Andare in pensione può essere davvero l’inizio di una nuova vita. Eppure, quando arriva quel giorno – l'ultimo giorno in ufficio, l'ultima volta che timbri il cartellino – può capitare di sentirsi un po' persi. È normale. Per tanti anni è stato il lavoro a dare forma alle giornate, in parte, ha definito chi siamo, ha riempito il tempo e dato un senso al fare.

Quando tutto questo viene meno, è facile ritrovarsi spaesati, con la sensazione di non sapere più bene dove andare.

La dott.ssa Robino ci spiega come questa sensazione di smarrimento ha in sé i semi del cambiamento e può davvero essere l'inizio di un nuovo capitolo, diverso, che va costruito con pazienza e attenzione.

La pensione è un’opportunità unica per riscoprirti. Se il passaggio ti sembra più difficile del previsto, parliamone insieme. Cerca uno psicologo specializzato in transizioni di vita e invecchiamento attivo

La pensione come nuova fase della vita

Smettere di lavorare non significa smettere di esistere. Il lavoro ci accompagna per così tanto tempo che finisce per diventare una parte di noi. Non si tratta solo di stipendio o mansioni: è identità, ruolo sociale, struttura. Quando tutto questo cambia, è naturale sentirsi disorientati. È un passaggio delicato, una transizione profonda, e le transizioni richiedono tempo.

Dalla fine del lavoro all'inizio di un nuovo equilibrio

La pensione è, dunque, un passaggio. All'inizio può sembrare strano svegliarsi senza un'agenda piena, senza scadenze, senza colleghi da incontrare. Ma è da questo “vuoto fertile” che si può partire per la costruzione di qualcosa di nuovo. Riacquistare delle piccole libertà è già un inizio, come poter fare colazione con calma, leggere il giornale, uscire a fare una passeggiata la mattina. Un punto nodale è trovare un nuovo ritmo, né frenetico, né troppo “in attesa che qualcosa accada”. Raggiungere un nuovo equilibrio è un lavoro di costruzione, di sperimentazione, anche sbagliando, per poi aggiustare il tiro.

Perché la pensione può generare smarrimento e perdita di identità

La domanda che può emergere è “Chi sono adesso?” Ed è un interrogativo che può fare paura, perché tocca il senso profondo del sé. Come osserva Gian Franco Goldwurm nel suo lavoro sulla psicologia del benessere, la nostra identità è spesso ancorata ai ruoli che ricopriamo, e quando uno di questi ruoli viene meno, ci sentiamo più fragili e, questa, è una risposta molto umana a un cambiamento radicale. I neo pensionati raccontano di sentirsi "inutili" o "fuori posto", come se il loro valore fosse legato solo alla produttività lavorativa. Ma il valore di una persona non sta in quello che produce: sta in quello che è, in quello che sa, in quello che può ancora dare.

L'importanza di dare un nuovo senso alle proprie giornate

Il benessere non arriva da solo. Va coltivato, con gesti concreti, con scelte quotidiane. Avere uno scopo – anche piccolo – fa la differenza. Ascoltando le soluzioni trovate da molte persone che hanno terminato la loro fase lavorativa si possono imparare molte strategie: anzitutto, che si può iniziare da un’unica, piccola cosa, come iscriversi a un corso o prenotare un viaggio che si desiderava da tempo. Avere del tempo dà l’opportunità concreta di riconnettersi con sé stessi. Solo superando quel primo momento di smarrimento si può trovare il “tesoro”. Come insegna il “viaggio dell’eroe”, una volta affrontato il drago della paura, ci si può rendere conto che, in definitiva, era solo un geco.

