Molte persone attraversano fasi in cui il lavoro sembra non avere più un senso. Ci si alza la mattina e si va in ufficio per abitudine, per dovere, muovendosi in automatico, senza più alcuna motivazione. Spesso è difficile comprendere cosa ci stia succedendo, individuare una causa precisa. Nella maggior parte dei casi, si tratta di uno scollamento tra chi siamo e il modo in cui viviamo il nostro ruolo professionale. Job crafting significa letteralmente "modellare il lavoro". L’idea alla base di questo metodo è che si possa intervenire su piccoli aspetti della nostra professione per renderla più sostenibile e coerente con i nostri valori, senza per forza stravolgere tutto.

Di seguito la dott.ssa Robino ci spiegherà cos'è il job crafting, le sue tre forme principali, i benefici psicologici che può apportare, alcune strategie pratiche ed esempi concreti.

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Il significato del job crafting nella psicologia del lavoro

Vediamo allora da dove arriva il concetto di job crafting. Nella psicologia del lavoro moderna ha acquisito sempre maggiore importanza il tema del benessere dei lavoratori e particolare attenzione è stata data al senso che diamo a quello che facciamo quotidianamente.

Origini e sviluppo del concetto di job crafting

L'idea di job crafting prende forma nei primi anni Duemila, grazie al lavoro di ricercatrici come Amy Wrzesniewski e Jane Dutton, due psicologhe organizzative della Yale University.  Il punto di partenza è che le persone non sono attori passivi di compiti da eseguire, ma soggetti attivi che possono personalizzare il modo in cui vivono il proprio ruolo. Non si parla di cambiare mansione, o tipo di contratto, bensì di intervenire su come organizziamo le nostre attività, su come ci relazioniamo con gli altri e su come diamo senso a ciò che facciamo.

Annual Review of Organizational Psychology (2025) ha aggiornato gli insights attuali, sfide emergenti e direzioni future del job crafting.

Le dimensioni fondamentali del job crafting e il loro impatto sul ruolo professionale

Il job crafting si muove lungo tre dimensioni principali:

  • Task crafting, ovvero il modo in cui strutturiamo le attività. Per esempio, raggruppare i compiti simili in un unico blocco orario, dedicarsi alle mansioni più impegnative nei momenti di maggiore energia, creare una routine pianificata.
  • Relational crafting ha a che fare, invece, con le relazioni professionali, con chi interagiamo e con la qualità della nostra comunicazione.
  • Cognitive crafting, infine, è forse l’aspetto più rilevante perché lavora sul significato che diamo al nostro lavoro. Ad esempio, possiamo imparare a considerare un compito ripetitivo come parte di un processo che aiuta altre persone, oppure riconoscere che alcune mansioni ci permettono di utilizzare delle capacità che altrimenti resterebbero inespresse.

Le tre forme di job crafting per migliorare la soddisfazione lavorativa

Prima di entrare nel dettaglio di ciascuna forma di job crafting, occorre sottolineare che non esiste una forma più giusta o migliore di un’altra in assoluto perché molto dipende dalle necessità di cambiamento della persona e dalla situazione in cui si trova.

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Task crafting: riorganizzare attività e modalità operative

Il task crafting interviene sull'agenda, su come distribuiamo le attività nella giornata e suggerisce di raggruppare attività simili per evitare la frammentazione dell'attenzione, di riservare le prime ore per i compiti più impegnativi e di creare così una nuova routine. Come sottolineano diversi studi, anche apportare modifiche minime nella struttura delle attività può avere un effetto positivo, soprattutto sulla percezione di autonomia, riducendo così la sensazione di impotenza sulla propria situazione lavorativa.

Relational crafting: modellare le connessioni e la collaborazione

Il relational crafting riguarda, invece, la gestione delle dinamiche relazionali all’interno del lavoro.  Le relazioni possono consumare moltissime energie, per questo è consigliabile intervenire con alcuni aggiustamenti. Ad esempio, si può chiedere a un collega di stabilire dei momenti di confronto regolari, così come con il proprio responsabile e anche mettere un limite alle comunicazioni fuori orario, quando è possibile. Sappiamo che è improbabile cambiare le persone con cui lavoriamo, però possiamo tentare di modificare il modo in cui ci relazioniamo con loro.

