Ti capita di spegnere il PC, ma non riuscire a smettere di pensare al lavoro? È una sensazione sempre più comune per chi si ritrova a lavorare da casa, cercando un equilibrio vita-lavoro che spesso sembra impossibile.

Lo smart working ha portato libertà, flessibilità e la possibilità di gestire i propri tempi. Allo stesso tempo ha portato anche stanchezza mentale, burnout, isolamento e il rischio di non avere più confini tra lavoro e vita privata.

Questo cambiamento spesso avviene senza guida: ci siamo ritrovati in un modello nuovo senza avere gli strumenti emotivi e organizzativi per viverlo davvero in modo sano.

Molti non si rendono conto che il corpo e la mente non riconoscono più il momento dello “stacco”: il luogo in cui vivi è lo stesso in cui lavori e il cervello rimane in modalità “on” anche ore dopo aver chiuso il portatile. Una forma sottile di stress da smart working che logora lentamente.

La dott.ssa De Gaspari ci spiegherà ciò che spesso manca quando ci si sente così: comprensione, consapevolezza e strategie concrete e insieme a lei esploreremo le nuove sfide psicologiche dello smart working, i segnali dello stress e come costruire confini che proteggano la tua energia.

Lavorare da casa può diventare sostenibile solo se impari a proteggere i tuoi confini interiori, perché lo smart working non deve significare esaurirsi. Se senti che hai bisogno di supporto per proteggere la tua energia e i tuoi confini contattaci subito

Le nuove sfide psicologiche del lavoro da casa

Ti è mai capitato di rispondere a una mail alle 22, ma di non ricordare quando hai pranzato? È uno dei paradossi delle nuove sfide psicologiche legate allo smart working: la flessibilità, che inizialmente sembra un regalo, diventa un boomerang invisibile.

Spesso le persone riferiscono una confusione tra flessibilità e disponibilità totale: molte persone raccontano di sentirsi “sempre con un piede nel lavoro”, anche durante i momenti teoricamente liberi.”

La casa è diventata un ufficio senza orari; la scrivania, anche quando è chiusa, nella mente rimane “accesa”. Si mescolano doveri e spazi e i limiti personali si assottigliano fino a svanire. Le ricerche mostrano un aumento significativo dello stress lavoro da casa, del senso di sopraffazione e problemi di work-life balance.

L’illusione della libertà totale

All’inizio tutto sembra semplice: niente traffico, niente ufficio, più autonomia. Tuttavia, presto emerge una verità scomoda: quando tutto è possibile, tutto diventa lavoro. L’illusione del “posso gestire tutto” si trasforma nella pressione del “dovrei fare di più”. Questa fase iniziale di entusiasmo, viene spesso seguita da un calo di energia e motivazione quando i confini si sono fatti troppo labili.

Lavorare dal letto, controllare le email a cena, recuperare un’attività “al volo” nel weekend… sono piccole crepe nei confini che, nel tempo, diventano voragini emotive.

La vera libertà nasce dai confini, non dalla loro assenza.

L’ansia da reperibilità e la perdita dei confini

Se ti senti in dovere di rispondere sempre, subito, anche fuori orario, potresti stare vivendo ansia da reperibilità. Un meccanismo alimentato da iperconnessione, paura di sembrare inattivo e notifiche costanti che non lasciano spazio alle pause mentali.

I segnali sono comuni: irritabilità, sonno disturbato, controllo compulsivo del telefono, difficoltà a disconnettersi anche dopo la fine dell’orario stabilito.

Chi lavora da casa ha il 20-25% di probabilità in più di sviluppare sintomi di burnout (Gallup 2023), questo perché è sempre più difficile separare lavoro e vita privata quando il confine non è visibile. Molte persone hanno solo bisogno di qualcuno che normalizzi questa fatica: spesso basta sentirsi dire che è legittimo “non essere sempre presenti” per iniziare a respirare meglio.

Una micro-strategia utile: spegni tutte le notifiche almeno 30 minuti prima di terminare la giornata lavorativa. È un primo passo per riconquistare i tuoi confini lavorativi.

Isolamento e iperconnessione: due facce dello stesso problema

Può sembrare strano, ma in smart working si può essere sempre connessi, ma profondamente soli. Manca il contatto fisico, mancano le pause caffè, mancano quegli scambi minuscoli che riempiono la giornata di piccole umanità. Pesa la mancanza di piccoli scambi spontanei, che sembrano insignificanti ma sostengono la nostra energia durante la giornata.

L’isolamento svuota le energie, mentre l'iper connessione le consuma. Il risultato è un aumento della solitudine e una diminuzione del benessere psicologico.

Un piccolo gesto quotidiano che fa la differenza? Una videochiamata breve, non funzionale, solo umana. Anche cinque minuti possono restituire ossigeno emotivo.

