Probabilmente la paura per il mare e l’angoscia che questo provoca derivano dal fatto che le profondità marine, in quanto tali, sono sempre state oggetto di ricerca anche se sono state misurate ed esplorate solo nello scorso secolo; i primi rilevamenti con sonar della Fossa delle Marianne sono avvenuti nel 1951.

Fin dall’antichità il mare ha sempre suscitato nell’uomo curiosità e meraviglia, ma anche ansia e paura nella rivelazione che ci sia qualcos’altro oltre i limiti dell’esperienza umana e di ciò che è conosciuto.

Questo mistero suscitato dal mare è stato anche fonte di ispirazione per molti scrittori che hanno ideato mondi e creature soprannaturali legati agli abissi marini.

“Ci sono uomini, anche sapienti, che non amano il mare e lo sciabordio delle onde sulle spiagge dorate: ci giudicano strani, noi che amiamo il mistero dell’antico e infinito abisso. Ma per me negli umori dell’oceano c’è un fascino misterioso, indefinibile. Sarà il biancore della spuma malinconica sotto la luna cerea e morta; saranno le onde che si frangono eterne su rive sconosciute. In ogni caso esso è lì, e così sarà quando la vita scomparirà e rimarranno solo le creature sconosciute che scivolano nelle sue profondità oscure. Quando vedo le terribili onde che sorgono con forza interminabile, mi prende un’estasi simile alla paura: allora devo inchinarmi dinanzi alla potenza dell’oceano, perché altrimenti lo odierei e odierei le sue acque meravigliose” (L’Oceano di Notte, 1936, Lovecraft)

Cos’è la talassofobia e quali sono i sintomi?

Con il termine talassofobia (dal greco “talasso” ovvero mare e “fobia” ossia paura) si intende una forma di ansia e paura collegata al terrore delle attività legate al mare come fare il bagno, navigare e nuotare; è da differenziare da una fobia dello specchio d’acqua salata in quanto liquido, che invece prende il nome di idrofobia. 

Nel DSM V (Manuale Diagnostico e Statico dei Disturbi mentali) la talassofobia rientra tra le Fobie specifiche, ovvero paure intense, persistenti e durature provate per uno stimolo (trigger), vissute in maniera sproporzionata per quella che è la reale minaccia.

La talassofobia può essere a sua volta classificata in tre diverse tipologie:

  1. la cimofobia, ovvero la paura delle onde del mare, delle tempeste e dei maremoti;
  2. la scopulofobia, che è la paura degli scogli sommersi, legata a ciò che può essere ignoto nel mare;
  3. la selacofobia, ovvero la paura degli squali.

Nelle Fobie Specifiche si instaurano processi che portano la persona a stati d’ansia e terrore spropositati di fronte allo stimolo fobico. Il soggetto fobico sperimenta sintomi fisiologici come la tachicardia, le vertigini, nausea, sudorazione eccessiva, spossatezza, attacchi di panico.

Questi sintomi fisiologici sono relativi ad un’attivazione fisiologica dell’amigdala e della corteccia prefrontale mediale. Dal punto di vista psicologico i sintomi percepiti son quelli di ansia, attacchi di panico, paura di morire

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Quali sono le cause della talassofobia?

Secondo la teoria psicanalitica le fobie rappresentano un tipo di difesa contro l’ansia generata da pulsioni inconsce rimosse e simbolicamente spostate su oggetti o situazioni in relazione agli impulsi stessi. La persona fobica, sottraendosi dagli stimoli evita anche i conflitti rimossi, per cui la fobia rappresenta la modalità̀ con la quale l’Io si protegge dal problema reale.

Secondo l’assunto comportamentale, le fobie sono reazioni apprese per cui la paura di uno stimolo innocuo viene indotta da un fenomeno di condizionamento che consiste nell’associazione di uno stimolo incondizionato ad uno stimolo neutro che a sua volta dopo varie esposizioni, diviene condizionato e può da solo stimolare la comparsa della paura alla sola presenza dello stimolo in precedenza neutro.

Il soggetto riduce la paura evitando le situazioni che la stimolano, questa strategia è legata a diversi fattori: una predisposizione biologica-ereditaria, ad influenze ambientali-culturali in riferimento a precise tappe di sviluppo psicologico, che renderebbero il bambino sensibile alle paure o alle minacce potenziali.

Le cause dell’insorgenza di questa fobia specifica, non sono univoche, ma possono variare da persona a persona e spesso dipendono da una combinazione di più fattori e tra quelli che possono essere considerati come fattori scatenanti si annoverano: 