Cognitive crafting: ridefinire il significato personale del lavoro

Il cognitive crafting lavora sul modo in cui interpretiamo il nostro lavoro. La prima domanda su cui è necessario riflettere è "che significato ha per me ciò che faccio?" e poi segnare su un quaderno le risposte che emergono. Una volta presa consapevolezza di questo aspetto, si può cominciare a formulare un pensiero diverso, cambiando proprio la lente attraverso cui si guarda il proprio lavoro. Si può considerare un compito apparentemente noioso come parte di un processo in cui entrano in gioco altre persone, oppure dare risalto ad alcune mansioni - che magari non amiamo particolarmente - perché ci danno l’opportunità di mettere in gioco capacità diverse.

Benefici psicologici del job crafting nel benessere lavorativo

Cosa succede dal punto di vista emotivo quando si inizia a praticare il job crafting? Non bisogna aspettarsi miglioramenti repentini; però, anche se il cambiamento avviene gradualmente, si può iniziare fin da subito a provare un senso di benessere, come se il prendere in mano la situazione la stesse, di fatto, già modificando.

Aumento del senso di significato e coinvolgimento professionale

Utilizzando le tre forme di job crafting, a seconda della necessità primaria di cambiamento, puoi da subito sentirti più attivo, non più con la sensazione di avere inserito il pilota automatico. L’essere presenti, coinvolti, cresce quando il lavoro che si fa rispecchia, anche solo in parte, i valori e i bisogni personali; si avverte, allora, una maggiore coerenza tra ciò che si fa per lavoro e ciò che si considera importante nella vita.

Maggiore motivazione ed energia nella vita lavorativa

Riducendo ciò che consuma le nostre energie e valorizzando, invece, ciò che le nutre, è possibile percepire una positiva differenza nel quotidiano. Infatti, avere la possibilità di modellare il proprio lavoro rappresenta uno dei fattori protettivi più importanti rispetto al rischio di esaurimento emotivo. In questo caso, la motivazione gioca un ruolo fondamentale. Se desideri approfondire questo argomento, ti suggerisco di leggere questo articolo.

Impatto positivo su benessere, equilibrio ed engagement

Dunque, mettere in pratica il job crafting può davvero favorire un maggiore equilibrio emotivo. Da un lato, ci si sente meno frustrati, dall’altro si ha la consapevolezza di avere un certo controllo su ciò che accade e quindi ci si sente più coinvolti. Va da sé che se il problema è più complesso, se siamo all’interno di un ambiente tossico, con carichi di lavoro non sostenibili, allora è necessario intervenire in altro modo, ad esempio, con un supporto professionale. Se sei interessato ad approfondire l’argomento e ad avere degli spunti su come evitare di incorrere in problematiche più gravi, come il burnout, puoi leggere questo articolo sul nostro blog.

Strategie pratiche di job crafting per rendere il lavoro più soddisfacente

Quindi, cosa fare concretamente per iniziare? Occorre procedere per piccoli passi, sperimentare e poi comprendere cosa funzioni per noi.

Piccoli cambiamenti sostenibili nella quotidianità professionale

Posso intanto suggerirti alcuni micro-interventi: riorganizzare la giornata lavorativa in blocchi tematici (ad esempio: mail, contabilità, progetti, telefonate); ritagliarsi una pausa autentica, anche solo di alcuni minuti (se possibile, uscendo dal luogo di lavoro e staccando il telefono); fissare un luogo e un momento precisi per pianificare le priorità; modificare l'ambiente fisico per renderlo più confortevole per noi (nei limiti concessi dal contesto).

Riconoscere punti di forza, valori e bisogni lavorativi

Prima di passare all’azione è, però, fondamentale osservare e comprendere quali attività, nel corso della giornata lavorativa, restituiscono energia e quali invece la sottraggono. Chiedersi in quali momenti ci si sente più in sintonia con sé stessi, riflettere sui valori personali che si vorrebbero vedere rappresentati nel proprio lavoro e sui bisogni (riconoscimento, autonomia, crescita professionale) che sono trascurati o poco considerati. Può essere molto utile tenere un breve diario per qualche settimana dove annotare osservazioni senza dare giudizi, solo per guardarsi con più attenzione.

