- Origine del termine e diffusione del comportamento
- Caratteristiche dello scorrimento compulsivo nel feed
- Come gli algoritmi amplificano notizie negative e contenuti attivanti
- Sovraccarico informativo e stimoli ad alta intensità
- Bias di negatività e tendenza a seguire contenuti allarmanti
- Impatto sulla regolazione emotiva e sulle energie mentali
- Effetti del doomscrolling su ansia, umore e percezione di sicurezza
- Quando incertezza e ipercontrollo diventano motori dello scorrimento continuo
- Strategie per interrompere il doomscrolling e ritrovare equilibrio digitale
- Domande frequenti sul doomscrolling
- Quando il rapporto con il digitale inizia a pesare sul tuo benessere emotivo
Sei sul tuo social network preferito, scorri il feed “solo per qualche secondo” e ti ritrovi letteralmente sommerso da una sequenza infinita di notizie, spesso molto intense, aggiornamenti, ed anche contenuti che aumentano la tua tensione. Questo fenomeno ha un nome preciso: è chiamato doomscrolling e rappresenta un qualcosa che riguarda moltissime persone.
È un fenomeno che accade molto più di frequente in determinati momenti della vita che possono corrispondere a incertezza o fragilità.
In maniera più specifica il termine doomscrolling nasce dalla fusione di due termini inglesi: deriva: "doom", che significa "sventura", "catastrofe" o "destino avverso", e "scrolling", cioè l'azione di scorrere compulsivamente contenuti su schermi, e significa letteralmente “l’atto di osservare cosa succede quando lo scorrimento del feed da gesto leggero diventa un’abitudine”, abitudine che di fatto tende a trascinarci all’interno di un flusso di contenuti sempre più intensi, e percepiti anche in un certo senso come catastrofici.
L’atto però di fatto non è solo quello di stare troppo al telefono, ma come ci ricorda la dott.ssa Giannatempo è un modo di usare i social disfunzionale e di leggere le notizie che può aumentare ansia, agitazione interna e senso di sovraccarico, anziché informare.
Oggi viviamo all’interno di un ecosistema digitale dove i feed social sono letteralmente infiniti, sempre disponibili e certamente progettati per tenere l’utente agganciato.
Il doomscrolling è così diventato una pratica molto diffusa. Il punto cruciale è che non si tratta di una mancanza di forza di volontà o debolezza personale, bensì dell’incontro tra il funzionamento delle emozioni umane ed il modo in cui le piattaforme sono costruite.
È per questo motivo che all’interno di questo articolo troverai:
- una spiegazione chiara di cosa è il doomscrolling
- i meccanismi psicologici che lo alimentano
- come il feed influenza ansia, umore, corpo e percezione di sicurezza
- i principali trigger emotivi che rinforzano lo scorrimento compulsivo
- strategie concrete per interrompere il ciclo
- idee per costruire un rapporto più sano con il digitale e il tuo benessere emotivo
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Origine del termine e diffusione del comportamento
Il termine di origine inglese è estremamente rappresentativo del fatto che scrollare spesso può tradursi in una vera e propria “catastrofe” causata dalle continue (siano esse reali o fake) che in un certo qual modo possono generare ansia.
Questo comportamento sta ad indicare proprio lo scorrere continuato di contenuti negativi, allarmanti o emotivamente intensi, spesso senza riuscire a fermarsi nel momento in cui si vorrebbe.
Questo termine ha iniziato a circolare soprattutto in periodi globali e di forte incertezza, come ad esempio durante le crisi sanitarie (COVID-19), politiche o economiche, per il fatto che molte persone sentivano fortissimo il bisogno di restare sempre aggiornate su cosa stesse succedendo nel mondo, ma allo stesso tempo si ritrovavano sempre più tese dopo lunghe sessioni di scroll generando una condizione profondamente dicotomica.
Oggi la realtà è diversa: il doomscrolling è molto più comune di quanto si possa pensare (e non soltanto nei periodi emergenziali), questo perché:
- abbiamo accesso costante a un numero enorme di contenuti
- i feed social non finiscono mai
- bastano pochi secondi per aprire un mondo di notizie, opinioni e commenti
È fondamentale tenere a mente un punto importante: scrollare in maniera continuativa non rappresenta un segnale di debolezza personale, bensì è un comportamento che può riguardare chiunque, proprio perché si appoggia su meccanismi molto umani: curiosità, bisogno di sicurezza, desiderio di capire cosa sta succedendo.
