Per alcuni il Natale è un momento di gioia e compagnia, per altri è un momento di tristezza e solitudine. Spesso è possibile sviluppare un vero e proprio evitamento nei confronti di questa festa. Questo accade anche nei giorni di compleanno o di altre celebrazioni importanti. Perché culturalmente si dovrebbero passare queste occasioni con la propria famiglia e per chi una famiglia non ce l’ha o per chi ce l’ha ma non ci si trova bene, può far soffrire. Ci si sente in modalità sopravvivenza, si cerca di evitare determinati luoghi, persone, frasi. Come dei topi in gabbia che cercano di nascondersi, ci si sente non liberi di vivere alla luce del sole. Vediamo insieme come affrontare questi sentimenti. 

La Sindrome del Grinch

L’odio verso il Natale viene chiamato anche “Sindrome del Grinch”: il Grinch è un film del 2000 diretto da Ron Howard. È basato sull’omonimo libro del Dr. Seuss e parla di una creatura dal pelo verde e con un cuore tre volte più piccolo del normale che disprezza il Natale. Nel corso storia viene rivelato che ha iniziato a odiare il Natale dopo che i suoi compagni di classe lo avevano deriso per aver cercato di radersi. Da allora vive solo in una caverna ed è diventato molto burbero, irascibile, egoista, subdolo e misantropo. Quel non amore si trasformò, in lui, in dolore e chiusura. Alla fine, però, attraverso varie vicissitudini, capisce il vero significato del Natale: ovvero il valore dello stare insieme alle persone che si amano, il vivere il Natale come simbolo di rinascita, rinnovamento, cambiamento, ma anche di speranza e fiducia che attraverso le “oscurità” della vita si rafforzi la conoscenza e consapevolezza delle proprie risorse e di quelle attorno a sé.  

La malinconia delle feste

Una celebre frase recita "Te ne accorgi la domenica sera se sei davvero felice". La malinconia del Natale spesso è presente anche in altri momenti dell’anno: durante i quali ci si ferma e si sta con se stessi. Pensiamo a quanto sia stato difficile, per l’intera umanità, fermarsi durante il Covid e quanto ancora, dal punto di vista psicologico e non solo, ne vediamo le conseguenze.
Il sabato, la domenica, il giorno del proprio compleanno, le festività di Pasqua, l’estate sono, per molti, periodi di grande malinconia, amarezza, tristezza.

Analizziamo insieme cosa accade. 

I giorni in cui tutto si ferma, i tempi del Covid ce lo insegnano, ma anche quelli di convalescenza o malattia, sono giorni in cui non abbiamo riempimenti, distrazioni, impegni.

Questo porta a porci domande, a riflettere sulla nostra vita, sulle nostre relazioni, sulle nostre scelte.

E così sentiamo una fisiologica tristezza legata al tempo che passa, alle cose andate storte, a quelle passate, a quelle che verranno.

Sono giorni in cui ci si sofferma sulle relazioni. Ci sembra di averne troppo poche, di non esserci impegnati abbastanza a coltivarne. Ci sentiamo in colpa per il nostro carattere. Vediamo le scelte che abbiamo compiuto sotto un'ottica diversa, da una prospettiva nuova.

Quei litigi ci sembrano così stupidi. Quegli allontanamenti ci appaiono così drastici. È come se il cuore si aprisse e ci rendessimo conto che dentro c’è poco. 

Perché non abbiamo saputo sopportare abbastanza. Perché non siamo stati disposti a scendere a compromessi. Perché non ci siamo accontentati. Perché non abbiamo saputo perdonare. Sono tanti gli interrogativi che possono venirci in mente.

E ci chiediamo se ne è valsa la pena. Se sia stato giusto così. E poi quei giorni passano e le nostre vite tornano a congelarsi, i cuori tornano a chiudersi e gli anni continuano a seguitare.

Il significato del Natale

Dal punto di vista psicologico, il Natale rappresenta una festa di rinascita, rinnovamento, cambiamento, speranza, fiducia come metafora delle difficoltà che ogni persona deve affrontare nella vita con l’auspicio di riuscire a gestirle al meglio.