Ritrovare il valore personale oltre il lavoro

Hai passato una vita a imparare, a risolvere problemi, a costruire relazioni. Un lavoro importante e, a volte, anche molto impegnativo e pesante. Ma tutto quello che hai costruito in ambito lavorativo non si perde, anzi. Si può mettere a frutto in altro modo.  Magari, hai competenze che possono essere utili ad altri, oppure puoi implementare le tue skills facendole diventare delle passioni, senza l’ansia della prestazione. Riscoprire il proprio valore significa anche concedersi il permesso di esplorare, di provare cose diverse, di non dover essere perfetti. Se giocoforza abbiamo dovuto indossare una maschera per molte ore al giorno e per molti anni, adesso non ne abbiamo più bisogno. Anche solo questo cambiamento ci può dare l’opportunità di scoprire e di integrare lati del nostro carattere che, magari, sono rimasti in ombra per molto tempo.

Il rischio della passività e della depressione post-pensionamento

Ci sono dei segnali, però, a cui occorre fare attenzione. L’inerzia protratta nel tempo, ad esempio. Se ha sempre fatto un po' fatica a uscire e hai sempre preferito, nei momenti liberi, stare a casa o dedicarti ad attività leggere, allora stai semplicemente godendo della maggiore libertà, dedicandoti a ciò che più ti fa stare bene.  Ma se, invece, cambi le tue abitudini, hai meno voglia di uscire, di vedere gli amici, hai poche energie, dormi per troppe ore al giorno, allore è il momento di prendere in mano la situazione. Può essere - se breve - un momento di passaggio che si risolve spontaneamente, ma anche l’inizio di una depressione post-pensionamento.  Come sottolinea Vittorio Lingiardi nei suoi studi sulla salute mentale, la perdita di un ruolo significativo può innescare vissuti depressivi, soprattutto in chi ha investito molto della propria identità nel lavoro. Inoltre, afferma sempre Lingiardi, occorre sempre avere rispetto della singolarità della persona. Per questo, ogni problematica diventa un percorso a sé.

Cinque modi per dare nuovo scopo alla vita dopo la pensione

Non esiste, quindi, una soluzione uguale per tutti, ma ci sono alcuni percorsi che molti hanno trovato utili. Ecco alcuni esempi, ma è importante comprendere cosa ci muove intimamente, per prendere la strada giusta per noi.

1) Coltivare passioni e interessi rimasti in sospeso

Quante volte hai detto "lo farò quando avrò tempo"? Magari c'era un corso che ti incuriosiva, una lingua che volevi imparare, un viaggio che immaginavi da tempo. Il tempo, dopo la fine del lavoro, c’è! Quindi, non ha molta importanza quello che scegli, me è fondamentale che non sia solo un riempitivo, ma qualcosa che ti piaccia davvero. C’è un’enorme differenza, infatti, tra il riempire il tempo di attività e riempirlo di senso!

2) Mantenere relazioni sociali attive e significative

La solitudine è uno dei rischi maggiori della pensione. Senza la routine del lavoro, senza l’incontro quotidiano con i colleghi, il rischio è quello di trovarsi isolati. Coltivare le relazioni è una priorità. Si può, ad esempio, contattare i colleghi con cui si sono instaurati dei bei rapporti, senza stare troppo in attesa di essere chiamati. Prendere l’iniziativa è importante anche per sentirci più attivi, costruttivi.   Le relazioni ci tengono vivi, ci fanno sentire parte di qualcosa. E non serve avere tante amicizie: bastano poche, ma vere. Se vuoi approfondire quali siano le conseguenze dell’isolamento e le possibili soluzioni da mettere in campo, puoi leggere questo articolo dedicato all’isolamento.

3) Contribuire con esperienze e volontariato

Un altro tema importante è quello della possibilità di mettere a disposizione le competenze acquisite nel corso della vita per la comunità. Il volontariato non è solo "fare del bene", è anche sentirsi utili, riconosciuti, parte di qualcosa di più grande. Puoi, ad esempio, aiutare in un'associazione, fare doposcuola, dare una mano in parrocchia o in biblioteca. Fare volontariato restituisce sempre più di quello che si dà e, nel contempo, ti protegge dal rischio dell’isolamento.