Caratteristiche dello scorrimento compulsivo nel feed
Quando accade? Può succedere quando si è particolarmente stanchi, annoiati, oppure ancora quando si è agitati. In genere si prende il telefono, si apre un social pensando che sia “solo per un attimo” ma poi invece ci si ritrova a fare:
- refresh continuo per vedere se c’è qualcosa di nuovo
- “ancora un minuto e poi smetto”, che si trasforma in mezz’ora
- difficoltà a chiudere l’app anche quando senti che non ti sta facendo bene
- perdita del senso del tempo: guardi l’orologio e ti sorprendi di quanto sia passato
Questi micro-comportamenti rappresentano una sorta di schema che comporta uno scorrimento compulsivo, quasi automatico. Dietro, non c’è una vera decisione, o per meglio dire una decisione che possa definirsi consapevole: a ogni swipe è come se il pollice andasse da solo, in maniera automatica.
D’altra parte anche il feed, ontribuisce a questo movimento involontario, proprio perchè premia la curiosità, appaga in un certo qual modo l’incertezza, la sensazione di “mancare qualcosa” se ti fermi. Così puoi percepire di essere quasi tiratə dentro, come se fosse più facile continuare a scorrere che interrompere.
Riconoscere questi piccoli segnali è molto importante e rappresenta un primo passo per dire: “Ok, non sono io ad essere sbagliatə, ma c’è qualcosa nel modo in cui sto usando il feed che merita attenzione”.

Come gli algoritmi amplificano notizie negative e contenuti attivanti
Il punto cruciale è rappresentato dal fatto che il feed social non è un meccanismo neutro: mostra i contenuti seguendo la logica della digitazione, ovvero in base alle ricerche che sono state effettuate. Dietro questo meccanismo c’è un algoritmo che tende a privilegiare ciò che trattiene di più la tua attenzione.
E spesso sono proprio i contenuti:
- più intensi
- più conflittuali
- più allarmanti
- più emotivamente caricati
Questo succede perché i contenuti negativi, catastrofici o polemici, in una certo qual modo vanno ad attivare fortemente la nostra curiosità ed anche le nostre emozioni. Risultato: più tempo nello scroll, più interazioni, più attenzione.
Si crea così un loop:
- scrolli e ti fermi su una notizia intensa
- l’algoritmo interpreta: “questo tipo di contenuto ti interessa”
- il feed ti propone ancora più contenuti simili
- lo spazio digitale attorno a te sembra riempirsi soprattutto di negatività
Dunque in pochissimo tempo, il mondo che viene visto e percepito attraverso lo schermo può apparire più minaccioso, più denso, più carico, ed anche più instabile di quanto sia realmente la vita quotidiana. E questo influisce molto sul benessere digitale e sullo stato interno.
Sovraccarico informativo e stimoli ad alta intensità
Quando si scrolla un social, il cervello riceve una quantità enorme di informazioni in pochi secondi: titoli, immagini, video, commenti, notifiche, storie.
Questa quantità di informazioni diventa così un flusso continuo in cui ad un contenuto leggero si alterna una notizia pesante, un meme a una crisi internazionale.
Questo processo è un po’ come entrare in una stanza con mille voci che parlano tutte insieme, e non si riescono a distinguere, e ogni voce ha un tono diverso ma anche un’urgenza diversa. Anche se non ci si accorge subito, questo genera:
- fatica mentale
- sensazione di confusione
- tensione interna
- difficoltà a “staccare” davvero
Il corpo registra queste informazioni come un vero e proprio sovraccarico a cui si accompagnano piccole reazioni: il respiro che si fa più corto, il busto che si irrigidisce, la mandibola più contratta, anche senza rendersene conto in maniera conscia. Non sono sempre sensazioni forti, ma sommate possono lasciarti esaustə.
Il cervello dunque in mezzo a questa iperstimolazione, può arrivare ad affaticarsi molto nel cercare di filtrare cosa sia davvero importante e cosa no. Così finisce per rimanere in uno stato di allerta diffusa e quasi perenne, perlomeno per la durata dell’utilizzo del social.

Bias di negatività e tendenza a seguire contenuti allarmanti
Gli esseri umani hanno una tendenza naturale a prestare più attenzione alle informazioni negative che a quelle neutre o positive. Questo rappresenta un meccanismo antico, legato alla necessità di riconoscere i pericoli per restare “vivi”.
