Come stai con noi?”), richieste concrete, e ascolto attivo (riassumere in una frase ciò che hai capito). Frase utile: “Per me sarebbe importante che quando succede X ci fermassimo un attimo e ne parlassimo”.
Cosa sono i confini personali e perché sono importanti?
I confini sono le condizioni che ti fanno sentire al sicuro: definiscono dove finisci tu e dove inizia l’altro (nel corpo, nelle emozioni, nel tempo, nello spazio). Non sono muri: sono “istruzioni d’uso” che rendono la relazione più stabile. Un confine sano si comunica e si negozia, ma non si annulla. Esempi: “Ho bisogno di tempo prima dell’intimità”, “Non voglio battute sui miei limiti”. Frase utile: “Per stare bene ho bisogno di questo ritmo: se lo rispettiamo, mi sento più vicino/a”.
Come riconosco se la mia relazione è emotivamente sicura?
Una relazione è emotivamente sicura quando puoi essere sincero/a senza paura di ritorsioni, gelo, derisione o colpevolizzazione. La sicurezza si vede soprattutto nei momenti difficili: come reagite a un “no”, a un disagio, a un fraintendimento. Se l’errore diventa un’occasione di riparazione (e non di punizione), la base è sana. Segnali: puoi dire “fermiamoci” e l’altro si ferma; i conflitti non diventano minacce o ricatti emotivi. Frase utile: “Ho bisogno di dirti una cosa delicata: mi aiuti ad ascoltarla senza difenderci subito?”.
Cosa fare se mi sento in colpa quando stabilisco un confine?
Il senso di colpa spesso segnala un’abitudine: mettere il benessere dell’altro sopra il tuo. Non è la prova che stai sbagliando; è il prezzo di un cambiamento. Puoi gestirlo distinguendo tra colpa automatica e responsabilità reale: un confine espresso con rispetto è un atto di cura, non di egoismo. Aiuta spiegare il “perché” senza giustificarti troppo e ripetere il confine con calma (coerenza = sicurezza). Frase utile: “Capisco che ti dispiace, ma per me questo limite è importante”.
Le esperienze passate possono influenzare il mio modo di vivere il consenso oggi?
Sì. Il corpo e la mente imparano strategie di sopravvivenza: compiacere, congelarsi, evitare il conflitto, dissociarsi. Se in passato dire “no” era rischioso, oggi può sembrarti “impossibile” anche quando sei al sicuro. Segnali: dici “sì” ma ti senti altrove; il corpo reagisce con ansia o nausea senza un motivo apparente. Frase utile: “A volte mi blocco: non è contro di te, ho bisogno di tempo per sentirmi al sicuro”.
Come gestire le pressioni sottili nella coppia (commenti, silenzi, sensi di colpa)?
Le pressioni sottili sono difficili perché non sembrano “violente”, ma ti spostano verso un sì non libero. La chiave è nominare l’effetto, non l’intenzione: “quando succede X, io mi sento Y”. Poi osserva la risposta: chi tiene alla relazione tende a rallentare e capire; chi vuole controllo tende a minimizzare, ridicolizzare o ribaltare la colpa. Campanelli d’allarme: “Dai, non esagerare” dopo un tuo disagio; silenzio punitivo quando metti un limite. Frase utile: “Quando fai quella battuta, io mi chiudo e mi sento spinto/a. Vorrei un modo diverso”.
Cosa significa “responsabilità emotiva” nella relazione?
Significa gestire ciò che ti appartiene (emozioni, bisogni, comunicazione) senza scaricarlo sull’altro e senza farti carico della sua vita emotiva. È l’equilibrio tra empatia e autonomia: esprimi ciò che provi, chiedi ciò di cui hai bisogno, ripari quando sbagli, ma non controlli e non ricatti. Esempio: “Mi sento insicuro/a” (responsabilità) invece di “Se mi ami non fai così” (ricatto). Frase utile: “Io mi sono sentito/a così; mi aiuterebbe se facessimo in questo modo la prossima volta”.
Quando è il momento di cercare un supporto psicologico per la coppia?
Quando i problemi non sono l’eccezione ma il pattern: stessi litigi, stesse chiusure, stessi fraintendimenti. Oppure quando c’è un tema delicato (consenso, confini, fiducia) che non riuscite a trattare senza escalation. Non è “ultima spiaggia”: è una scelta di cura quando la relazione non riesce più a ripararsi da sola. Indicatori: dopo i conflitti non c’è mai ricomposizione; uno dei due si sente spesso in allarme, svalutato o “in colpa”. Frase utile: “Vorrei che avessimo uno spazio neutro per capirci meglio, senza farci male mentre ci proviamo”.

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