4) Prendersi cura del corpo e della mente

Il benessere passa anche dalla cura del corpo. Camminare, nuotare, fare yoga o semplicemente muoversi con regolarità aiuta non solo i muscoli ma anche l'umore. Poi ci sono le pratiche basilari, che non vanno mai trascurate: mangiare cibi sani, regolarizzare il momento del riposo, prendersi cura di sé, anche esteticamente, per continuare a piacersi. Anche la mente ha bisogno di nutrimento sano: leggere un buon libro, scrivere, fare delle brevi sessioni di meditazione, andare al cinema, a teatro. E poi condividere l’esperienza con altre persone. Tutto questo è fondamentale, anche sul fronte della prevenzione di malattie neurodegenerative.

5) Imparare qualcosa di nuovo per restare curiosi

La curiosità è un antidoto molto potente contro l'apatia. Imparare qualcosa di nuovo può essere molto stimolante, ma non è da escludere anche la possibilità di passare dall’altra parte. Infatti, molte persone, dopo la pensione, hanno scoperto di essere molto brave a trasferire le proprie competenze agli altri, diventando docenti di corsi. Non bisogna porre limiti alle proprie possibilità e provare ad uscire dalla zona di comfort è sempre un ottimo modo per ritrovare entusiasmo ed energie.

Se desideri approfondire il tema delle strategie utili nel passaggio al pensionamento, anche per evitare situazioni potenzialmente più problematiche, ecco un articolo che può fornirti ulteriori spunti.

Il ruolo della mente nella gestione del cambiamento

La pensione è prima di tutto una questione mentale. Come abbiamo detto, è un cambiamento che richiede di ripensare chi siamo, cosa vogliamo e cosa ci fa stare bene. E questo è un lavoro interiore non semplice, ma necessario.

Come affrontare la paura del vuoto e dell'inutilità

Chi mantiene uno scopo dopo la pensione vive più a lungo e in salute (Harvard Grant Study e Blue Zones), ecco perché occorre tenere sempre in mente, anche nelle giornate più difficili, che il pensionamento è una fase di passaggio, tra un prima dettato dai tempi del lavoro e un dopo da costruire, da riempire di un nuovo senso. Dare un nome alla paura è un primo passo per ridimensionarla. “Ho paura di diventare invisibile”, oppure, “Ho paura di non riuscire a trovare un nuovo senso” sono declinazioni diverse del problema, che ci danno la possibilità di trovare delle soluzioni più mirate.

La psicologia della transizione e dell'adattamento

La gentilezza verso sé stessi, la pazienza, sono necessarie, soprattutto nella fase di adattamento. La psicologia delle transizioni ci insegna che i cambiamenti hanno delle fasi, che portano con sé emozioni diverse: rabbia, tristezza, rassegnazione, accettazione, non sempre consequenziali. Secondo William Bridges, tra la fine di un’esperienza e un nuovo inizio c’è una zona neutrale in cui la parte emotiva è confusa e disorientante.  Soprattutto, le emozioni hanno bisogno di un tempo fisiologico per essere elaborate, per cui è controproducente avere fretta. Ogni persona ha i propri tempi che vanno sempre rispettati.

Quando chiedere supporto psicologico

A volte, nonostante gli sforzi, il senso di malessere resta. In questi casi, è meglio chiedere il supporto di un professionista. Occorre sempre sottolineare che chiedere aiuto va bene e che non è un segno di debolezza, ma di cura verso sé stessi.

Segnali di disagio emotivo dopo la pensione

In definitiva, presta attenzione a questi segnali: se ti senti triste per lunghi periodi, se non hai più voglia di fare nulla, se ti isoli sempre di più, se dormi male o mangi in modo sregolato, se provi una sensazione di inutilità, allora è il momento di parlare con qualcuno, magari iniziando dal tuo medico di base. Non è una buona idea aspettare che questi sintomi passino spontaneamente, perché il disagio emotivo è un problema reale che deve essere ascoltato.