Questo processo prende il nome di bias di negatività, ovvero una distorsione cognitiva in cui si tende a dare più peso, attenzione e ricordo alle esperienze, informazioni o stimoli negativi rispetto a quelli positivi, influenzando percezioni, decisioni e benessere generale, e portando a sovrastimare i fallimenti e sottovalutare i successi, ma al di là del termine, il punto è semplice:
- i contenuti allarmanti catturano più facilmente lo sguardo
- la mente li considera automaticamente “più importanti”
- tendiamo a ricordarli meglio rispetto a quelli neutri
Nel contesto del feed, questo significa che:
- sei più portatə a fermarti su un contenuto preoccupante
- potresti cliccare, leggere i commenti, approfondire
- l’algoritmo registra e ti propone ancora più contenuti simili
È un meccanismo umano, universale e non rappresenta certamente un difetto personale. Quando c si imbatte in un feed progettato per massimizzare l’attenzione, può trasformarsi in una fonte costante di ansia digitale.
Impatto sulla regolazione emotiva e sulle energie mentali
Dopo una sessione di doomscrolling, potresti notare:
- cambiamenti improvvisi di umore
- una “coda emotiva”: ti porti dietro tensione, tristezza o irritazione anche dopo aver chiuso l’app
- pensieri che ritornano su ciò che hai visto
- una sensazione di confusione o di malessere difficile da nominare
Questo accade perché il feed entra nella sfera della regolazione emotiva quotidiana.
Dunque il feed non rappresenta più soltanto un semplice “contenuto”, ma si tramuta in qualcosa che influenza i ritmi interni, le energie mentali, la capacità di recupero tra un impegno e l’altro.
Riconoscere il legame tra ciò che vedi sullo schermo e come ti senti dentro è un passaggio fondamentale per iniziare a costruire un uso del digitale più in sintonia con il tuo benessere.
Effetti del doomscrolling su ansia, umore e percezione di sicurezza
Ti è capitato di sentirti più teso dopo aver scrollato? Il corpo registra molto più di quanto crediamo.
Attivazione fisiologica e segnali del corpo sotto stress digitale
Il doomscrolling non coinvolge solo la mente è un processo che coinvolge anche il corpo.
Mentre si scorre il feed con contenuti intensi, il sistema di vigilanza può attivarsi, come se ci fosse un piccolo allarme in sottofondo.
Potresti notare:
- tensione alle spalle o al collo
- cuore leggermente più accelerato
- sensazione di “nodo allo stomaco”
- irrequietezza fisica o difficoltà a rilassarti
Sono segnali di una attivazione fisica legata allo stress digitale. Ogni notizia allarmante, ogni video intenso, ogni commento aggressivo invia una micro-segnalazione al cervello: “attenzione, potrebbe esserci un pericolo”.
Non serve drammatizzare questi segnali, ma imparare a riconoscerli. Notare cosa accade nel corpo mentre scrolli è già un modo per decidere se continuare o fermarti.
Inoltre ciò può arrivare a provocare forti oscillazioni di umore legate a quanto viene visto, oscillazioni che non sempre sono immediate, a volte si accumulano durante la giornata. Un contenuto emotivamente forte la mattina, un altro a pranzo, un altro la sera: alla fine della giornata potresti sentirti svuotatə senza capire esattamente il perché.
Dare un nome a questo processo aiuta: non sei “troppo sensibile”, stai semplicemente reagendo a un flusso costante di contenuti emotivamente intensi.

Quando incertezza e ipercontrollo diventano motori dello scorrimento continuo
In alcuni periodi, l’incertezza diventa particolarmente difficile da tollerare. In questi momenti può nascere l’idea: “se mi tengo aggiornato, mi sentirò più tranquillo”.
Così il doomscrolling può trasformarsi in un tentativo di ipercontrollo:
- cerchi aggiornamenti per prevedere cosa accadrà
- controlli continuamente notizie e commenti
- speri di trovare l’informazione che ti farà sentire “a posto”
Il paradosso è che, spesso, più leggi e più la tensione aumenta.
Lo scroll diventa una forma di ricerca infinita di sicurezza in un luogo – il feed – che per sua natura è continuamente in movimento e raramente definitivo.
Dare un nome a questo comportamento non serve a giudicarti, ma ad aprire uno spazio di consapevolezza: “ok, forse non è il modo più gentile di starmi vicino in questo momento”.