Definire micro-obiettivi per aumentare autonomia e agency

Una volta che si sono riconosciuti i bisogni si può passare all’azione, traducendoli in obiettivi specifici, che devono essere realistici, misurabili e non troppo difficili da mettere in pratica. Ti faccio alcuni esempi che possono chiarire il concetto: "Per una settimana, mi ritaglio venti minuti al giorno solo per pianificare"; "inserisco nella mia routine dei momenti periodici per confrontarmi con i colleghi; e ancora, “disattivo le notifiche dei gruppi di lavoro nel fine settimana e comunque la sera”. Decidi tu con cosa vuoi iniziare e prendi sempre nota degli obiettivi raggiunti.

Esempi concreti di job crafting nella vita lavorativa reale

Nell'esperienza con i pazienti ho raccolto diverse testimonianze: una persona che lavora in una grande catena commerciale ha iniziato a raggruppare le pause diversamente e a variare le modalità di risposta ai clienti, riducendo così la sensazione di automatismo. Un ragazzo, che si sentiva costantemente inadeguato all’interno di un gruppo di lavoro numeroso, ha creato dei momenti di incontro e confronto con un paio di colleghi per sentirsi più coinvolto. Un professionista che aveva perso il senso del proprio lavoro, peraltro tutt’altro che ripetitivo, ha compreso che doveva allargare la propria zona di comfort, impiegando risorse che già possedeva, ma non aveva l’occasione di utilizzare.

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Ostacoli realistici e possibilità di cambiamento

Occorre ricordare che ogni cambiamento, per quanto piccolo, può incontrare degli ostacoli, che è necessario riconoscere per poi mettere in atto degli aggiustamenti, che ci consentano di proseguire nel percorso intrapreso.

Rigidità organizzative e spazi di flessibilità possibili

Ci sono contesti che rendono più difficile l’applicazione del job crafting, come realtà con procedure fisse e orari rigidi, non negoziabili. Anche in questi casi è possibile trovare dei margini, in modo realistico. Ad esempio, nel modo di organizzare le pause, nelle modalità di comunicazione, nell’allestimento del proprio spazio.

Timori interni, resistenze e blocchi personali

Gli ostacoli esterni non sono gli unici, anzi. La resistenza al cambiamento che, spesso, mettiamo in atto per paura di esporci, di chiedere, di mostrarci diversi da come ci hanno sempre visto, è un ostacolo altrettanto arduo da superare. Senza banalizzare un tema così importante che richiede un approfondimento specifico, può essere utile fermarsi a osservare questa paura, a descriverla a noi stessi per conoscerla meglio. Si inizia così, con dei piccoli passi.

Aspettative equilibrate e cambiamenti graduali

Il job crafting non è la soluzione che possa sostituire decisioni importanti, quando necessarie per tutelare il proprio benessere. È un processo fatto di tentativi, aggiustamenti che pone obiettivi minimi, che invita a osservare i progressi senza porsi aspettative irrealistiche, prendendo tutto il tempo necessario per modellare il proprio lavoro e renderlo più coerente con chi si è e con le proprie necessità.

Integrare il job crafting nella propria crescita professionale

Il job crafting non va interpretato come un intervento isolato ma come un modo continuo di stare in relazione con il proprio lavoro.

Coltivare consapevolezza continua sul ruolo e sulle priorità

È fondamentale ritagliarsi dei momenti specifici per rispondere con sincerità a queste domande, fissando le risposte: "Cosa nel mio lavoro è più allineato a ciò che desidero? Cosa mi pesa di più? Dove potrei provare a sperimentare un cambiamento? Come mi vedo a cambiamento avvenuto? Chi potrebbe sostenermi in questo percorso?"

Sostenere relazioni di supporto nel contesto lavorativo

Il job crafting si nutre, infatti, di relazioni. È molto utile cercare supporto all’interno della cerchia dei colleghi, per avere un confronto e dei feedback, che diventano preziosi per inquadrare meglio i propri passi e le direzioni da prendere.  