Come la terapia può aiutare a ritrovare equilibrio e senso

Un percorso psicologico può essere uno spazio prezioso per comprendere cosa ti sta succedendo, per darti la possibilità di trovare nuove prospettive, per ricostruire un senso. È anche un’occasione per imparare a capirti meglio e per attivare nuove risorse.

Intraprendere un percorso psicologico non significa solo superare un disagio, ma riscoprirsi come individui complessi, ricchi di sfumature, e questo ci rende sempre più autentici e unici.

Se senti che questo viaggio interiore potrebbe esserti utile in questo momento, puoi prenotare un colloquio gratuito con un professionista di psicologodibase.it  per valutare insieme il percorso più adatto a te.

Domande frequenti sulla pensione e il benessere psicologico

Cos’è la depressione da pensionamento?

La depressione da pensionamento è un disagio depressivo legato alla perdita improvvisa di routine, ruolo sociale e identità lavorativa. Non è una semplice tristezza passeggera: può includere apatia persistente, ritiro sociale, perdita di interesse e senso di inutilità, soprattutto quando il lavoro rappresentava la principale fonte di scopo e riconoscimento.

Quanto dura il periodo di smarrimento dopo la pensione?

Lo smarrimento può essere una fase fisiologica di adattamento, caratterizzata da alternanza tra entusiasmo e vuoto. In genere tende a ridursi quando si costruisce una nuova routine. Diventa un segnale da non sottovalutare se, con il passare dei mesi, aumentano isolamento, passività e perdita di energia invece di stabilizzarsi.

Come ritrovare uno scopo dopo il lavoro?

Ritrovare uno scopo richiede gradualità. È utile partire da un’attività piccola ma concreta, inserirla con regolarità nella settimana e osservare l’effetto su umore e motivazione. Lo scopo non coincide con il riempire il tempo, ma con il fare qualcosa che abbia significato, utilità o valore relazionale.

Perché molti pensionati si isolano?

Con la fine del lavoro scompaiono molte occasioni sociali automatiche e, senza alternative, il rischio di isolamento aumenta. A volte subentra anche la sensazione di essere meno interessanti senza un ruolo professionale. Creare occasioni intenzionali di incontro e mantenere contatti regolari aiuta a contrastare questa dinamica.

La pensione può diventare la fase più bella della vita?

Per molte persone sì, soprattutto quando si accetta che la transizione richiede tempo, si costruisce un nuovo ritmo quotidiano e si investe in relazioni, cura di sé e curiosità. La pensione non porta automaticamente benessere, ma offre maggiore libertà per progettare una vita più allineata ai propri bisogni.

Fare attività fisica in pensione è davvero importante?

L’attività fisica è fondamentale perché sostiene umore, sonno, energia e funzioni cognitive. Non è necessario allenarsi intensamente: camminare, nuotare o fare ginnastica dolce con regolarità è spesso sufficiente. La continuità nel tempo conta più dell’intensità dell’esercizio.

Si può ancora imparare qualcosa di nuovo dopo i 65 anni?

Sì, l’apprendimento rimane possibile ed è altamente benefico. Funzionano meglio obiettivi realistici e sessioni brevi ma costanti. Imparare insieme ad altre persone o trasmettere le proprie competenze aumenta motivazione, stimolazione mentale e senso di utilità.

Quando è il momento di chiedere aiuto psicologico dopo la pensione?

È consigliabile chiedere supporto quando il malessere diventa persistente e interferisce con la qualità della vita: tristezza prolungata, apatia, isolamento crescente, disturbi del sonno o dell’appetito e senso duraturo di inutilità. Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma un atto di cura e prevenzione.

Bibliografia

  • Goldwurm, G. F. (a cura di). Psicologia della felicità e del benessere. Milano: Franco Angeli.
  • Lingiardi, V. Diagnosi e destino. Torino: Einaudi.

Quando capisci perché ti senti disorientato, smetti di giudicarti e inizi ad attraversare il cambiamento.

Quando il lavoro finisce e l’identità vacilla, un supporto psicologico può aiutarti a ritrovare direzione, online o dal vivo.