Strategie per interrompere il doomscrolling e ritrovare equilibrio digitale
Interrompere il doomscrolling non significa rinunciare al digitale: significa imparare a usarlo senza che ti consumi.
Pratiche di consapevolezza e autoregolazione emotiva
Per iniziare a cambiare il rapporto con i social cercando di renderlo più sano e meno compulsivo non servono particolari rivoluzioni. Piccoli gesti quotidiani ma soprattutto consapevoli. Alcuni esempi:
- fare una micro-pausa ogni tanto: smettere di scrollare per pochi respiri e chiederti “come mi sento adesso?”
- portare attenzione al respiro: notare se è corto, irregolare, e provare a rallentarlo per qualche secondo
- introdurre un check-in emotivo: “Mi sto calmando o mi sto agitando?”
Puoi anche aggiungere piccole domande interne:
- “Ho davvero bisogno di continuare a vedere altri contenuti adesso?”
- “Questo mi sta aiutando o mi sta appesantendo?”
Lo scopo principale è quello di portare più luce su un gesto che spesso è automatico. Ogni momento di consapevolezza è già una forma di autoregolazione emotiva.

Confini digitali e routine che riducono l’iper-esposizione
Un altro passo è introdurre confini digitali morbidi, adattabili:
- usare un timer quando apri un’app per “fare solo un giro veloce”
- scegliere di non scrollare subito al mattino o poco prima di dormire
- rimuovere notifiche non necessarie che ti richiamano continuamente al feed
- creare momenti “senza schermo” durante la giornata (pasti, pause brevi, sera)
In questo modo il tuo feed diventa gradualmente più sano, meno orientato alla paura, più allineato ai tuoi bisogni emotivi.
Prevenire il ritorno al ciclo di doomscrolling significa anche scegliere che tipo di ambiente digitale vuoi abitare.
Non si tratta di controllo rigido, ma di cura personale ed intenzionale.
L’obiettivo dunque non è quello di eliminare il digitale dalla propria vita, altresì di trasformarlo in un qualcosa che dialoga con la propria stabilità emotiva, invece di eroderla.
Se ti ritrovi nel doomscrolling, non significa che stai “sbagliando” il tuo modo di vivere il digitale. Significa che stai reagendo in modo molto umano a un ambiente che, spesso, è più intenso di quanto sembri.
Puoi iniziare con un piccolo passo: osservare come ti senti prima, durante e dopo lo scroll.
Da lì, con calma, puoi costruire un rapporto più libero, più consapevole e più gentile con il tuo feed e, soprattutto, con te stessə.
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Domande frequenti sul doomscrolling
Perché faccio fatica a smettere di scrollare anche quando mi sento peggio?
Perché il doomscrolling attiva meccanismi automatici legati alla curiosità, al bisogno di controllo e alla ricerca di sicurezza. I feed social sono progettati per mantenere l’attenzione, rendendo difficile interrompere lo scroll anche quando genera disagio.
Il doomscrolling indica che ho un problema o una scarsa forza di volontà?
No. Il doomscrolling non è un segno di debolezza personale, ma una risposta umana a un ambiente digitale che stimola emozioni intense e favorisce l’uso prolungato delle piattaforme.
Come posso capire se il mio uso dei social è diventato doomscrolling?
Può trattarsi di doomscrolling se perdi il senso del tempo, fai refresh continui, fai fatica a chiudere l’app e ti senti più agitato, confuso o appesantito dopo aver scrollato.
Perché sui social vedo così tante notizie negative o allarmanti?
Gli algoritmi tendono a mostrare contenuti che generano reazioni emotive forti, come paura o indignazione, perché trattengono l’attenzione più a lungo. Questo può amplificare la percezione di negatività nel feed.
Il doomscrolling può influenzare anche il corpo oltre alla mente?
Sì. Durante il doomscrolling il corpo può entrare in uno stato di allerta, con tensioni muscolari, respiro più corto, irrequietezza e affaticamento legati allo stress digitale.
Cosa posso fare concretamente per ridurre il doomscrolling?
Piccoli cambiamenti possono aiutare, come fare pause consapevoli, limitare il tempo sui social, disattivare notifiche non necessarie e chiederti come ti senti mentre scorri il feed.
Quando è utile chiedere supporto professionale per il doomscrolling?
È utile chiedere aiuto se il doomscrolling incide sul tuo umore, sulla qualità della vita o sulle relazioni, o se senti di non riuscire a interrompere questo comportamento nonostante il disagio.
