  1. Esperienze traumatiche legate all’acqua: durante l’infanzia o in età adulta, come l’annegamento o un incidente in acqua, che possono aver contribuito allo sviluppo della fobia
  2. Apprendimento per associazione: vivere con qualcuno che ha manifestato una paura dell’acqua o ha sentito storie spaventose sull’acqua da parte di parenti o amici potrebbe sviluppare una paura simile per apprendimento per associazione. La trasmissione delle fobie dai genitori ai figli è molto comune, quando questi ultimi sono molto piccoli e impressionabili. Nei meccanismi di apprendimento della paura si riduce la sensibilità dei recettori serotoninergici 5-HT1A ippocampali, la cui stimolazione inibisce l’asse ipotalamo-ipofisi surrene (HPA) che coordina le i sistemi di risposta neuroendocrina agli stati di ansia e paura. 
  3. Predisposizione genetica: alcune persone potrebbero avere una predisposizione genetica alla sensibilità all’ansia e alle fobie, che potrebbe renderle più suscettibili alla talassofobia. Ad esempio, il gene Nrxn3 è codificante per una proteina che connette i neuroni e coinvolge la corteccia cingolata anteriore. È una zona che gioca un ruolo essenziale non solo nella paura ma è anche legata all’affetto, alle relazioni sociali e al dolore. 
  4. Media e cultura: L’esposizione a film, programmi televisivi o notizie che presentano l’acqua come un ambiente pericoloso, con attacchi da parte di squali o incidenti in mare, potrebbe influenzare la percezione dell’acqua come pericolosa. Negli anni i media, soprattutto cinematografici (basti pensare alle pellicole dei celebri Jaws o Titanic) hanno provocato un forte impatto sugli spettatori poiché venivano mostrati i pericoli e le catastrofi legate all’oceano; più recentemente è nato il cosiddetto NorthSeaTok, un trend dell’ultimo anno sul social TikTok, in cui sono stati diffusi video di tempeste nei mari del Nord Europa editati con musiche inquietanti mirano a terrorizzare gli utenti.
  5. Mancanza di familiarità con l’acqua: Ci si riferisce all’assenza di esperienze positive del soggetto con il nuoto e l’ambiente acquatico
  6. Paura dell’ignoto: in quanto spesso non risulta possibile vedere cosa si trova sotto la superficie dell’acqua e questa incertezza può alimentare la paura. La paura dell’ignoto in sé è un meccanismo evolutivo adattivo. Le origini di questa paura sono probabilmente legate a ragioni evoluzionistiche per cui gli esseri umani sono sempre stati consapevoli del fatto che la loro sopravvivenza dipendeva dalla permanenza sulla terraferma e non in ambienti acquatici e questo ha causato loro un’avversione per questi ultimi tramandata poi per generazioni.

Come si cura la talassofobia?

Spesso la talassofobia è associata a sintomi di disturbi dell’umore come l’ansia, gli attacchi di panico, la confusione mentale, la paura di morire o tanatofobia, legata più in generale alla sensazione di non poter gestire gli eventi e quindi la sopravvivenza e la psicoterapia può essere una risorsa utile per far fronte a questa situazione e a gestirla nella maniera migliore. Per poter gestire e superare la paura irrazionale dell’acqua si possono seguire diversi tipi di terapie:

  • Il trattamento farmacologico: in alcuni casi per fronteggiare i sintomi d’ansia come l’aumento della frequenza cardiaca e i tremori si può consigliare al soggetto di agire, i medici possono prescrivere farmaci ansiolitici e antidepressivi.
  • La terapia dell’esposizione: adottata dall’orientamento comportamentale il soggetto viene esposto gradualmente a situazioni che alimentano la sua paura, favorendone una tolleranza. Questo approccio è particolarmente indicato in presenza di attacchi di panico poiché l’obiettivo del terapeuta è quello della ristrutturazione cognitiva delle convinzioni catastrofiche indebolendo l’associazione tra stimoli e attacco di panico.

L’esposizione può avvenire attraverso le immagini del mare e degli oceani, l’utilizzo della realtà virtuale e l’immaginazione di situazioni e ambienti temuti.

  • La CBT: la terapia cognitivo comportamentale è uno dei trattamenti di elezione per la talassofobia, perché vengono modificati i pensieri irrazionali o catastrofici legati all’acqua modificando gli schemi cognitivi e pensieri del soggetto fobico e le risposte di fronte allo stimolo. 
  • La desensibilizzazione sistematica: una terapia che prevede l’esposizione a stimoli ansiogeni per il soggetto susseguiti dall’insegnamento di tecniche di rilassamento muscolare. I pazienti imparano a gestire gradualmente le situazioni. Lo scopo della tecnica è quello di focalizzarsi sul rilassamento mentre si affrontano situazioni stressanti fino a quando lo stimolo fobico non causa più disagio al soggetto.
  • Il percorso di psicoterapia analitica: aiuta il paziente a comprendere al meglio la sua paura risalendo alle cause che hanno scatenato questa fobia esplorando esperienze passate ed episodi dell’infanzia che possono aver influenzato il presente. 

In generale, la scelta della terapia dipende dalle esigenze individuali e dalla gravità della fobia. 

Consultare un professionista della salute mentale è già un passo importante per iniziare il percorso di trattamento e superare la talassofobia. 

BIBLIOGRAFIA

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  • American Psychiatric Association (2013), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi Mentali, Quinta edizione (DSM-5), trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2014
  • Claire Moses, The North Sea Can Be Scary. But Maybe Not TikTok Scary. A trend nobody asked for is here: Terrifying videos of unruly, New York Times, December 14, 2023
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  • Lovecraft, H.P, Tutti i racconti, Oscar Moderni, nuova edizione, 2017
  • Matteo Piccioni, Attacchi di panico: sintomi, terapia e come superarli: PscicologoDiBase.com (blog), 1 gennaio 2024