Nella vita di tutti i giorni molti di noi si guardano allo specchio: c’è a chi piace ciò che vede riflesso e chi – al contrario – si sente a disagio nel momento in cui nota un’imperfezione nel proprio aspetto fisico. Questa imperfezione può essere rappresentata da un brufolo, da un neo, da un naso troppo grande, oppure da una corporatura robusta o una fin troppo esile.  

Questi presunti difetti possono riguardare qualsiasi parte del nostro corpo e possono spingerci a provare imbarazzo, soprattutto quando ci troviamo in compagnia di altre persone.  

Per rimediare a questo senso di inadeguatezza in molti si rivolgono a estetisti, parrucchieri, dermatologi e chirurghi estetici.

Per alcune persone, però, questi trattamenti non sembrano funzionare mai, generando insoddisfazione e una continua preoccupazione per il proprio aspetto: ciò fa ipotizzare che il disagio vissuto non sia fisico, dunque legato al corpo in sé, bensì psicologico (Phillips, 2009). 

In questo caso, è possibile che la persona soffra di Disturbo da dismorfismo corporeo (DDC) – un disturbo psichiatrico in passato conosciuto come “dismorfofobia” - e che necessiti di aiuto per poter vivere meglio il rapporto con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.  

Quando la preoccupazione per la propria immagine diventa un’ossessione: il disturbo da dismorfismo corporeo 

Le persone che soffrono di DDC o disturbo da dismorfismo corporeo sono ossessionate da uno o più difetti percepiti o immaginati nel loro aspetto e vivono con la convinzione di essere brutte, deformi e non attraenti nonostante i difetti percepiti non siano osservabili - o appaiano solo accennati – agli occhi degli altri (Hooley et al., 2017).  

Per tale ragione alcune persone credono che i soggetti affetti da DDC siano semplicemente individui vanitosi, i quali vogliono sentirsi dire di essere belli, ma la realtà è ben più complessa di così. Loro sono fermamente convinti di essere orrendi, “mostruosi”, al punto da compromettere spesso la propria vita familiare, sociale e lavorativa (Phillips, 2009). 

A riprova di ciò, un sintomo molto comune è l’evitamento di normali attività (per esempio: andare a scuola, fare la spesa) per paura di mostrarsi agli altri e di generare in loro repulsione e disprezzo. 

Inoltre, le persone con DDC mettono in atto dei comportamenti di controllo compulsivo (Hooley et al., 2017) nel tentativo di gestire l’ansia che provano ogni giorno: possono, ad esempio, specchiarsi compulsivamente o nascondere un difetto percepito mediante trucco, abbigliamento, eccessivo esercizio fisico (Phillips, 2009) oppure con atti autolesivi come graffi e tagli autoinflitti (American Psychiatric Association [APA], 2013/2014).

Le diverse forme del disturbo da dismorfismo corporeo o DDC 

Il disturbo da dismorfismo corporeo può manifestarsi in svariati modi. 

Coloro che ne soffrono in forma lieve, per esempio, sono in grado di condurre una vita apparentemente soddisfacente: lavorano, studiano, intraprendono varie attività sociali. Queste stesse persone, però, all’interno di uno studio (Phillips, 2009) hanno dichiarato di essere consapevoli di non riuscire a dare il meglio di sé perché molte attenzioni ed energie sono costantemente rivolte alle preoccupazioni riguardanti il loro aspetto fisico. 

Chi ne soffre in forma grave, invece, spesso si rinchiude in casa e rinuncia a qualsiasi forma di interazione sociale, fino a tentare il suicidio o a rinunciare a priori alla possibilità di diventare genitore per paura di dare alla luce un bambino “deforme”. 

Al contempo, alcune persone trascorrono più ore davanti allo specchio mentre altre si allontanano da qualsiasi superficie riflettente per cercare di diminuire o evitare l’ansia che provano nel momento in cui si interfacciano con la propria immagine corporea (Phillips, 2009). 

Un particolare tipo di DDC comprende la cosiddetta “dismorfia muscolare”: coloro che ne soffrono sono preoccupati dall’idea che la loro costituzione corporea sia troppo piccola o insufficientemente muscolosa (APA, 2013/2014). Questo tipo di DDC risulta essere più comune tra gli uomini, i quali mettono in atto comportamenti compulsivi come prendere quotidianamente le misure del proprio corpo e sottoporsi ad eccessivo sforzo fisico. Alcuni uomini, per esempio, sollevano pesi e si allenano così tanto da non avere tempo da dedicare ad altre attività o alla famiglia, mentre altri si feriscono gravemente (Phillips, 2009). 

Inutile dire che le cause del DDC – così come per qualsiasi altra forma di dolore - possono essere svariate e differire da persona a persona, per tale ragione ho deciso di non soffermarmici e di 

rimandare il lettore più curioso alla bibliografia di questo articolo, con la speranza che possa approfondire gli argomenti di suo interesse. 

Psicoterapia e disturbo da dismorfismo corporeo  

La psicoterapia - talvolta assieme alla farmacoterapia - può aiutare notevolmente l’individuo a vivere meglio il rapporto con il proprio corpo e con il contesto in cui è immerso.  

Con l’aiuto di un professionista il paziente può ripercorrere le vicissitudini dello sviluppo corpo-sé all’interno delle relazioni vissute con i genitori e con l’ambiente durante l’infanzia (Lemma, 2009).  L’obiettivo è aiutare la persona a identificare e a modificare le percezioni distorte del proprio corpo e – soprattutto – di imparare a comprendere e gestire le forti emozioni negative suscitate dalla propria immagine corporea (Phillips, 2009). 

Differenze tra DDC e le comuni preoccupazioni sull’immagine corporea 

Ciò che distingue il DDC dalle normali preoccupazioni che molti di noi hanno sul proprio aspetto fisico è la fissazione del pensiero sui difetti (ricordiamo: percepiti o immaginati) e un significativo disagio emotivo. Inoltre, le preoccupazioni per coloro affetti da DDC sono molto più estreme, intrusive, indesiderate e si verificano in media per 3-8 ore al giorno rispetto a chi non ne soffre. 

La letteratura ha dimostrato che la maggior parte delle persone nel mondo – indipendentemente dall’età, genere, nazionalità e ceto sociale - presta molta attenzione al proprio aspetto fisico ed è in grado di individuare almeno una parte del proprio corpo che non apprezza e che desidera perfezionare.  Dunque, non c’è nulla di male o patologico nel sentirsi insicuri a causa del proprio aspetto fisico, ma se ritieni che questa insicurezza possa essersi trasformata in un’ossessione – o semplicemente ti provoca tanto dolore – è preferibile che tu chieda aiuto a un professionista. 

 

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2014). DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi Mentali (F. S. Bersani et al., Trad.; 5. ed.). Raffaello Cortina. (Originariamente pubblicato nel 2013) 

Hooley, J. M., Butcher, J. N., Nock, M. K., & Mineka, S. (2017). Psicopatologia e psicologia clinica (E. Castelli et al., Trad.). Pearson.  

Lemma, A. (2009). Being seen or being watched? A psychoanalytic perspective on body dysmorphia. The International journal of psychoanalysis, 90(4), 753–771.  https://doi.org/10.1111/j.1745-8315.2009.00158.x 

Phillips, K. A. (2009). Understanding Body Dysmorphic Disorder: An Essential Guide. Oxford University Press.