Come riconoscere lo stress da smart working

Lo stress, quando diventa cronico, manda segnali chiari: perdita di concentrazione, irritabilità, insonnia, apatia, calo di piacere nelle attività quotidiane. Lo smart working può amplificarli perché toglie punti di riferimento esterni.

L’affaticamento mentale diventa una presenza costante e spesso ci si convince che “è solo stanchezza”. Tuttavia non sempre è così: riconoscere questi segnali è già un atto di cura verso sé stessi.

Segnali fisici, cognitivi ed emotivi

Il corpo parla, spesso prima della mente. Tensione muscolare, mal di testa ricorrenti, tachicardia. Poi arrivano i segnali cognitivi: pensieri intrusivi sul lavoro, difficoltà nel prendere decisioni, memoria corta. Infine quelli emotivi: ansia, irritabilità, sensazione di non farcela.

Ti accorgi di non respirare a fondo. Di mangiare in fretta davanti al PC. Di non riuscire a concederti nemmeno una pausa.

Un mini-esercizio utile: ogni volta che chiudi una mail, fai tre respiri lenti e profondi. È un reset semplice, ma potente.

Quando la produttività diventa auto-sfruttamento

La linea tra dedizione e auto-sfruttamento può essere sottilissima. Quando ti ripeti che “non hai fatto abbastanza”, quando non ti concedi pause, quando senti la necessità di essere sempre più produttivo, anche se nessuno te lo chiede, stai scivolando nell’auto-esaurimento.

Il perfezionismo alimenta lo stress lavorativo e porta all’auto-esaurimento anche le persone più motivate.

Ricorda: non sei pigro, sei esausto.

Strategie per separare lavoro e vita domestica

Costruire confini non significa essere rigidi, ma proteggere la propria energia. Per vivere uno smart working sano, servono routine sostenibili e strumenti concreti.

Piccoli passi costanti valgono più di grandi rivoluzioni.

Creare confini fisici e digitali chiari

Non serve avere una stanza intera: basta un angolo dedicato. Un tavolino, una sedia, uno spazio che il tuo corpo impari ad associare al lavoro.

Alla fine della giornata, riponi tutto. Anche una semplice scatola in cui mettere il PC può aiutare il cervello a “chiudere l’ufficio”.

Stabilisci un orario simbolico di disconnessione digitale, spegnendo notifiche e limitando i dispositivi di lavoro.

Avere confini, anche minimi, è un atto di rispetto verso te stesso.

Rituali di inizio e fine giornata

Il corpo ha bisogno di rituali che segnino l’inizio e la fine del lavoro. Possono essere vestiti diversi, una musica che accompagna l’avvio, una tisana che rappresenta la chiusura.

Sono segnali corporei che aiutano la mente a orientarsi.

Indossare un capo particolare all’inizio della giornata o accendere una candela quando si termina il lavoro sono gesti semplici, ma profondi.

Gestire il tempo con la regola delle pause

Le pause non sono una perdita di tempo: sono lo spazio in cui la mente si rigenera. Tecniche come 50/10 o 90/20 permettono un ciclo sano di concentrazione e decompressione.

Durante la pausa prova a:

  • fare stretching;
  • bere un bicchiere d’acqua;
  • aprire una finestra;
  • fare tre respiri lenti.

La produttività sostenibile è lontana dall’auto-sfruttamento: è una forma di cura.

Allenarsi a “staccare” anche mentalmente

Anche dopo aver chiuso il PC, la mente può rimanere agganciata. È il cosiddetto “residuo cognitivo”: pensieri in sospeso che tornano continuamente.

Per ridurlo:

  • Scrivi 3 task per il giorno dopo prima di chiudere.
  • Fai un rituale di gratitudine.
  • Usa il journaling per svuotare la mente.

Scrivi una frase semplice: “Domani riprendo da qui”. Poi chiudi il computer. Scrivere una “to do list” alla fine della giornata lavorativa, spostandola dalla mente al foglio, per poi chiudere il quaderno o l’agenda può aiutare. Anche questo è mindfulness ovvero imparare a lasciare andare.

lavorare da casa 2

Costruire una routine sostenibile e umana

Una routine che funziona non è quella perfetta, ma quella possibile. Quella che protegge energia, relazioni e creatività. Camminare ogni giorno, respirare profondamente, dedicare tempo agli hobby, cercare il contatto umano: sono tutti semi di benessere.

Le abitudini sane non servono a lavorare di più, ma a vivere meglio. A rigenerare il corpo e la mente, a ritrovare la tua presenza nel mondo.

Quando lo stress diventa burnout: segnali e prevenzione

Lo stress da smart working è comune, ma quando diventa costante e insopportabile può trasformarsi in burnout. Non è solo stanchezza: è un crollo emotivo e cognitivo che porta cinismo, apatia, insonnia persistente, distacco da tutto ciò che prima aveva senso.