Mantenere un equilibrio emotivo nelle fasi di cambiamento

Ogni cambiamento può generare tensione e non bisogna allarmarsi perché è del tutto normale. Per affrontare meglio questi momenti, può essere utile creare fin da subito una routine inserendo le modifiche individuate attraverso il job crafting, riconoscendo sempre i passi compiuti e premiando gli obiettivi raggiunti. La gentilezza nei confronti di sé stessi è la risorsa in più per sostenere il cambiamento e ridurre i rischi di abbandono del progetto.

Se il lavoro diventa, però, fonte di sofferenza può essere utile rivolgersi a un professionista.

Puoi metterti in contatto con uno psicologo della nostra rete e prenotare un primo colloquio gratuito, per individuare meglio i tuoi bisogni e i possibili percorsi da attivare.  

Bibliografia

  • Chmiel, N., Fraccaroli, F., & Sverke, M. (a cura di) (2019).Introduzione alla psicologia delle organizzazioni. Bologna: il Mulino.
  • Avallone, F., & Paplomatas, A. (2005).Salute organizzativa: psicologia del benessere nei contesti lavorativi. Milano. Raffaello Cortina Editore.

Domande frequenti sul job crafting

Il job crafting può aiutare se mi sento demotivato o bloccato nel lavoro?

Sì. Il job crafting è particolarmente utile quando si avverte demotivazione, senso di stallo o perdita di significato. Intervenire su piccoli aspetti del lavoro può aumentare il senso di controllo e ridurre la sensazione di lavorare “in automatico”.

È necessario chiedere il permesso al proprio capo per fare job crafting?

Nella maggior parte dei casi no. Molte azioni di job crafting riguardano l’organizzazione personale, le relazioni e il modo di interpretare il proprio ruolo. Solo cambiamenti più strutturati possono richiedere un confronto con il responsabile.

Quali sono le principali dimensioni del job crafting?

Il job crafting si articola in tre dimensioni: task crafting, che riguarda la riorganizzazione delle attività; relational crafting, che interviene sulle relazioni lavorative; cognitive crafting, che modifica il significato attribuito al lavoro.

Dopo quanto tempo si iniziano a vedere i benefici del job crafting?

I primi effetti, come una maggiore percezione di autonomia o controllo, possono emergere già dopo pochi giorni. Cambiamenti più profondi sul coinvolgimento e sul benessere richiedono invece continuità e alcune settimane di pratica.

Il job crafting funziona anche in lavori ripetitivi o molto rigidi?

Sì. Anche nei contesti più strutturati è possibile applicare il job crafting, soprattutto agendo sul significato del proprio ruolo e sulle modalità relazionali, adattando ciò che è realmente sotto il proprio controllo.

Cosa fare se il job crafting non sembra funzionare?

È normale che non tutte le strategie siano efficaci allo stesso modo. In questi casi è utile rivedere i tentativi fatti, chiedere feedback e valutare se esistono ostacoli personali o ambientali che richiedono un supporto più approfondito.

Il job crafting può aiutare a prevenire il burnout?

Può contribuire a ridurre il rischio di burnout aumentando il senso di autonomia, significato e coinvolgimento. Tuttavia non sostituisce interventi necessari in presenza di carichi di lavoro eccessivi o ambienti fortemente disfunzionali.

Qual è il primo passo per iniziare a fare job crafting?

Un buon punto di partenza è osservare per alcuni giorni quali attività generano energia e quali la consumano. Da questa consapevolezza è possibile definire piccoli cambiamenti realistici da sperimentare nella routine lavorativa.

Quando è consigliabile rivolgersi a uno psicologo invece di fare job crafting da soli?

Se il disagio lavorativo è persistente, se compaiono ansia, esaurimento o forte demotivazione, o se i tentativi di cambiamento non portano beneficio, il supporto di uno psicologo può aiutare a chiarire le cause e le strategie più adatte.

Quando il job crafting non basta: come prendersi cura del proprio benessere professionale

Uno psicologo può aiutarti a comprendere le radici del malessere lavorativo e a orientarti tra cambiamento personale e contesto professionale