Eppure, per tanti, le feste non sono un periodo felice: se ci si trova lontano dai propri cari, se si hanno conflitti irrisolti con la propria famiglia, se si è in lutto per una persona cara, se ci si senti soli anche se fisicamente non lo si è.

Le feste possono essere anche il momento in cui si rifanno sentire persone del passato, con cui magari non si ha più un legame da tempo e possono sopraggiungere senso di impotenza, di colpa, malinconia.

Sono momenti, quelli delle feste, in cui si confronta la propria vita con quella degli altri, specialmente con l’uso dei social network, anche se frequentemente ciò che compare sui social non corrisponde a verità.

Il Natale e la famiglia

Spesso si può sperimentare solitudine e tristezza durante le feste, ma anche nel caso in cui si abbiano i propri cari accanto, in realtà può accadere di non sentirsi pienamente “rilassati”. Secondo Jessica Ebenstein Grose, giornalista, editrice e scrittrice americana che scrive sul New York Times, possiamo parlare di “regressione festiva”, ovvero ciò che succede quando stiamo a stretto contatto con i nostri cari e ci troviamo ad avere un atteggiamento “petulante” come quando eravamo bambini e adolescenti, una sorta di ritorno al passato. L’articolo della Grose si intitola “Tua madre è destinata a infastidirti. Come gestire l'inevitabile regressione delle vacanze” e sostiene che qualsiasi commento della propria madre e dei parenti più stretti susciterebbe in noi risposte scontrose, come, ad esempio, nelle occasioni delle feste in cui ci si rincontra. 

Teniamo presente che il conflitto non è sempre negativo, può avere le funzioni positive di dirsi ciò che si pensa, individuarsi, conoscersi e far evolvere il rapporto stesso.

In psicologia, la teoria dei sistemi familiari spiega che questi comportamenti prevedibili con la propria famiglia d’origine avrebbero il ruolo di mantenere intatto il sistema familiare: l'idea è che le famiglie abbiano bisogno di avere un proprio equilibrio e che ogni persona avrebbe un ruolo fisso che è al servizio del mantenimento di tale sistema familiare. Quindi, qualunque sia il il tuo ruolo prestabilito, ti ritroverai a riviverlo una volta che fai rientro a casa, anche durante le feste.

Ad esempio potresti essere il figlio che viene coinvolto nei litigi tra i genitori come avveniva nell’infanzia o quello che viene elogiato e lodato.

Kira Birditt, Ph.D., professoressa associata di ricerca presso l'Università del Michigan che ha studiato la tensione tra i figli adulti e i loro genitori, ha affermato che il 94% degli intervistati nel suo studio sull'argomento ha segnalato qualche tipo di conflitto nelle loro relazioni. La ricerca mostra anche che la connessione tra madri e figlie adulte è particolarmente tesa: il dottor Birditt l'ha descritta come "la più stretta e irritante" di quasi tutte le relazioni. 

Nell’articolo viene citato anche un libro di Deborah Tannen “Ma guarda come ti vesti! Le parole tra madre e figlia” dove si fa riferimento alla difficoltà relazione che può sussistere tra madre e figlia. 

Come affrontare questi momenti?

A volte non odiamo tanto il Natale, ma ciò che ci ricorda, ciò che ci rappresenta. Come per il Grinch, anche noi, tante volte, dimentichiamo qual è il vero significato del Natale e ci lasciamo prendere da sentimenti di tristezza, evitamento, rabbia nelle relazioni o da dinamiche familiari non troppo serene.

Cerchiamo di comprendere ciò che realmente ci fa soffrire e accogliamo ciò che sentiamo, per poter gestire al meglio le nostre emozioni.

È molto importante accogliere e dare ascolto ai propri sentimenti, capire, anche con l’aiuto di un professionista psicologico o attraverso un percorso di psicoterapia oppure prendendo parte a gruppi di crescita personale, quali possono essere le origini di questo sentimento controverso nei confronti del Natale e delle feste per poter ritrovare un proprio significato delle festività, nuove abitudini, nuove modalità per festeggiare, creare nuove tradizioni da portare avanti con le persone che si sceglie di avere al proprio fianco. 

Bibliografia e sitografia