Se senti che nemmeno le pause ti aiutano più, se il corpo lancia segnali continui, se le giornate ti sembrano una salita infinita, è tempo di chiedere supporto.

Il supporto psicologico, la psicoterapia, il counseling o una semplice visita dal medico del lavoro possono ridarti un punto di appoggio.

Proteggere i confini per ritrovare sé stessi

Lo stress da smart working non è un fallimento personale, ma la conseguenza di una condizione che mescola tempi, spazi e ruoli. Non sei solo: moltissime persone vivono la stessa fatica.

Riconoscere i segnali, comprendere i meccanismi e costruire strategie concrete è il primo passo per ritrovare equilibrio. Staccare, riposare, chiedere aiuto ad uno psicologo specializzato nel curare la depressione non è pigrizia: è cura.

Lavorare da casa può essere sostenibile, umano e persino piacevole, ma solo se impari a proteggere il tuo tempo, il tuo corpo e i tuoi confini interiori.

Piccoli passi costanti possono davvero cambiare la qualità delle tue giornate.

Se senti che lo stress da smart working sta diventando troppo e hai bisogno di uno spazio sicuro per parlarne, puoi prenotare un primo colloquio gratuito. È un momento per fermarti, fare chiarezza e capire insieme quale supporto può aiutarti davvero.

Domande frequenti sullo smart working e il benessere psicologico

È normale sentirsi sempre reperibili quando si lavora da casa?

Sì, è molto comune. Quando lavoro e casa condividono lo stesso spazio, la mente fatica a “chiudere” e rimane in uno stato di allerta continua. Un segnale tipico è il bisogno di controllare mail o messaggi anche senza richieste urgenti. Una strategia utile è definire finestre precise di risposta invece del controllo costante: riduce l’ansia senza compromettere l’affidabilità.

Come si riconosce il burnout da smart working (e non solo la stanchezza)?

La stanchezza migliora con il riposo, il burnout no. Si manifesta con esaurimento emotivo persistente, distacco dal lavoro, irritabilità, calo di efficacia e sonno non ristoratore. Un criterio pratico è la durata: se per due settimane o più ti senti svuotato quasi ogni giorno e le pause non aiutano, è un segnale da non ignorare.

Basta spegnere le notifiche per risolvere lo stress da smart working?

Spegnere le notifiche è un ottimo primo passo, ma da solo raramente è sufficiente. Lo stress nasce anche dall’assenza di confini fisici e rituali di chiusura. La combinazione più efficace prevede notifiche disattivate fuori orario, un gesto simbolico di fine giornata e la rimozione degli oggetti di lavoro dallo spazio domestico.

Si può essere soli pur essendo sempre connessi?

Sì. Le interazioni digitali funzionali non sostituiscono gli scambi spontanei che nutrono il benessere emotivo. L’iperconnessione può aumentare la solitudine se manca il contatto umano informale. Inserire ogni giorno anche pochi minuti di connessione non lavorativa con qualcuno può ridurre significativamente questa sensazione.

Come creare confini quando si lavora dal tavolo della cucina?

Quando non è possibile separare gli spazi, è fondamentale separare i segnali. Preparare e riporre sempre la postazione, usare un oggetto dedicato solo al lavoro e creare una transizione di fine giornata (come cambiarsi o fare una breve passeggiata) aiuta il cervello a distinguere tra tempo lavorativo e tempo personale.

È possibile lavorare da casa senza esaurirsi?

Sì, ma solo se il lavoro diventa sostenibile. Questo richiede confini temporali, digitali e mentali chiari. Un indicatore utile è osservare cosa viene sacrificato: se lavoro invade regolarmente sonno, pasti o weekend, non è flessibilità ma perdita di equilibrio.

Quando è il momento di chiedere aiuto per lo stress da lavoro da casa?

È il momento di chiedere aiuto quando lo stress diventa costante e compaiono segnali come insonnia, apatia, irritabilità cronica o sintomi fisici ricorrenti. Se stai già applicando strategie personali senza benefici evidenti, il supporto professionale è una forma di cura, non un fallimento.

Il perfezionismo peggiora lo stress da smart working?

Sì. Il perfezionismo spinge a lavorare oltre il necessario e ad alzare continuamente l’asticella, favorendo l’auto-sfruttamento. Stabilire una soglia di “abbastanza buono” e chiedersi se un’ulteriore revisione aggiunge reale valore aiuta a proteggere energia e lucidità.

Lo smart working non esaurisce da solo: capire come lo vivi fa la differenza.

Imparare a “staccare” davvero è più facile con un supporto psicologico accessibile online e in presenza.